Festival delle Spartenze, conclusa la tappa svizzera. Migrazioni e Cultura verso l’anno del Turismo delle Radici

WINTERTHUR – Con lo scambio di conoscenze tra i giovani del Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei Potenza e i giovani figli di emigrati in Svizzera si è tenuto il  #festivaldellespartenze a #winterthur dopo le tappe di Potenza e Viggianello.

Si è parlato di s-partenze antiche e nuove, di restanze, di possibili ritornanze. Parole sostanziate da esempi, protagonisti i ragazzi figli di italiani che vivono a Winterthur, in Svizzera, quelli arrivati per l’occasione dal @LiceoScientificoStataleGalileoGalileiPotenza, e soprattutto le prime generazioni, arrivate in terra elvetica negli anni Cinquanta/Sessanta, che hanno emozionato tutti con i loro racconti di partenze, arrivi, speranze, ritorni mancati, integrazioni raggiunte. Sono essi la memoria storica dalla quale nessuno di noi, partiti e restati, può e deve prescindere.

Il “Piccolo Festival delle Spartenze. Migrazioni e Cultura” ha scelto l’emigrazione per raccontare i territori in cui fa tappa con campus, tavole rotonde, rassegne cinematografiche, presentazioni di libri, laboratori: questo è stato e sarà il Festival delle Spartenze. Un modo per riportare al centro del dibattito il tema dell’emigrazione e della mobilità. Un modo per costruire una nuova narrazione dell’emigrazione italiana voluto appunto dall’Associazione Famiglie Lucane a Winterthur, dalla federazione dei Lucani in Svizzera coordinate dal Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo e dall’Associazione AsSud.

Il programma ha visto nella due giorni, gli interventi di Giuseppe Ticchio (Associazione Regionale Famiglie Lucane Winterthur) “sono orgoglioso di aver dato vita a questo primo vero scambio di conoscenze tra giovani delle nostre fatiche e sofferenze, ma anche dei nostri successi, per essere svizzeri, ma con il cuore lucano e italiano”,  Luigi Scaglione (Centro Studi Internazionali Lucani nel Mondo) Giuseppe Sommario (Direttore del Festival delle Spartenze)  e le conclusioni affidate a @MarioPolese (Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata) in rappresentanza della massima istituzione regionale che con i suoi progetti della Commissione ha sostenuto l’iniziativa.

Poi, nella serata finale tra riflessioni, analisi, interviste, conoscenze e storie degli italiani nel mondo l’incontro ufficiale con una folta rappresentanza di studenti lucani e calabresi, di famiglie lucane e delle rappresentanze associative lucane in Svizzera ed il ricordo dei Cento Anni dalla nascita di Rocco Scotellaro, con il monologo dell’attore Ulderico Pesce.

Presenze istituzionali di primo livello sono intervenute nella seconda giornata.

Dal Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero -CGIE Michele Schiavone, al deputato Toni Ricciardi al Vice Presidente del Consiglio regionale della Basilicata Mario Polese.

Le riflessioni degli studenti Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei Potenza e della docente Anna Bonomo hanno dato senso al confronto fatto di una diretta interazione con il sistema dell’Emigrazione italiana e delle regole da rispettare nei paesi di accoglienza ed un rapporto diretto con quello della immigrazione spesso considerato marginale.

E poi un confronto tra i sistemi scolastici, ma soprattutto un rilancio, necessario, delle politiche per gli italiani all’estero. Tra ricordi ed emozioni ma anche conoscenza del fenomeno emigratorio su cui le nuove generazioni devono riflettere e costruire ponti e non muri.

 “La nostra regione – ha evidenziato il Vice Presidente Polese nel ringraziare gli organizzatori dell’evento – ha ben conosciuto il fenomeno dell’emigrazione che ha costretto migliaia di lucani ad abbandonare i luoghi di nascita e a separarsi dalle proprie famiglie. Storie, di dolore si, ma in molti casi anche di ‘rinascita’ e affermazione professionale e lavorativa. Oggi che viviamo un’epoca in cui le distanze si sono accorciate e in cui la comunicazione ci consente di essere connessi e presenti anche a migliaia di chilometri, abbiamo la possibilità di mettere a valore quel patrimonio comune che è la lucanità”.


Portando i saluti di tutta l’Assemblea regionale, Polese ha poi ribadito di avere “ la certezza che anche se in Svizzera mi sono sentito a ‘casa’. Credo che il Festival delle Spartenze sia un punto avanzato di quel sentimento che da anni viene portato avanti dall’Associazione dei lucani nel Mondo e dalle varie federazioni nazionali tra cui quella elvetica guidata da Giuseppe Ticchio e il Centro studi internazionale rappresentato da Luigi Scaglione. E’ stato per questo interessante assistere poi al confronto tra gli studenti lucani del Galileo Galilei di Potenza e quelli svizzeri che danno senso alle nostre azioni di conoscenza ed approfondimento su cui insistere”.

Dedicare un festival itinerante all’emigrazione italiana è una scelta strategica e prioritaria, poiché, nella storia d’Italia degli ultimi due secoli, non esiste un fenomeno così persistente, pervasivo e, sotto certi aspetti, paradossale come quello dei movimenti migratori. Basti pensare che, dal 1876 a oggi, oltre 30 milioni di connazionali hanno lasciato l’Italia e che gli oriundi italiani sparsi nel mondo oramai superano gli 80 milioni. Inoltre, occorre sottolineare che non si tratta di un fenomeno superato, visto che, oltre a essere divenuta negli ultimi anni “terra d’immigrati”, l’Italia continua a essere “terra d’emigranti”: nel 2021 hanno lasciato l’Italia più di quasi 84 mila connazionali, per lo più giovani fra i 18 e i 34 anni.

Si è cosi inteso declinare il termine “spartenze” nell’accezione del “condividere”, in modo da ricostruire la memoria collettiva e creare una rete che racconti la storia di chi è partito e di chi è rimasto, di chi arriva e di chi ritorna: una storia comune, che è sempre storia d’Italia. Una rete che unisca, dunque, Italia ed estero, passato e presente, culture, tradizioni, luoghi e, soprattutto, persone.  

La speranza che si sta facendo largo in questi ultimi anni è che i discendenti degli italiani residenti all’estero possano ritornare, come si immagina con il 2024 anno del Turismo delle radici, sia pure per un tempo transitorio, nel luogo che ha visto nascere tutto. Una speranza che si innesta e alimenta altre speranze come quelle di ridare polpa ai borghi dell’osso che sono quelli maggiormente colpiti dall’emigrazione.