Festa dell’Europa, Pittella: ‘Ripartiamo da green economy, digitale e ruolo strategico del Sud. Unione fondamentale nello scenario internazionale’

9 maggio: in occasione della ricorrenza della “Festa dell’Europa” abbiamo incontrato il senatore Gianni Pittella, oggi a Palazzo Madama nel gruppo del Partito Democratico, ma già Parlamentare Europeo di lungo corso e grande conoscitore delle dinamiche e politiche dell’Unione.

Senatore Pittella, oggi si celebra la festa dell’Europa, data che simboleggia la storica dichiarazione di Schumann del 1950 con la quale si proponeva di creare la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Quest’anno, la celebrazione assume ancor più importanza perché coincide con l’avvento della Conferenza sul futuro dell’Europa (evento che si terrà online oggi pomeriggio). Prima del futuro, però, c’è il presente: come sta l’Europa, Senatore, a prescindere dalla crisi sanitaria?

Le istituzioni europee, dopo un attimo di esitazione, hanno dato una risposta convincente e decisiva alla drammatica emergenza della pandemia: hanno sospeso il Patto di Stabilità, e soprattutto la BCE ha garantito il nostro debito. Non avremmo potuto fare gli scostamenti di Bilancio, incrementando notevolmente il nostro debito per poter sostenere famiglie, imprese e lavoratori autonomi con ristori e sostegni sia pure parziali, senza la BCE che ha comprato i nostri titoli di debito. Oggi saremmo nel baratro e i cittadini lo hanno capito.

E poi c’è stata la decisione storica di finanziare un grande programma per la ripresa e la resilienza (750 miliardi per la intera UE e 250 per l’Italia), prendendo i soldi sul mercato, per la prima volta. Per una vita mi sono battuto perché l’euro consentisse l’emissione di titoli di debito, i famosi Eurobond, per finanziare le azioni di sviluppo a tutela e valorizzazione dei beni comuni europei e quindi per il benessere tutti noi, e finalmente ci siamo arrivati.

Ora la grande sfida è spendere bene e su questo è in gioco la reputazione della classe dirigente del Paese.

Nella bozza del regolamento della Conferenza si legge: costruzione di un continente sano, lotta ai cambiamenti climatici e alle sfide ambientali, un’economia che lavora per le persone, equità sociale, uguaglianza e solidarietà intergenerazionale, trasformazione digitale dell’Europa, diritti e valori europei tra cui lo Stato di diritto, le sfide migratorie, la sicurezza, il ruolo dell’Ue nel mondo, le basi democratiche dell’Unione e come rafforzare i processi democratici che governano l’Ue. Quanto è stato fatto finora e quanto ancora si dovrà lavorare per raggiungere questi ambiziosi obiettivi?

Il programma di 750 miliardi di euro da noi, come quello di oltre 2000 miliardi di dollari lanciato da Biden negli USA, sono lo strumento per sanare le ferite della pandemia e costruire un nuovo modello di sviluppo fondato su economia verde, digitale, sanità del territorio, grandi infrastrutture, cultura, coesione sociale e territoriale, giovani e donne. Tutto questo ha un senso se inquadrato e sorretto da un disegno geopolitico e strategico che riguarda il ruolo dell’Europa nel Mediterraneo e nei Balcani e su questo il Mezzogiorno diventa non più un peso ma una risorsa perché siamo noi, se adeguatamente infrastrutturati, a svolgere questo ruolo di piattaforma logistica, energetica, agroalimentare del Mediterraneo e dei Balcani.

Ecco perché non possiamo spendere nemmeno un euro in interventi inutili, piccole cose volte ad incrementare la filiera del consenso e non dello sviluppo.

Partendo da qui la Conferenza sul futuro dell’Europa deve andare avanti, non può fermarsi.

Deve assumere con proposte anche di revisione dei Trattati i temi della Sovranità Sanitaria, Fiscale, e della Difesa e Sicurezza e dotarsi di un assetto decisionale agile, con un Parlamento organo legislativo, e un vero Governo europeo presieduto da una donna o un uomo eletto direttamente dai cittadini.

Usando un pensiero di Churchill “confesso che ci stiamo avviando verso giorni migliori”.

La costruzione del futuro dell’Europa passa inevitabilmente anche dai rapporti internazionali. Usa, Russia, Cina, tutti dossier fondamentali.

Le odiose provocazioni reattive della Russia contro il Presidente Sassoli ed altri esponenti europei dimostrano quanto sia cruciale il tema dei diritti umani e della politica estera portatrice di una missione democratica capace di esportare nel mondo la cultura dei diritti che è il nostro midollo.

