LAURIA (PZ) – I buoni propositi della quarantena sono effimeri come sogni all’alba.
Letture, musica, fumetti, film che avevo programmato per il tempo libero sembravano finalmente a portata di mano.
E invece questa straordinaria ordinarietá è fatta sempre più di momenti che si ripetono identici nella compulsiva rincorsa alla notizia, all’aggiornamento, alla novità sull’andamento della pandemia.
E ciò che manca forse è davvero l’introspezione e la catalogazione dei sentimenti che stiamo provando.
Sarà perché questo è davvero solo un presente eterno inguainato a forza in un guscio artificiale che ci protegge da ciò che è fuori, da ciò che corre nelle strade, da ciò che imperversa negli ospedali.
Eppure il tempo scorre.
I bambini crescono, lo si vede dai capelli che gli cadono sugli occhi, lo si vede da quel velo di tristezza, di paura o di noia che ogni tanto li assale anche quando i giochi sembrano più rumorosi e scomposti del solito.
Eppure il tempo scorre.
I provvedimenti normativi si succedono incessanti, come in un crogiuolo burocratico di carta bollata e bollente, di decreti, ordinanze e pareri dove ciò che è stato detto ieri non è più vero e valido oggi e del doman non v’è certezza…
Eppure il tempo scorre.
Il flusso dei suoni esterni, pur attenuato, ci dice che il mondo non si è fermato. Uccelli di cui non conosco i nomi animano il cielo di elaborate evoluzioni e di richiami primaverili d’amore. Sento i cani latrare nella notte. L’erba non calpestata continua a crescere nei campi incolti.
In generale, però, per me come per tutti, credo, è il tempo interiore che rallenta e si ferma.
Ma di fronte al Nulla, all’Angoscia e alla Paura di questi giorni tremendi possiamo trasformare il tempo nella più trascurata delle emozioni, la noia.

Sfruttiamo questa occasione irripetibile.
Del resto, prima di me c’era già qualcuno che ne parlava.
“La noia è in qualche modo il più sublime dei sentimenti umani… Il non poter essere soddisfatto da alcuna cosa terrena, né, per dir così dalla terra intera, considerare l’ampiezza inestimabile dello spazio, il numero e la mole meravigliosa dei mondi, e trovare che tutto è poco e piccino alla capacità dell’animo proprio; immaginarsi il numero dei mondi infinito, e l’universo infinito, e sentire che l’animo ed il desiderio nostro sarebbe ancora più grande che sì fatto universo; e sempre accusare le cose d’insufficienza e di nullità, e patire mancamento e voto, e però noia, pare a me il maggior segno di grandezza e nobiltà, che si veggia nella natura umana. perciò la noia è poco nota agli uomini di nessun momento e pochissimo o nulla agli altri animali (LXVIII Zibaldone, Giacomo Leopardi).
O semplicemente guardiamo i cartoni con i bambini, telefoniamo ad un parente o all’amico che non vediamo da tempo, coloriamo un mandala o scriviamo una poesia.
Il mio cane Rimbaud questa lezione “leopardiana” l’ha capita bene e si gode la noia ogni volta che è possibile.








































