Talete di Mileto, filosofo greco vissuto tra il VII e il VI secolo a.C, individuò nell’acqua l’archè, il principio originale di tutte le cose. Che l’acqua sia fonte vitale, sostanza fondamentale, fonte di nutrimento e sostentamento, da cui ogni cosa nasce e in cui ritorna, lo hanno sempre saputo gli uomini di tutte le epoche e di tutte le civiltà. Ogni insediamento antropologico è nato in seno a un bacino idrico, emblema dell’imprescindibilità dell’acqua quale esordio di vita e garanzia di esistenza.
La Valle del Noce rappresenta un chiaro esempio di come le comunità, sin dall’antichità, abbiano cercato fonti e corsi di acqua per stanziarsi e fondare le proprie città. La Valle, che comprende i comuni di Lagonegro, Rivello, Trecchina, Lauria e Maratea, prende il nome proprio dal fiume che, con il suo incessante e millenario scorrere, la attraversa e la alimenta con le sue preziose acque: il Noce.
Madre simbolica del fiume Noce è la catena montuosa del Sirino che, con la sua imponenza, sovrasta la Valle e la protegge. Alle sue falde nasce il fiume, e in particolar modo dalle sorgenti nelle Murge del Principe e dalla confluenza di impluvi localizzati alle pendici settentrionali di Monte Niella e alle pendici sud-occidentali di Monte Rocca Rossa.
Con un bacino di 272 chilometri quadrati, il Noce scorre per ben 47 chilometri, accogliendo le acque provenienti da numerosi affluenti come Vallone di Tinca, Vallone Vuriello, Canale del Torno, Vallone del Lupo, Torrente Bitonto, Vallone Sonante, Torrente Prodino Grande, Torrente Fiumicello, Torrente Pizzinno, Torrente del Serrieturo e Torrente Cannuso. Il fiume conclude il suo tragitto ricongiungendosi con le acque marine del Tirreno, tra Castrocucco di Maratea e Marina di Tortora.
Nella giornata mondiale dedicata all’acqua, che si celebra ogni anno il 22 marzo, non si può non considerare l’immenso e prezioso patrimonio che il fiume, con le sue risorse idriche, i suoi ecosistemi acquatici, le sue ricchezze naturalistiche e le sue opportunità infrastrutturali rappresenta per tutto il Lagonegrese e per la regione Basilicata in generale.
Il World Water Day, istituito dalle Nazioni Unite nel 1992, e previsto nell’ambito dell’Agenda 21, risultato della Conferenza di Rio, rappresenta un momento importante per attirare l’attenzione del pubblico sulla critica questione dell’acqua nella nostra era, con un occhio di riguardo all’accesso all’acqua, tanto più che circa un miliardo di persone, oggi, non dispone di acqua pulita e potabile.
Che la disponibilità di acqua dolce sia una questione urgente è qualcosa che la nostra regione ha già sperimentato durante la scorsa stagione estiva. Molte famiglie lucane, infatti, si sono trovate a dover affrontare la mancanza di acqua corrente nelle proprie abitazioni, a causa della scarsità di piogge, della siccità e del progressivo prosciugamento degli invasi. Per questo motivo, preservare e proteggere il fiume e, più in generale, le risorse idriche del territorio, non rappresenta soltanto un obbligo istituzionale, ma anche un dovere civico e collettivo.
D’altra parte, proprio i bacini idrici e acquatici rappresentano, per il lagonegrese, suggestivi luoghi naturalistici, di alto valore non solo paesaggistico ma anche storico e artistico. Basti pensare alla riserva regionale del Lago Laudemio, sita alle pendici del Monte Sirino nel comune di Lagonegro; al Lago Sirino che con le sue sorgenti, nel comune di Nemoli, è meta ambita di visitatori che cercano ristoro tra il verde della natura e la purezza delle acque cristalline; alle cascate del fiume Cafaro che inondano di fascino il centro storico di Lauria; ai numerosi ponti di origine romana e medievale che congiungono le rive opposte del Noce nel territorio di Rivello, rappresentando alti esempi di architettura e ingegneria antica.
Proprio a Rivello, lungo le sponde del fiume, è attestata la presenza di uno dei santuari più remoti e arcaici della Valle. Tra le località Colla e Fiumicello, nel territorio rivellese, sono stati rinvenuti numerosi oggetti, gioielli e monete offerti ex voto, insieme a due strutture in
ciottoli legati a secco, risalenti al VI secolo a.C., chiara testimonianza dell’esistenza di un luogo di culto. Le statuine ritrovate hanno permesso di ricondurre il santuario alla dea Mefite, divinità italica strettamente legata alle acque e alle sorgenti, invocata per la fertilità dei campi e la fecondità femminile. Il culto di Mefite affonda le sue radici nelle tradizioni osco-sabelliche e sannitiche, e il suo nome sembra derivare dall’etimo “colei che sta nel mezzo”, a indicare una figura liminale, posta tra cielo e terra, tra morte e vita. A lei era infatti attribuito anche il potere di fungere da intermediaria nei riti di passaggio. Tra i diversi busti rinvenuti, il più rappresentativo e suggestivo è probabilmente quello che raffigura la dea con in braccio un maialino, simbolo della sua natura profondamente connessa alla dimensione terrestre e al
mondo rurale.
In corrispondenza del santuario, sorge oggi la fonte San Pietro, che rimanda a sua volta alla presenza di monastero di origine italo-greca oggi scomparso. E proprio le comunità di monaci provenienti dall’Oriente, risalendo la penisola, scelsero i luoghi della Valle del Noce per stanziarsi ed edificare i loro cenobi, attratti dalle sorgenti e dai fiumi e torrenti ricchi di acqua pura e cristallina.
Oggi il fiume Noce rappresenta anche un importante polo di attrazione sportiva e cicloturistica, grazie alla possibilità di effettuare, in alcuni tratti del suo percorso, rafting e torrentismo, e grazie alla ciclovia che si snoda in gran parte lungo il tracciato della ex ferrovia Calabro-Lucana, e che offre, in alcuni punti, affascinanti panorami sul fiume.
Custodire i fiumi, i torrenti, i laghi e i bacini idrici della Valle del Noce significa dunque prendersi cura della nostra natura e del nostro ambiente, ma anche della nostra storia, della nostra identità e del nostro futuro. Solo attraverso un impegno condiviso e consapevole
potremo far sì che questa risorsa vitale continui a scorrere, generando vita e bellezza per le generazioni che verranno.
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