LAURIA (PZ) – Giovanni Dora non è stato solo il miglior marcatore dell’Atletico Agromonte Lauria con ben 19 reti stagionali, ma è il vero trascinatore tecnico della squadra.
Già pluricampione nella categoria, avendo vinto il titolo di capocannoniere in passato con le maglie di Roccanova, ACS09 e Chiaromonte, Dora ha portato in dote un bagaglio di esperienza e fiuto del gol che si è rivelato determinante per il successo finale.
Un leader silenzioso che, attraverso il lavoro e una determinazione fuori dal comune, ha saputo guidare i compagni verso la vittoria del campionato.
Giovanni, come hai vissuto un inizio difficile in maglia giallonera? Qual è stato il momento della svolta?
“Conoscevo perfettamente il progetto, conoscevo molto bene i ragazzi, ma soprattutto conoscevo il potenziale nascosto di questa rosa. Il mio arrivo si è sovrapposto a quello del mister Borreca, tuttavia non fu inizio felice per noi: due soli punti conquistati nelle prime tre gare. Fortunatamente poi, abbiamo invertito il rullino di marcia e, dalla zona play-out, abbiamo agguantato incredibilmente la zona play-off; ma proprio durante questi vissuto uno dei momenti più difficili in maglia giallonera: la sconfitta contro il Montescaglioso. Tuttavia, per me e per il gruppo, il secondo semestre dello scorso campionato ha rappresentato un intro dell’incredibile vittoria che oggi tutti raccontiamo…”
Chi è stato l’artefice del tuo arrivo?
“L’artefice della mia venuta è Domenico Suanno, difatti dedico a lui questo traguardo”
Sei stato tra i primi a credere fermamente nella vittoria finale, nonostante la concorrenza. Da cosa nasceva questa sicurezza?
“Sono stato uno dei primi a parlare di “primo posto” nello spogliatoio, sapevo perfettamente del valore umano e sportivo dei componenti della squadra. Non temevo e non temevamo nessuno onestamente: sebbene eravamo a conoscenza della presenza di organici più attrezzati (forse) sulla carta, noi eravamo consapevoli della voglia di vincere che ci contraddistingueva già dalla passata stagione. Abbiamo rispettato tutti, abbiamo lavorato tanto e abbiamo fatto tanti sacrifici: ce la siamo meritati”
Hai spesso sottolineato in queste battute l’importanza del gruppo. Vi è qualcuno con cui hai legato maggiormente?
“Tutti, davvero, ma se proprio devo fare un nome: Antonio Abete”
La tua stagione è stata caratterizzata da 19 gol, ma anche da un infortunio che ha messo a rischio il tuo finale di campionato. Temevi di non riuscire a rientrare?
“L’infortunio al polso rimediato a gennaio è stato un brutto k.o. personale. Sincero: non pensavo di rientrare così velocemente, temevo di non rientrare in tempo per poter contribuire alla vittoria del campionato. Ho forzato il rientro, anche grazie ad un tutore di supporto, e devo ammettere che ne è valsa la pena!”
Cosa porti con te di quest’ultimo anno e mezzo: qual è il ricordo più piacevole?
“E’ proprio il gruppo, l’affetto, il sentimento, il ricordo… ciò che mi porto dietro dalla mia esperienza in maglia giallonera. Non puoi non volere bene a questi ragazzi e a questa società.
Rimanendo, tuttavia, sul campo, non posso che non citare l’incredibile rimonta da 3-1 a 3-3 in casa del Maratea in questa stagione”
Hai, al contrario, qualche rimpianto?
“Rimpianto? Non esser approdato prima qui, aver conosciuto così bene l’intero gruppo forse troppo tardi”
Dietro una grande squadra, spesso vi è un grande presidente…
“Il presidente è il nostro “guru”. Viene perennemente preso in giro dal gruppo per la sua capigliatura: è calvo (Ride ndr).
Concludiamo. Farai ancora la differenza a suon di gol con i cervi il prossimo anno?
“Ehm, sarebbe bello sì, vediamo cosa succede…”








