Serve però anche su questo una assunzione di potere al livello europeo altrimenti l’ottimo Borrel, come prima di lui la brava Federica Mogherini, faranno i salti mortali ma la politica estera rimarrà solidamente nelle mani dei Governi.

Anche la nostra interlocuzione storica con gli USA, oggi rilanciata dalla Presidenza Biden, verrebbe aiutata da un Ministro degli Esteri che parli con una voce sola, quella della Unione europea.

L’Europa, ormai da più di un anno, è investita in pieno dall’ondata pandemica. Le risorse del Recovery Plan (in Italia, il PNRR appena approvato dai due rami del Parlamento) rappresentano l’occasione storica per la rinascita. Secondo lei sono la panacea di tutti i mali? Prevede altre cure politiche per questo continente così martoriato?

E’ sicuramente l’occasione della vita, cosi come il piano Marshall lo fu dopo la seconda guerra mondiale. Non trascuriamo che questo piano non è fatto solo di soldi per fare una vera alta velocità Napoli-Reggio Calabria o l’alta capacità Napoli Bari per fare solo due esempi, ma si impegna a realizzare le grandi riforme che riguardano Giustizia, Fisco, Pubblica Amministrazione, Ammortizzatori Sociali e Concorrenza che riguardano esattamente i nodi irrisolti dello sviluppo nazionale, la chiave di volta della Italia nuova.

Il Recovery Plan va di pari passo con la questione vaccini. Secondo lei, anche alla luce degli ultimi accordi chiusi dall’Ue con le case farmaceutiche, è stato fatto tutto il possibile per mettere in atto un’adeguata e sostenibile campagna vaccinale?

Va dato atto al Governo Draghi di aver costruito finalmente una struttura verticale che ha portato a fare 500mila vaccini al giorno e che porterà in pochi mesi a vaccinare la maggioranza degli italiani.

Certo, sarebbe stato molto meglio se a livello europeo avessimo avuto una unità di comando come è giusto avere quando devi affrontare una doppia guerra, quella contro la pandemia e quella per il vaccino.

Il vaccino è diventata un’arma potente di competizione globale e l’Europa su questo si è fatta trovare impreparata. Ecco perché parlo di Sovranità Sanitaria Europea.

L’Italia è uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea. Che ruolo dovrà giocare il nostro Paese nella costruzione del futuro europeo? E, secondo il suo parere, la parte populista del Governo Draghi può rappresentare un impedimento?

La storia della integrazione europea è stata mossa dall’asse franco tedesco a volte con l’aiuto prezioso della Italia. Negli ultimi anni la Cancelliera Merkel ha espresso in modo decisivo posizioni europeiste che hanno marginalizzato e neutralizzato populismi e spinte centrifughe che avrebbero potuto dissolvere la costruzione europea con grave danno per tutti noi.

Ora la Merkel esce di scena e l’Italia e l’Europa hanno la personalità che per autorevolezza competenza e reputazione può svolgere quel ruolo e deve farlo, Mario Draghi. Una bella frase dice “gli uomini di destino non aspettano di essere chiamati, arrivano come il fato, sono inevitabili”. E’ così per il nostro Mario Draghi.

Salvini ha dovuto cambiare in poche ore le parole d’ordine della Lega, a me fa piacere perché è una netta e plateale ammissione di smentita dell’armamentario su cui aveva fondato parte del suo consenso.

Anche se la celerità della conversione è sempre sospetta, mi auguro che il Governo e la maggioranza tutta sostengano questa funzione centrale che Draghi e l’Italia avranno nel portare più avanti la integrazione politica dell’Unione Europea.

Senatore Pittella, lei ha calcato per la prima volta gli scranni del Parlamento Europeo nel 1999, poi riconfermato alle successive tre tornate elettorali. In mezzo, la Presidenza del Gruppo dei Socialisti e Democratici, e la prestigiosa Vicepresidenza del Parlamento. Dall’alto della sua esperienza, cosa si sente di consigliare ai colleghi che lottano quotidianamente per diritti della nostra Europa?

L’Europa non può rimanere un’anatra zoppa, con una gamba monetaria forte, e una economica fiscale e politica flaccida.

Con la risposta data alla pandemia siamo sulla buona strada e il Patto di Stabilità, quando cesserà la sua sospensione, andrà cambiato per permettere quegli investimenti per lo sviluppo sostenibile e la creazione di lavoro e benessere che sono essenziali anche per la tenta democratica.

La Conferenza sul futuro della Europa o si pone questi obiettivi o sarà un palcoscenico di vuota retorica, con protagonisti e comparse sprovvisti di generosità di coraggio e lungimiranza.