POTENZA – Un sistema giudiziario capace di migliorare le proprie performance ma ancora frenato da carenze strutturali che rischiano di compromettere gli obiettivi futuri. È questo il quadro emerso a Potenza durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, dove la presidente della Corte d’Appello, Gabriella Reillo, ha tracciato un bilancio fatto di luci e ombre per gli uffici giudiziari lucani.
Nel distretto, ha spiegato Reillo, quasi tutti i tribunali sono riusciti a smaltire un numero di procedimenti superiore a quelli sopravvenuti. In particolare, il tribunale di Lagonegro ha definito più affari di quanti ne siano arrivati, mentre Matera registra un sostanziale pareggio. Diversa la situazione a Potenza, dove il numero dei procedimenti definiti è inferiore a quelli sopraggiunti, soprattutto a causa del peso crescente della sezione immigrazione.
Proprio questo settore rappresenta uno dei principali fattori di pressione per gli uffici giudiziari. La recente riforma che ha trasferito alle Corti d’Appello le competenze sulle convalide dei trattenimenti degli stranieri ha aggravato il carico di lavoro. La presenza del centro di San Gervasio fa infatti del distretto di Potenza il secondo in Italia, dopo Roma, per numero di richieste.
Sul futuro incombe inoltre la scadenza del 30 giugno per il raggiungimento degli obiettivi del PNRR. Un traguardo che, secondo la presidente della Corte d’Appello, rischia di essere compromesso dalla persistente carenza di magistrati e personale amministrativo.
Sul fronte della sicurezza, il procuratore generale Francesco Basentini ha confermato la presenza stabile di organizzazioni mafiose in Basilicata, individuando tre aree particolarmente sensibili: il litorale ionico-lucano, il capoluogo con il suo hinterland e l’area del Vulture-Melfese. Matera resta invece il circondario con la più alta densità criminale.
Preoccupa anche il tema della violenza di genere. Nel 2025 non si sono registrati femminicidi nel distretto, ma i reati a sfondo sessuale risultano in aumento del 56 per cento. Sono stati iscritti 112 procedimenti per violenza di genere, mentre quelli ancora pendenti sono 115.
Resta infine aperta la questione del sovraffollamento carcerario. Negli istituti penitenziari lucani, negli ultimi cinque anni, si sono registrati cinque suicidi di detenuti, segnale di una situazione che continua a richiedere interventi urgenti.
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