Fase 2, la sfida è farsi trovare pronti

Intervento di Savino Italiano

Sergio Ragone, attraverso il noto sito Linkiesta, analizza una complicata fase storica-culturale-economica che stiamo vivendo, tratteggia alcuni comportamenti e ci mette in guardia da pericoli, oltre che sanitari, anche sociali e di tenuta democratica che potremmo correre in futuro.

Nulla di più sensato e vero. Ci apprestiamo, se il virus vorrà, alla famigerata Fase 2. Quella che ci vedrà metterci alla prova con il “Nuovo Mondo”. Si. Perché, quello a cui siamo stati abituati, schiacciati, impregnati a vivere fino a poco tempo, certamente cambierà. Come ed in cosa, come espone Ragone, è tutto da scoprire. La sfida, però, sarà farsi trovare pronti. Anzi, di più, sarà anticipare il farsi trovare pronti. Sarà pensare seriamente a quel che sarà. Sarà avere il coraggio, la forza e la lungimiranza di attuare già oggi quel che potrebbe essere. Sarà anticipare il meccanismo del populismo, come esattamente viene descritto, che si nutre e si nutrirà anche delle piaghe sociali per infialarsi in ogni crepa della “Democrazia quasi sospesa” che stiamo vivendo. William Riker scrisse che il populismo non ha storia perché non è tecnicamente possibile trasformare in decisioni di Legge quella cosa incerta e volatile che viene definita “volontà popolare”. A proposito, proprio ieri, ascoltavo uno dei tanti dibattiti tv in questi giorni. Si parlava appunto del rischio, in questi frangenti, dello scivolamento dallo stato di libertà allo stato di polizia attraverso l’uso delle tante restrizioni e delle tecnologie usate in questo momento. Bene. La conclusione era molto interessante. Cioè. In questi momenti è molto determinante il lavoro e l’apporto del Parlamento,  non come luogo fisico, della sua Costituzione e della sua coesione su tutte le deroghe e gli scavalcamenti legislativi che potrebbero avvenire per qualsiasi scusa legata all’emergenza. Si deve evitare a tutti i costi l’anti parlametarismo. Ne parla oggi Giorgio Polito anche sul Corriere della Sera.  Solo tenendo inviolabili e centrali queste cose, il nostro Paese, può, unito, dare risposte al futuro e lottare. Torniamo però anche al tema futuro della vivibilità. Fuksas nei giorni scorsi, oggi Boeri e ieri un sempre illuminato paesologo Franco Arminio al TG1, ci illustrano l’avvenire che sarà(?). C’è bisogno di ripensare alla vita non più attinente delle grandi città e metropoli. E tutti concordano con l’idea di un ripopolamento delle stupende realtà territoriali che l’Italia dispone. Quale miglior distanziamento sociale e abitativo è migliore di quel contesto? I nostri borghi posso avere anche n effetto di cura psicologico, date le numerose ricerche che dichiarano lo stress quale problema del secolo e a favore dei virus. Però, per far questo, abbiamo bisogno di un Grande Piano per il Lavoro che riesca ad arrivare in quelle zone. La produttività ha bisogno di un cambiamento al contrario della grande operazione di ammassamento demografico e produttivo delle città. Abbiamo bisogno di una politica, anche visionaria, che sappia cogliere e vedere questa sfida. Abbiamo bisogno, in buona sostanza, di mettere al centro l’Uomo prima del Capitale. Questo proprio per evitare, come cita Ragone su Emcke, dell’esplosione dell’odio e dell’individualismo che inevitabilmente comporterà la “guerra tra poveri” alimentata dai complottisti.  Dovrà accadere, esattamente, la testimonianza di Papa Francesco, che Ragone cita. La Politica serva i popoli e non i partiti

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