Ginetta Scaldaferri: ‘la mia ode alla gentilezza e l’importanza dei sani principi quotidiani’

La redazione di ivl24 è lieta e onorata di ospitare tra le sue collaborazioni, l’importanza dei pensieri profondi e sempre importanti di Ginetta Scaldaferri, scrittrice appassionata e donna di grande carisma e cultura.

Oggi la signora Scaldaferri ci propone questa riflessione sulla gentilezza, partendo dal richiamo del Papa proprio sul “miracolo della gentilezza”

EDITORIALE – Nell’enciclica “Fratelli tutti”, “particolare è il richiamo del Papa al “miracolo della gentilezza”, un’attitudine da recuperare perché è “una stella nell’oscurità” e una “liberazione dalla crudeltà, dall’ansietà e dall’urgenza distratta” che prevalgono in epoca contemporanea. Una persona gentile, scrive Francesco, crea una sana convivenza ed apre le strade là dove l’esasperazione distrugge i ponti”.

Nella società odierna apprendiamo quotidianamente dai mass-media notizie che riguardano atti di violenza di ogni genere (verbale, psicologica, fisica), in particolare verso le persone più deboli e indifese, che diventano vittime, spesso silenziose, di comportamenti perversi e malvagi.

Forse l’educazione alla gentilezza potrebbe rappresentare una possibilità vincente per arginare la violenza e la prevaricazione, partendo dalla prima infanzia.

E’ compito della famiglia e della scuola educare i bambini all’affettività e ai modi garbati e gentili, attraverso l’esempio e mettendo in campo specifiche e quotidiane pratiche educative che diano valore alla comprensione, all’aiuto reciproco, all’ascolto, all’accoglienza delle differenze. I genitori, in particolare alla presenza dei figli, dovrebbero imparare a rivolgersi sempre agli altri con rispetto, anche quando sono stanchi e arrabbiati.

L’attenzione verso gli altri è una priorità, che si sviluppa nella quotidianità con gesti semplici e spontanei, quali dare un aiuto al fratellino più piccolo, aiutare un compagno con i compiti, collaborare con la mamma ad apparecchiare la tavola.

I genitori, per primi, devono praticare l’onestà, la correttezza e la gentilezza. Questo non vuol dire essere perfetti. Importante è riconoscere i propri errori e difetti, così come ascoltarsi a vicenda per cercare insieme le spiegazioni e le soluzioni a comportamenti poco corretti.

Dopo la famiglia, un ruolo importante ha la scuola nell’educare gli alunni alla gentilezza. Per creare le condizioni ottimali, è necessario promuovere l’unità interna del gruppo classe, la coesione, la cooperazione efficace diretta alla soluzione dei problemi, l’acquisizione di competenze e di comportamenti corretti per la vita quotidiana: il rispetto per sè e per gli altri, la cura della persona, il riconoscimento e l’accettazione delle differenze caratteriali, interculturali o legate a disabilità, l’attenzione e il rispetto per i luoghi frequentati.

Spesso capita che la scuola si preoccupi principalmente dell’acquisizione di contenuti culturali e di metodi di studio, trascurando di insegnare il rispetto e l’amore. Si sono inventate strategie didattiche e metodi di valutazione delle competenze acquisite, dimenticando l’educazione emotiva e la gentilezza.

Bisogna ripartire dalla quotidianità dei piccoli gesti spontanei. L’insegnante ha l’opportunità di cogliere nelle dinamiche comportamentali dei suoi alunni i segni di atteggiamenti di egoismo e di sopraffazione, così come atti di gentilezza e di cortesia. E’ proprio partendo da esperienze concrete che si può dare il via a riflessioni e considerazioni di elevato valore educativo.