I diritti del cittadino e i confini invisibili della sorveglianza urbana

Siamo giunti al punto di approdo del nostro percorso divulgativo su ivl24.it, un cammino che nei precedenti tre contributi ci ha permesso di esplorare la cornice della sicurezza urbana, i severi limiti a tutela dei minori nelle ville comunali e la complessa macchina amministrativa della Valutazione di Impatto.
In questo quarto e ultimo capitolo, è necessario compiere un ultimo passaggio spostando l’attenzione direttamente sul cittadino, il quale non deve mai essere considerato un mero soggetto passivo dello sguardo elettronico, bensì il titolare di diritti fondamentali e inalienabili tutelati dall’ordinamento europeo e nazionale.
La trasparenza, in questa prospettiva, non è un’opzione di cortesia dell’amministrazione pubblica, ma un obbligo democratico inderogabile.
Per comprendere appieno la portata del tema, va ricordato che ogni cittadino che transiti in un’area sorvegliata ha il diritto sacrosanto di essere informato preventivamente e in modo trasparente.
Il Comune adempie a questo dovere attraverso un sistema stratificato di informative.
L’informativa di primo livello è costituita dal classico cartello stradale che tutti conosciamo, il quale deve essere obbligatoriamente posizionato prima del raggio d’azione delle telecamere.
Questo avviso non può essere generico: deve contenere il simbolo della telecamera, indicare chiaramente l’identità del Titolare del trattamento, specificare le finalità perseguite e riportare le istruzioni per accedere all’informativa di secondo livello.
Quest’ultima, decisamente più estesa e dettagliata, deve essere sempre consultabile sul sito web istituzionale del Comune o in luoghi facilmente accessibili, esplicitando tutti i diritti previsti dall’articolo 13 del GDPR, compresi il diritto di accedere alle proprie immagini, di chiederne la cancellazione se trattate in violazione di legge e di opporsi al trattamento per motivi legittimi, ricevendo un riscontro scritto entro un mese.
Passando ora al profilo successivo, la normativa traccia dei confini invalicabili che vietano all’occhio tecnologico di violare determinati ambiti della vita sociale e lavorativa.
Ben diversa dall’ipotesi della tutela stradale è, ad esempio, l’installazione di telecamere in aree frequentate stabilmente da dipendenti, come nel caso di un parcheggio coperto comunale o degli accessi agli uffici dell’Ente.
In queste circostanze, l’inquadratura massiva rischia di configurare un illecito controllo a distanza dell’attività lavorativa.
Per evitare sanzioni e garantire il rispetto dello Statuto dei Lavoratori, l’amministrazione deve attivare preventivamente le tutele sindacali o richiedere l’espressa autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro, limitando comunque l’angolo visuale alle sole zone di effettivo pericolo per la sicurezza ed escludendo monitoraggi ridondanti.
Un ulteriore livello di analisi, oggi particolarmente dibattuto, riguarda l’impiego dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, comunemente detti droni.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso forti criticità in merito all’uso indiscriminato di tali dispositivi da parte delle polizie locali per finalità di sicurezza urbana ordinaria.
L’altezza e la mobilità del drone, infatti, introducono un rischio elevatissimo di sorveglianza di massa e di ripresa invasiva di spazi privati, come cortili o finestre di private abitazioni.
Pertanto, salvo casi eccezionali, emergenziali e strettamente regolamentati da specifiche normative di ordine pubblico, l’uso dei droni non può essere considerato uno strumento di controllo ordinario del territorio.
In conclusione, tirando le fila dell’intero discorso, la videosorveglianza si rivela una straordinaria risorsa civica solo se si muove nel solco della legalità, della proporzionalità e della trasparenza, trasformando la tecnologia in uno scudo per la sicurezza e mai in una lancia contro la riservatezza.
Con questo spirito di trasparenza, si rivolge un caloroso invito alla cittadinanza ad approfondire queste tematiche anche in maniera autonoma, consultando i provvedimenti e le linee guida ufficiali presenti sul sito del Garante per la Protezione dei Dati Personali. Sviluppare una consapevolezza diffusa sui propri diritti e sui doveri delle istituzioni rappresenta il primo e più nobile passo per la crescita collettiva e per la costruzione di una comunità più vigile, matura e profondamente democratica.

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