#Fase2InRock: La lezione di Ezio Bosso, l’artista che ha sfidato se stesso col potere delle note

EDITORIALE – Quante volte nelle righe di questa mia personale rubrica, ho tentato di esaltare il talento, la sperimentazione, l’ecletticità di un artista o di una band?

Ecco, oggi che ci lascia un grande compositore, musicista e direttore d’orchestra del calibro di Ezio Bosso, non possiamo fare a meno di esaltare queste enormi doti e qualità.

Perché l’artista, e il musicista in particolare, alla pari di un pittore o di uno scrittore, trasforma le sue emozioni in spartito, colori o parole da tramandare e su cui riflettere. Ed è da qui che si intravede l’importanza di un’eredità lasciata e che merita di essere raccontata.

Ezio Bosso ha sfidato se stesso, sperimentato all’inverosimile nella sua “Torino laboratorio d’artistA” in cui dare vita alle proprie genialità, insegnando a se stesso e al mondo intero che i limiti, quando ci sono passione e volontà, si lasciano alle spalle.

Il mondo lo ha conosciuto grazie alla sua esibizione del 2016 sul palco di Sanremo, quando lasciò il pubblico senza fiato non tanto per la sua innata bravura, ma proprio per il trasporto e l’espressività che Bosso metteva nel poggiare le dita su ogni tasto del suo pianoforte, congedandosi poi con una frase che ancora oggi riecheggia e fa scuola: “La musica è come la vita, si può fare in un solo modo, insieme.“

Cosa c’è di più rock e ribelle di un uomo che si abbandona alle proprie passioni, che si lascia cullare da esse come una barca che naviga in un mare di note. E poco importa se quella imbarcazione magari non è “così idonea” da reggere il mare, perché a muoverla e a tenerla saldamente a galla ci sono l’estro, la passione, la duttilità e l’amore per la musica e le sue molteplici forme.

“Ho smesso di domandarmi perché. Ogni problema è un’opportunità.“ Disse Bosso in una intervista all’Ansa, e importanti sono le parole che lasciò egli stesso al collega Piero Negri de La Stampa, quando prima di partire per Sanremo, gli disse «Non mi lascerò strumentalizzare, non permetterò a Carlo Conti di spingere la carrozzina, le domande sulla malattia le rispedirò al mittente».

Ecco la forza dell’artista, dell’espressività, del carisma che ti porta a comprendere e capire che la musica è il tuo tutto: il tuo punto di forza e il tuo senso di appartenenza.

Anche in questi giorni di quarantena in cui il Maestro Bosso non aveva smesso di sperimentare e in cui aveva confessato a qualche amico il timore di non riuscire a portare in scena le sue nuove composizioni, c’è l’identità di un uomo che non si lascia vincere dalla tempesta e che, come da lui sempre sostenuto, ogni problema si trasforma in opportunità.

Il vero nemico per un’artista è la noia, che può portarti non solo a non ispirarti, ma anche ad arrenderti a ci che magari ti circonda. Ma anche in questo, Bosso, sempre dialogando col collega Piero Negri, ci lascia una lezione stupenda e da tramandare: “Noi esseri umani siamo bellissimi, ma spesso, chissà perché, tendiamo a dimenticarcene. Ho scoperto anche che non esistono storie brutte, ma solo tristi, o allegre. E che dobbiamo avere paura solo delle storie noiose. Ora parlo a fatica, non posso più correre, ma riesco ancora a suonare. E nel momento in cui metto le mani sulla tastiera volo lontano da ogni problema. Se prima provavo per dieci ore al giorno adesso dopo due mi devo fermare. Saranno contenti i miei vicini di casa».

Buon viaggio Maestro, e che il tuo esempio e la tua arte, ci facciano sempre da guida e da lezione.

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