‘Il cieco che non voleva vedere Titanic’: la solidarietà ha sempre l’ultima mossa

Presentato a Venezia78 nella sezione Orizzonti Extra e premiato dagli spettatori con l’Armani Beauty Award, il film di Teemu Nikki ha come protagonista un attore affetto da sclerosi multipla

Di Riccardo Manfredelli

Presentato in Concorso alla settantottesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (qui il nostro Bignami), “Il Cieco che non voleva vedere Titanic” è un film del regista finlandese Teemu Nikki, insignito del Premio Armani Beauty dello Spettatore nella neonata sezione Orizzonti Extra.

Protagonista assoluto della storia, al cinema dallo scorso 14 Settembre ma disponibile anche sulla piattaforma IWonderfull.it, è l’attore quarantacinquenne Petri Poikolainen affetto da sclerosi multipla.

“Nel 2019 il mio amico Petri mi ha confidato che il suo sogno di diventare attore era ancora vivo”, ha scritto Nikki nelle note di regia, “così, qualche tempo dopo sono tornato da lui con un personaggio scritto su misura”.

Il cinema fa luce

Il cieco che non voleva vedere Titanic” è Jakko, un uomo cieco e costretto sulla sedia a rotelle che decide di intraprendere un viaggio per conoscere una donna con cui intrattiene solo scambi telefonici.

Il titolo del film è un chiaro rimando alla passione del protagonista per il cinema: egli ama John Carpenter tanto quanto invece gli è inviso James Cameron, quello commerciale, quello che ha ceduto al canto delle sirene del mainstream quando ha deciso di girare “la boiata più costosa e fasulla di sempre” che è Titanic

Alla “sua” Sirpa (Marjaana Maijala), al contrario Titanic piace molto, e anzi la donna lo usa spesso e volentieri come metafora della sua condizione di malata terminale: “Io non sono né Rose, né Jack”, dirà ad un certo punto nel corso di uno degli scambi con Jakko, “Io sono il Titanic, e vedo l’iceberg avvicinarsi sempre di più”.

Il cinema, con i suoi eroi e antieroi, dà una consistenza materica all’esistenza di Jakko: un’esistenza  chiusa, dai contorni sfocati, in cui l’unico contatto col mondo esterno sono le voci, quelle della sua infermiera (che lui associa alla terribile Ratched di Qualcuno Volò sul nido del Cuculo), dei suoi vicini – e le loro elucubrazioni pungenti – e di suo padre, che chiama ogni giorno, immancabilmente, alle 15.00.

Per il resto la vita di Jakko è fatta di riti per i più ripetuti e ordinari ma che dal punto di vista di un disabile, che è quello scelto dal regista per raccontare la storia (ecco perché l’ambiente circostante è spesso fuori fuoco, a ricordarci che il protagonista è cieco) assumono spesso le connotazioni di uno sforzo sovrumano: alzarsi dal letto la mattina, lavarsi, preparare la colazione, persino fumare una canna: non fa male ricordare, nei giorni in cui nel nostro Paese l’Associazione Luca Coscioni ha portato a casa le 500.000 firme necessarie per proporre il referendum, che in Finlandia la cannabis utilizzata a scopo terapeutico è legale dal 2008, pur tra le ritrosie dei medici di base che sono ancora restii a prescriverla ai propri pazienti.

Il viaggio che decide di intraprendere, ha per Jakko una doppia valenza: conoscere Sirpa, solo lei può convincerlo a togliere il cellophane dal dvd di “Titanic”, e uscire dalla prigione che progressivamente si è costruito attorno, tormentano da un incubo ricorrente che lo vede prima correre prestante al parco e poi sulla sedia a rotelle in preda agli spasmi; non a caso, la prima parola che pronuncia quando sale sul taxi, finestrini aperti a lasciarsi accarezzare dal vento, è libertà.

Oltre alla casa del protagonista, Poikolainen offre una prova interpretativa in perfetto equilibrio tra l’ipnotismo di Cillian Murphy nella serie Peaky Blinders  e la grazia di Willem Dafoe (un Van Gogh da Coppa Volpi a Venezia nel 2018), altro set fondamentale de “Il Cieco che non voleva vedere Titanic” è la stazione.

E’ qui, in un luogo amatissimo dai Neorealisti italiani, che la storia di Jakko smette di essere individuale e diventa universale; non già da riguardare tutti i disabili, ma tutti gli uomini e le donne, disabili e non. 

In stazione, la storia di Jakko ci ricorda che la natura dell’uomo è assolutamente duale e che la vita non è altro che la continua scelta su da che parte stare. Solidarietà o abbrutimento ed egoismo?  Per fortuna in “Il cieco  che non voleva vedere Titanic”, film inclusivo sin dalle battute iniziali con i titoli di testa in braille, sottotitoli e sintesi vocale, la solidarietà ha sempre l’ultima mossa, dimostrando di fatto che c’è sempre una possibilità di redenzione, una possibilità per uscire dal buio.