“Ho visto un maiale volare…”

EDITORIALE – Eh si, c’è chi giura che nei primi giorni di dicembre del 1976, a Londra, si avvistò un maiale volare.  La zona fu quella della riva sud del Tamigi, nei pressi della “Battersea Power station”, una ex centrale termoelettrica costruita nel lontano 1933.

Chi ricorda la giornata del 3 dicembre 1976, parla di un pomeriggio particolarmente ventoso e nuvoloso, tipicamente londinese insomma, quando a un certo punto,  tra le ciminiere della ex centrale, si vide fluttuare un gigantesco maiale gonfiabile.

Il Pink Floyd pig o “Algie” è il nome dato al “maiale volante” rappresentato nella copertina dell’album Animals dei Pink Floyd e, intorno ad esso, ruota una storia incredibile, a tratti surreale e satirica.

Storm Thorgerson e Aubrey Powell, dello studio Hipgnosis, avevano appena realizzato la copertina di Wish You Were Here. Con Animals però non trovano l’idea giusta e così, nel consueto meeting per discutere le idee per la copertina, Waters dice che avrebbe pensato a qualcosa. In quel periodo, il bassista dei Pink Floyd abitava nella zona di Battersea, a Londra, e da una delle finestre di casa vedeva ogni giorno la Battersea Power Station. Vedendola e rivedendola, finisce per averne una visione e vede qualcosa di interessante in quella forma enorme, animalesca e capovolta, qualcosa di molto vicino ai Pink Floyd. Decide di farla diventare la copertina di Animals proprio perché è come la sua band. Prima di tutto, dichiarerà Waters in un’intervista a Rolling Stone, “è una power station, distribuisce energia, come i Pink Floyd producono musica che è energia e vibrazione per definizione. E la power station, come i Pink Floyd, è grande, grandissima. Secondo, guardala bene: la centrale dà subito l’idea di avere quattro gambe, come un tavolo capovolto o un animale sottosopra”.

Questa visione gli piace ancora di più perché le quattro ciminiere sono quattro come i componenti del gruppo. Un animale capovolto, indifeso e inutile. Come una “tartaruga girata sulla schiena“, come dichiara Waters alla BBC, una tartaruga che non può andare da nessuna parte. Ma Algie non è solo qualcosa di simbolico, ha anche un’utilità pratica.

Copertina di “Animals”

Il maiale volante, icona, simbolo e personale messaggero dei Pink Floyd è anche una trovata di Waters per migliorare le scenografie dei concerti usando animali gonfiabili. Mettendo assieme le idee per la coreografia con il concetto di decadenza di una rock band nasce in modo visionario, quasi dal nulla, la semplice copertina di Animals.

Waters voleva dunque un pallone gonfiato a elio lungo tredici metri, che sarebbe stato fatto alzare in volo tra i due camini della centrale elettrica di Battersea.

Durante il primo giorno di lavorazione, le condizioni meteorologiche non consentirono di effettuare il volo. Il giorno successivo, il 3 dicembre 1976, si tentò ancora, ma un forte colpo di vento causò la rottura delle corde di ancoraggio. Il tiratore scelto (visibile nelle foto del libretto dell’album scattate il primo giorno) incaricato di sparare al maiale in caso di “fuga” non era stato ingaggiato per il secondo giorno quindi non fu possibile abbattere il maiale che volò via andando persino ad intralciare il corridoio di volo per l’aeroporto di Londra-Heathrow.

Il giorno successivo il cielo si era schiarito, ma le foto del giorno precedente, a causa delle avverse condizioni atmosferiche risultavano molto più “interessanti”. Vennero quindi usate le fotografie del primo giorno, e il pallone-maiale fu aggiunto ritoccando la foto.

Il significato della copertina di Animals, uscito poi il 23 gennaio 1977,  si trova nei versi dell’album. É il decadimento dell’uomo e degli stessi Pink Floyd, visti dagli occhi di Roger Waters. Non a caso nel 1977 i contrasti tra i componenti del gruppo si fanno sempre più frequenti, con Waters che comanda, Gilmour che non è quasi mai d’accordo con lui e Wright che è cacciato dalla band due anni dopo. Qualcosa inizia a rompersi nel 1975 dopo Wish You Were Here, considerato l’ultimo album dei Pink Floyd da vero e proprio gruppo. La band londinese, all’apparenza, sembrava una macchina inarrestabile, con tour da tutto esaurito e vendite di dischi mostruose, ma forse era proprio questo il problema.

Per Roger Waters i Pink Floyd vivevano una crisi esistenziale, snaturati anche nel rapporto con il pubblico. Fondamentale sarà l’ultima data dell’Animals Tour, a Montreal: sarà alla base del concept di The Wall.

I primi segnali di qualcosa che si sta spezzando arrivano proprio da Animals. L’album prende vita dall’esperienza diretta del gruppo, ma guai a pensare che Animals sia un album solo autocritico. Anzi. Prima le riflessioni sulla morte di The Dark Side Of The Moon, poi la polemica con le case discografiche e il business in Wish You Were Here. In Animals la critica è spietata e tocca tutto il genere umano.

Pink Floyd, 1977

Il terzo concept-album del gruppo è liberamente tratto dal romanzo “La Fattoria degli Animali” di George Orwell. I cani sono l’aggressività dei tutori della legge e degli uomini che vivono per scalare la società alla ricerca di potere e denaro. I maiali rappresentano la ricchezza e l’ipocrisia, la finzione (ha ha, charade you are!) dei politici e delle classi sociali più potenti. La pecora infine è la passività del popolo, ai limiti dell’insanità mentale.

Nelle canzoni di Animals i Pink Floyd prendono di mira anche precisi personaggi molto conosciuti in quel periodo. La seconda parte di Pigs (Three Different Ones) è una velata critica a Margareth Thatcher, primo ministro inglese. La stessa Thatcher sarà poi distrutta in The Final Cut. La terza parte dello stesso brano è un attacco dritto per dritto all’attivista Mary Whitehouse. Waters la definisce “tutta labbra serrata e piedi freddi” e le chiede se si sente abusata con in sottofondo dei rumori molto significativi.