LAGONEGRO (PZ) – Si è svolto ieri, nell’Aula Nigro del Tribunale di Lagonegro, il convegno dal titolo “Giustizia Penale 4.0: uomini, algoritmi, libertà”, promosso dalla Camera Penale “Alfredo De Marsico” e dall’Ordine degli Avvocati di Lagonegro. Un momento di approfondimento dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale, attività giudiziaria e tutela dei diritti fondamentali, che ha visto la partecipazione di avvocati, magistrati e operatori del diritto.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti dell’avvocato Enzo Bonafine, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lagonegro. Il convegno è stato introdotto e moderato dall’avvocato Giovanni Leonasi, presidente della Camera Penale di Lagonegro “Alfredo De Marsico”.

Tra i relatori il professor Mario Caterini, docente di Diritto Penale dell’Università della Calabria, che ha affrontato il tema delle implicazioni dell’intelligenza artificiale nel sistema giudiziario, soffermandosi sul delicato equilibrio tra innovazione tecnologica e garanzie processuali. A seguire l’intervento del magistrato Antonio D’Anello, giudice della sezione penale del Tribunale di Lagonegro, che ha approfondito il ruolo del giudice nell’epoca degli algoritmi e delle nuove tecnologie.
Dal dibattito è emersa una riflessione condivisa: il mondo dell’avvocatura guarda con attenzione, ma anche con prudenza, all’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle professioni giuridiche. Se inizialmente prevalgono le preoccupazioni legate ai possibili rischi di distorsione e all’eccessiva delega delle decisioni a sistemi automatizzati, l’approfondimento del tema consente di coglierne anche le potenzialità in termini di supporto all’attività professionale e di analisi.
La condizione indicata dai relatori è tuttavia chiara: l’intelligenza artificiale deve rimanere uno strumento al servizio dell’uomo e non sostituire il ragionamento critico, l’interpretazione e la sensibilità giuridica. L’avvocato, è stato sottolineato, non può trasformarsi in un semplice validatore di elaborazioni prodotte dagli algoritmi, ma deve continuare a esercitare il proprio ruolo attraverso autonomia di giudizio, capacità argomentativa e tutela dei diritti.
Un confronto che ha confermato come la sfida della “Giustizia 4.0” non sia soltanto tecnologica, ma soprattutto culturale e professionale, chiamando il mondo del diritto a governare il cambiamento senza rinunciare ai principi che costituiscono il fondamento dello Stato di diritto.










































