Festival SUD EARTH a Matera

Matera, città in fermento, eletta Capitale della cultura europea, dal 18 al 22 Settembre, ospiterà un festival culturale che pone al centro l’uomo, i suoi diritti e i suoi sogni, il suo desiderio di trovare uno spazio al mondo al riparo da dolore e povertà, nel tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita.

Il festival SUD EARTH è realizzato nell’ambito delle iniziative della Regione Basilicata, con il patrocinio della Città di Matera e della Fondazione Matera 2019, ha come capofila ARCI Basilicata e come partner l’Associazione Culturale Krikka, il CSS Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia, l’ASD Rionero in Arte e la Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata e vede tra coloro che hanno collaborato alla buona riuscita del progetto il circolo Arci Al Verde, Tolbà, Il Sicomoro, la cooperativa Ripensarci.

Sud Earth è una tre giorni che – pone come direzione un orizzonte metafisico – un viaggio che partendo e attraversando la cultura mediterranea: dialoga e si confronta, finanche contrapponendosi dialetticamente. La vicinanza geografica è innegabile, storicamente non vi è nulla di nuovo, le vite, i commerci, le lingue, i versi si sono contaminati, creando una commistione unica e suggestiva.

Vedremo in scena una serie di spettacoli frutto di un percorso durato oltre un anno, artisti, giovani e non, migranti , tutti contribuiranno con i loro vissuti, le loro esperienze in una commistione che rappresenta al meglio il nostro viaggio: verso Sud-Earth.

– Il 18 alle 21 in piazza San Francesco, si potrà assistere a Zobra il greco con una danza, il Sirtaki, che affonda le sue radici in una tradizione millenaria, ellenica (e non solo) e anche araba e ottomana. È una alternanza e una miscellanea di diverse danze l’hasapiko e hasaposerviko, il syrtos e il pidiktos. L’hasapico è la danza caratteristica che passa da un ritmo lento ad un ritmo veloce. Il suo nome deriva dalla parola greca χασάπης (Xasapes) che vuol dire macellaio ed infatti l’hasapiko viene anche detta la danza dei macellai. Le sue origini risalgono all’impero bizantino. La danza come mezzo per affrontare il dolore, abbandonarsi alla frenesia della musica ogniqualvolta le emozioni, sia quelle brutte che quelle belle, sono così intense da non riuscire a controllarle. La danza come valore apotropaico in grado di scacciare gli influssi maligni e il male in generale. La danza come catarsi.

– Il 21 settembre alle ore 20 presso la Fondazione “Le Monacelle” Sud Earth realizzerà lo spettacolo teatrale “Storie di persone in viaggio”: una storia, sempre attuale, come quelle raccontate da Eschilo e Euripide che racconta le vicende umane di ciascuno degli interpreti, mettendo in scena per l’appunto le persone in viaggio; un tema che riguarda tutti, sia chi accoglie che chi viene accolto. Il lamento funebre della tradizione del Sud Italia si mescolerà a canzoni di speranza che vengono da terre lontane, il pianto delle esuli troiane intreccerà il racconto delle vite spezzate dei rifugiati, per condividere il dolore e la gioia di vivere insieme su questo mondo in un momento terribile e bellissimo della nostra storia, riscoprendo sentimenti umani che sono gli stessi da migliaia di anni.

La Domenica del 22 settembre sarà dapprima dedicata agli “Esercizi di immaginazione, dialoghi in vista di un atlante delle emozioni”, presso il circolo Arci Porta Pistola in via San Potitio 19 alle 18: un momento di approfondimento sugli obiettivi del festival, ma anche su altre iniziative nell’ambito della cultura così come in quello della accoglienza, parteciperanno alcuni dei protagonisti del progetto Sud-Earth ed esponenti della cultura , delle istituzioni, dell’arte e dello spettacolo, fra cui il musicista Enzo Avitabile.

Il festival si concluderà alle ore 22 di domenica presso il Parco del Castello con l’atteso concerto di Enzo Avitabile e dei Bottari, per una performance musicale all’insegna della contaminazione, da WE ARE ONE brano inedito, risultato di contaminazioni di suoni e lingue, che sarà in scena nel con la Krikka Raggae e “Lucania no Borders”, con ospiti dei progetti di accoglienza. E ancora Enzo Avitabile e i Bottari. Commistioni di sonorità e linguaggi grazie ai quali l’ascoltatore si perde in un universo comune in cui non riconosce più o stenta a riconoscere a quale tradizione appartenga la musica prodotta. Il nuovo oggetto sonoro nasce quasi in maniera spontanea da materiali vecchi e nuovi fusi nella conoscenza e nello spirito di ciascuno che ha abitato e abita il Mediterraneo e le sue sponde. Suoni, linguaggi, danze che sono partiti dal passato per arrivare ai giorni nostri arricchiti dalla profondità di un linguaggio universale.