I diritti e i doveri di Albino Rossi. L’attualità di una battaglia civile.

L’amico di una vita e scrittore e saggista latronichese Albino Rossi è ancora una volta autore di una riflessione che, a un tempo, risulta attuale e universale.

Nella sua ultima opera, intitolata icasticamente “Dei diritti e dei doveri’, Albino parte da una considerazione pessimista sul tempo presente di ‘grave crisi morale, economica e politica’, ancor più delle terre meridionali ma, più in generale della società contemporanea, e anziché trarne elementi di disperazione o avvilimento, ne condensa la radice nella mancata realizzazione del sacro binomio diritti-doveri, individuandone percorsi di riscatto civile e sociale.

Del resto, conosco Albino da sempre e con lui ho condiviso stagioni di battaglie e una cornice valoriale progressista, socialista e umanitaria e so pertanto quanto in lui il pessimismo della ragione lasci sempre il posto a una battagliera virtù di cambiamento sociale.

Sono consapevole che la sua capacità di analisi, la qualità dei suoi studi da autodidatta, l’ampiezza delle sue letture e delle sue citazioni, pure presenti copiose in quest’ultimo scritto, non fanno mai da battistrada al pessimismo dell’abbandono ma anzi aprono sempre alla ricerca del Bene Comune e della affermazione dei valori più alti dell’Uomo.

Questo è l’insegnamento politico cui la nostra antica scuola ci ha educati: mai rassegnarsi al presente e costruire un futuro di progresso anche quando sembri impossibile per le condizioni dell’oggi.

Il progresso richiede tempra morale e un’etica che non sia moralismo d’accatto, ma etica civile.

E, a tal fine, Albino Rossi riprende Mazzini nel suo spirito più autentico e idealista e ne voglio citare anch’io l’ammaestramento principe che dà il tracciato al saggio: ‘l’esercizio di un diritto presuppone l’adempimento di un dovere’, cioè diritti e doveri camminano insieme ma la rivendicazione di un diritto può essere connessa a un atto, a un contegno di adesione non formale a uno schema di dovere, di obblighi giuridici, sociali.

Quanto è attuale questo richiamo o peggio quanto è poco attuale questo sinallagma?

Con Albino mi domando se una società individualista e materialista sia davvero compatibile con l’ordine che deriva dal dovere e i doveri che derivano dall’ordinamento.

E la risposta che provo a darmi e che Albino individua con me e come me è l’educazione del cittadino.

Norberto Bobbio ne fa una questione dirimente nelle società democratiche. Poiché la democrazia è essenzialmente una procedura che garantisce che non vi sia onnipotenza della maggioranza, il suo carattere sostanziale lo dà la maturità del corpo elettorale, la consapevolezza del cittadino.

È esattamente la ragione per cui da una vita Albino ed io sosteniamo le ragioni della scuola pubblica come strumento di emancipazione di massa e ogni tentativo di scuola addomesticata nel senso critico o svuotata di fatto di risorse e mezzi materiali è un attacco ai fondamenti della democrazia.

Ed è esattamente la ragione per cui nel corso della mia lunga esperienza istituzionale, e oggi del mio mandato senatoriale, riportare nelle scuole l’insegnamento dell’educazione civica è stato per me obiettivo ineludibile che mi ha reso tra i primi firmatari di un disegno di legge ad hoc e militante di una battaglia a viso aperto nell’opinione pubblica.

Meno di un anno fa, il 20 agosto del 2019, il Parlamento, anche in ragione di questi sforzi, ha approvato una legge che da settembre di quest’anno introduce un insegnamento volto alla ‘conoscenza della Costituzione italiana e delle istituzioni dell’Unione europea per sostanziare la condivisione e la promozione dei principi di legalità, cittadinanza attiva e digitale, educazione finanziaria, sostenibilità ambientale e diritto alla salute e al benessere della persona’.

È forse il miglior messaggio di speranza per l’idealismo colto e militante di Albino Rossi, la cui ultima opera sui diritti e sui doveri richiama ciascuno di noi ai valori di cittadinanza e alla responsabilità di farli vivere nel passaggio generazionale, perché un mondo senza doveri è un mondo senza libertà.

di Gianni Pittella

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