EDITORIALE – Il senatore Graziano Delrio, primo firmatario di una proposta iniziale sul tema, ha sottolineato in aula: «Alcuni senatori del Pd voteranno il provvedimento non per dissenso con il gruppo, ma perché questo provvedimento rompe un silenzio della cultura democratica, una timidezza del Paese che non ha discusso abbastanza di una emergenza e di un problema». Ha aggiunto: «Riteniamo sia meglio fare un piccolo passo in avanti e per questo, per quella assunzione di responsabilità chiesta da personalità come Segre e Ottolenghi, crediamo sia giusto dare fiducia a un testo che dà speranza alle persone giovani, ai ragazzi, che possono dire che il Parlamento è al loro fianco per combattere questa piaga».
Delrio ha anche difeso l’adozione nel testo di legge della definizione IHRA, affermando: «Per fare la legge bisognava darsi una definizione, quella dell’Ihra è adottata in decine di paesi ed è un punto di riferimento, non verrà mai usata per reprimere la libertà di pensiero». E ha chiarito che il sì non è in «contestazione o dissociazione con il nostro partito, ma perché crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio della cultura democratica».
Così come il senatore Walter Verini, tra i firmatari del testo Delrio, che ha precisato in Aula: «Perché non adottare la formulazione IHRA, che nel ddl Delrio costituisce solo una premessa? L’hanno adottata tutti i Paesi democratici europei, l’ha votata il Parlamento europeo, recepita il governo italiano durante il Conte 2». Ha inoltre criticato reazioni interne al PD: «Ci sono state reazioni sgrammaticate, e in giro anche settarie ed estremiste. Lontane dalla cultura politica della sinistra».
Anche la senatrice Sandra Zampa ha sottolineato l’importanza della prevenzione: «La legge che verrà votata mette in campo misure per la prevenzione e l’educazione contro l’odio antisemita. Non è vero che questo testo impedisce la critica al governo Netanyahu. Il testo ribadisce che la libertà di critica e di espressione è possibile. Non contempla sanzioni penali o amministrative, non impedisce manifestazioni». E ha concluso: «Votare questa legge è una doverosa assunzione di responsabilità».
Queste voci interne al PD evidenziano come, pur riconoscendo possibili miglioramenti al testo, il voto favorevole sia visto come un atto di responsabilità per rompere il silenzio sull’antisemitismo, senza intaccare il diritto alla critica politica.
La voce di Liliana Segre: un appello all’unità inascoltato
Anche la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e presidente della Commissione contro l’odio, si è espressa sulla questione. Essendo una figura simbolo nella lotta all’antisemitismo, la senatrice ha lanciato un accorato appello affinché il DDL fosse frutto di un’ampia condivisione e unità politica, lamentando che il dibattito abbia generato più divisione che convergenza. In un messaggio inviato in occasione della presentazione del “Rapporto sull’antisemitismo in Italia 2025” del Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC), la Sen. Segre ha rinnovato il suo auspicio per “una convergenza trasversale, la più ampia possibile” nell’adozione di nuove norme contro l’antisemitismo, sottolineando che si tratta di “un nemico di tutti” e non solo della comunità ebraica.
Ha, poi, richiamato i dati allarmanti dell’Osservatorio antisemitismo, che nel 2025 ha registrato 963 episodi di odio e violenza contro gli ebrei in Italia, con un incremento del 100% rispetto al 2023, e ha posto l’accento sull’aumento post-7 ottobre 2023 legato alla guerra a Gaza.
La Sen. Segre ha denunciato il clima di paura in cui molti ebrei vivono, rischiando di manifestare apertamente la propria identità e ha invocato una riflessione seria sulla regolamentazione delle piattaforme digitali, per responsabilizzare chi trae profitto dall’odio online senza comprimere la libertà di espressione.
Nonostante il suo desiderio di un testo che unisse tutte le forze politiche contro l’odio, evitando scontri partitici, l’appello è stato in gran parte disatteso: il DDL è stato approvato in Senato con divisioni evidenti, tra astensioni del PD (con alcuni dissidenti favorevoli), no di M5S e Avs, e un’unanimità mancata che ha deluso le aspettative di convergenza.
La Sen. Segre, assente in Aula per il voto finale, ha espresso rammarico per i toni accesi del dibattito, che non hanno riflesso il respiro unitario da lei auspicato.
Il tema è effettivamente delicato e si inserisce in un più ampio dibattito culturale sui diritti costituzionali in quanto il DDL sull’antisemitismo ci obbliga a ragionare in termini concreti e attuali sull’equilibrio delicato tra tutela delle minoranze e libertà di espressione.
Ma, al di là del merito tecnico, ciò che colpisce è la trasformazione politica che questo dibattito ha reso evidente. Una parte della sinistra italiana appare oggi smarrita, timorosa, quasi incapace di riconoscere i propri stessi principi.
Il dibattito su questo DDL non ha solo diviso il Parlamento ma, a mio parere, ha rivelato una sinistra che fatica a essere se stessa, che rinuncia alla complessità per paura di essere fraintesa, che si rifugia nell’ambiguità invece di guidare il confronto democratico.
Ed è forse questo, più ancora del contenuto della legge, il segnale politico che più mi lascia perplesso.
Considerato che oltre al centrodestra, hanno votato a favore i senatori di Italia Viva (IV) e Azione, la circostanza che la stragrande maggioranza dei parlamentari del PD (tranne sei) non abbia votato il provvedimento, sostenendo che la definizione IHRA sia “controversa”, quando in realtà si tratta della stessa definizione adottata dal Parlamento Europeo e fatta propria dall’Italia sotto il governo Conte II, fa emergere una contraddizione non trascurabile.
Più che dubbi legittimi, questa posizione del PD appare come una forma di ignavia, un’inerzia morale che evita di affrontare con decisione il tema del crescente dell’antisemitismo, lasciando emergere una timidezza politica che rischia di indebolire la lotta contro l’odio.
Sugli esponenti del Movimento 5 Stelle non ho bisogno di esprimermi perché gli riconosco il dono sublime della sempiterna incoerenza.










































