EDITORIALE – Le donne per anni sono state considerate inferiori agli uomini. Vari ricordi mi confermano la disparità esistente nel passato tra uomo e donna. Circolava un detto: “Auguri e figli maschi”. E’ un pensiero augurale usato anche oggi, ma con una leggera nota di ironia e di leggerezza. Nel passato, invece, era molto sentito e rivolto ai novelli sposi con convinzione. Quando nasceva una femmina si era soliti dire “mala nottata e figlia femmina”. Il ruolo della donna, all’interno della famiglia, era quello di figlia, di moglie e di madre. L’uomo provvedeva esclusivamente a svolgere un lavoro che consentisse il sostentamento della famiglia.
Come accade oggi, anche nel passato la donna spesso subiva atti di prevaricazione e di violenza da parte del marito/padrone, ma, non avendo una propria autonomia economica, era obbligata all’accettazione di ogni sopruso: la società maschilista non le permetteva alcuna forma di ribellione, né di rivendicazione di diritti che non le erano riconosciuti.
Esistevano, come oggi, forme di violenza fisica e psicologica. Forse ancora più grave di quella fisica era ed è la violenza psicologica, che si manifesta con parole e comportamenti subdoli e devastanti, come le offese, le critiche, la mancanza di rispetto, la svalutazione in forma ironica, la pressione sessuale, la menzogna, le minacce. Il tutto nascosto sotto atteggiamenti spesso affettuosi che confondono la donna fino ad annullare completamente la personalità. Tali violenze, nel passato, non sfociavano in femminicidi solo perché la donna, come già detto, priva di indipendenza economica, non poteva rivendicare la sua libertà ed era costretta a sopportare in silenzio gli abusi del marito violento e prevaricatore.
Amare per alcuni uomini diventa sinonimo di legame morboso, esclusivo, egoistico. L’amore, invece, è un sentimento che si fonda su altri principi, quali la condivisione, l’altruismo, la promozione del benessere e della felicità dell’altro/a.
Ci chiediamo: cosa fare, da dove partire? Forse, insieme alle proteste, alle denunce e a una normativa severa e mirata, bisogna adottare nuovi metodi di educazione. La famiglia, la scuola e tutte le altre agenzie educative dovrebbero porsi un unico obiettivo: educare all’affettività, al rispetto dell’altro, al dominio dei propri istinti, a capire che la donna appartiene solo a se stessa e non è proprietà di nessuno.











































