I disastri della Guerra

EDITORIALE – I giorni che si stanno susseguendo sono particolarmente pregni di pathos e trepidazione in merito alla situazione fra Russia e Ucraina. Ci sarà davvero un nuovo conflitto? E se sì, che conseguenze e ripercussioni avrà sugli equilibri politico-economici delle altre nazioni?

Con questo mio articolo non voglio di certo entrare nel merito di quelle che sono o che potrebbero essere le cause di questa probabile guerra, non è né mia competenza né mio interesse anche perché sono fermamente convinta che ogni tipo di guerra possa generare solamente odio e miseria e “non c’è nobile causa in ogni guerra perché dove c’è odio e miseria nessuno comunque ha vinto mai”.

In merito, invece, a quelle che sicuramente potrebbero essere le conseguenze di questa guerra e in generale sono le conseguenze di tutte le guerre voglio presentarvi una serie di incisioni di Goya.

In alcuni momenti storici come quello odierno, bisognerebbe fermarsi un attimo a riflettere guardando queste opere e ricordando, prendendo in prestito il titolo stesso che Goya ha utilizzato per la sua serie, “I disastri della guerra”.

Questa serie di incisioni, realizzate con tecniche differenti a seconda dell’effetto finale che si voleva rendere come acquaforte, acquatinta, bulino e puntasecca sono in totale 82, realizzate tra il 1810 e il 1820 a testimonianza di quanto accaduto durante la guerra di indipendenza spagnola. Il conflitto iniziò con l’occupazione della Spagna da parte delle truppe Napoleoniche e terminò con la sconfitta dell’esercito francese. Goya testimoniò in questo nutrito gruppo di incisioni, non solo le barbarie commesse durante la guerra, ma anche la resistenza del popolo spagnolo.

Proprio grazie a questa serie l’associazione fra Goya e la guerra è diventata un binomio perfetto, se parliamo di Goya, infatti, ci viene subito in mente la guerra e i suoi orrori, le sue conseguenze brutali. Quello che più ci colpisce guardano la serie “I disastri della guerra” è la lucida intensità con la quale egli riesce a trasferire in immagini le atrocità della guerra. Mediante le sue opere l’artista si è reso testimone di alcuni eventi storici, proprio con lo scopo di fungere da monito ai posteri, è stato capace di rendere immortali quei sentimenti, di dar vita eternamente in maniera cruda e brutale alle atrocità della guerra. Difatti, seppur le opere in questione fanno riferimento a determinate vicende e ad un determinato periodo storico, visto quello che vogliono testimoniare e raccontare diventano portavoce di valori universali e senza tempo.

Egli si pone come obiettivo quello di rendere visibile la faccia più oscura e abietta della guerra, le sofferenze indicibili che provocò ed “il sonno della ragione” che caratterizzò i momenti bui del conflitto. Inoltre, va considerato che in una guerra le atrocità non sono imputabili solamente alle conseguenze dirette degli scontri, ma anche a quelle successive ed indirette come la fame, le carestie e le malattie.

Goya può essere visto come un moderno cronista di guerra, del quale ne anticipa le gesta, che si serve delle sue opere per denunciare le sofferenze patite dagli uomini e l’orrore provocato dalla guerra, inoltre la sua è anche una denuncia politica, difatti se si osservano bene le incisioni tanto il popolo spagnolo quanto i soldati francesi sono trattati come vittime e hanno a che fare con la morte, mentre tra i sofferenti non vengono mai rappresentati né i membri della classe dirigente, né dell’alta borghesia.

L’incisione numero 1, ad esempio, è emblematica perché la potremmo definire premonitrice e dovrebbe fungere da monito anche per la situazione che stiamo vivendo in questi ultimi giorni riguardante i difficili rapporti fra Russia ed Ucraina. Si intitola “Tristes presentimientos de lo que ha de acontecer” Tristi presentimenti di ciò che accadrà, è realizzata mediante differenti tecniche incisorie quali acquaforte, puntasecca, bulino e brunitoio ed è grande 178 x 220 mm.

 Abbiamo una figura in primo piano con i vestiti lacerati rappresentata in ginocchio con le braccia spalancate in atteggiamento di sconforto, appare infatti molto preoccupata e angosciata, lo sfondo è caratterizzato dall’oscurità, ma se si guarda con attenzione si distinguono strane figure, simili a mostri e chimere nell’atto di minacciare la figura principale. 

Goya vuole “presentare una realtà che fa male e vogliamo che passi, un’immagine che ci copriamo gli occhi per non vedere”, come scrisse Giulio Carlo Argan.

Nelle vesti del protagonista della scena l’artista ha voluto rappresentare il popolo, da qui i vestiti lacerati sinonimo di povertà, il quale è l’unico che riesce a prevedere quelli che sarebbero stati i disastri provocati dalla guerra, in questo caso personificati da esseri orribili, e giustamente il protagonista è preoccupato e al tempo stesso rassegnato per tutto ciò.

Servendosi di queste creature demoniache, che fanno capolino dall’oscurità del fondo è come se Goya si sforzasse di rendere visibile l’invisibile, dando in qualche maniera forma alle paure e agli spettri che abitano la mente umana.

Anche in altre sue opere l’artista raffigura ‘apparizioni’, figure spaventose che sembrano perennemente sul punto di manifestarsi e di ritrarsi dalla (e nella) apparizione, che non giungono mai a far pienamente parte della realtà, ed è proprio questo che le rende simili a spiriti, tanto che come affermava Ortega Y Gasset, nei suoi ritratti ciò che è esclusivamente visivo è un fantasma.

Quello che possiamo augurarci tornando alla situazione odierna è che “i tristi presentimenti” rappresentati così egregiamente da Goya non diventino ancora una volta dura e triste realtà.