Ginetta Scaldaferri e le sue ‘Mamme di Annuccia’: ‘I ricordi sono un modo per aggrapparci a ciò che amiamo, a ciò che siamo e alle cose che non vogliamo perdere’

LAURIA (PZ) – Il recupero delle nostre tradizioni e storie, attraverso la mano e la voce sapiente della signora Ginetta Scaldaferri, da sempre donna simbolo della cultura lauriota. La sua passione per la scrittura e la storia di Lauria, l’hanno portata recentemente a pubblicare il suo libro dal titolo “Le mamme di Annuccia”. In questa intervista proviamo a carpirne essenza e valori, in una chiacchierata piacevole e ricca di spunti.

Signora Scaldaferri, come è nata l’idea di raccontare questa storia?

Ho iniziato a scrivere “Le mamme di Annuccia” circa tre anni fa. L’idea mi balenò nella mente dopo che un’amica, passeggiando un giorno nel campo di atletica, mi raccontò una storia vera accaduta più di sessanta anni fa in una contrada di Lauria.

Era una storia che aveva in sé tutti gli elementi per la costruzione di un impianto narrativo. Quando ho iniziato, dunque, a scrivere il libro avevo ben chiaro l’argomento intorno al quale costruire il racconto, ma non immaginavo l’evoluzione degli avvenimenti e la caratterizzazione dei personaggi. Man mano che procedevo nella scrittura, le idee si sono palesate in maniera spontanea e, quasi come se fossi stata ispirata, sono affiorati nella mia mente pensieri che facevano parte, probabilmente, del mio mondo interiore, del mio vissuto, della mia indole. 

Quanto è importante il recupero della nostra memoria collettiva?

Il tempo scorre veloce: giorni, mesi, anni si susseguono con grande rapidità, cambiando esteriormente persone e cose, trasformando anche la nostra percezione dell’esistenza e del significato della vita. Per fortuna rimangono i sentimenti legati al ricordo del nostro passato, a ciò che eravamo in un contesto diverso da quello attuale, con differenti dinamiche sociali, culturali e politiche.

La vita di ognuno di noi si fonda sulle esperienze del passato, che sono le nostre radici, le basi sulle quali abbiamo costruito la nostra identità e delineato ciò che oggi siamo. Un anonimo scrive: “I ricordi sono un modo per aggrapparci a ciò che amiamo, a ciò che siamo e alle cose che non vogliamo perdere”.

Ogni ricordo ha avuto un ruolo fondamentale nella nostra crescita intellettiva e nella costituzione della nostra sfera emotiva e psicologica.

Personalmente, posso affermare che i ricordi del passato assumono un effetto dirompente contro la solitudine, specialmente se diventano narrazione, racconto condiviso con gli altri. Li custodisco nel mio cuore e nella mia mente come qualcosa di prezioso, usandoli per potenziare le mie risorse nel presente, traendo forza da quelli che mi hanno soddisfatta, emozionata e motivata.

Che messaggio vuole lanciare con questa storia da lei scritta e recuperata?

Varie sono le tematiche che emergono dal racconto. Intorno al nucleo principale ruotano tante altre storie parallele, con ambienti, personaggi e situazioni. La famiglia di Luigina, una delle protagoniste del racconto, è numerosa, così come erano le famiglie di una volta. Ogni componente si caratterizza per la sua indole e il suo carattere, ma c’è un filo conduttore che unisce tutti: il forte sentimento della famiglia, che si manifesta con atti di generosità, di altruismo, di partecipazione emotiva, in un contesto dove domina la povertà, quella vera, che costringe a grandi privazioni e sacrifici. Oltre alla povertà e al sentimento della famiglia, altri temi trattati sono l’amicizia, la maternità negata, il lavoro e il desiderio di riscatto. Non mancano le usanze e le tradizioni proprie di un mondo contadino che sapeva valorizzare le peculiarità e i doni della natura, ma anche accettare le sconfitte e le delusioni, mettendo in campo una grande forza di resilienza.

Come sta vivendo questo anno così difficile sul fronte dell’ispirazione, conoscendo il suo impegno per la cultura e la scrittura?

Il mio segreto per non soccombere a questo lungo periodo di chiusura e di restrizioni: tenere sempre la mente impegnata, dedicandomi ad attività che mi piacciono e mi gratificano. Ho letto tanto, anche libri letti tanti anni fa; ho scritto articoli per la rubrica “Ricordi” del giornale “l’Eco”; ho completato il racconto “Le mamme di Annuccia”. Ho trascorso del tempo cimentandomi nel risolvere i giochi della settimana enigmistica; ho comunicato con parenti e amici telefonicamente, ma anche con videochiamate; ho seguito con piacere alcuni programmi televisivi.

E’ importante impegnarsi in quelle attività che ci fanno stare bene, che ci rasserenano e allontanano i pensieri negativi.

Ha in programma altri racconti o storie da raccontarci?

Da circa tre anni il giornale “l’Eco di Basilicata, Calabria e Campania” ospita una mia rubrica intitolata “Ricordi”. Queste pubblicazioni mi hanno permesso di rivivere il mio passato e quello del popolo di Lauria con un’attenzione particolare, scoprendone aspetti trascurati o poco considerati ma che certamente hanno caratterizzato un periodo storico della nostra comunità. Avendo raccolto un considerevole bagaglio di materiale ricco di valore storico, sociale e culturale, ho pensato a una pubblicazione unica.

Gli scopi di questa pubblicazione sono duplici:

non fare cadere nell’oblio, preservare e custodire un passato che ci appartiene;

tramandarlo alle generazioni future, perché possano conoscere un patrimonio culturale, umano e sociale, fondamentale per maturare e acquisire la propria identità di persone e di cittadini.