Il nuovo giusnaturalismo del consigliere Michele Napoli

Ieri, nel consiglio comunale di Potenza, durante la discussione di una mozione (poi approvata dalla maggioranza di centrodestra) contro il disegno di legge detto “Zan-Scalfarotto” e relativo a disposizioni in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia, il consigliere Michele Napoli, capogruppo di Fratelli D’Italia, non ha avuto di meglio da dire per introdurre l’argomentazione della sua posizione se non che «l’omosessualità è contro natura». Frase che ha giustamente scatenato l’indignazione della società civile, anche se, c’è da dire, non è nulla di nuovo da quel fronte, dove c’è davvero chi crede che sia veramente così. Certo, crea sempre molta perplessità la disinvoltura con cui certi discorsi passano dalla strada (o dal bancone del bar) allo scranno di un’istituzione assembleare, dove forse bisognerebbe ponderare il contenuto dei propri interventi più e più volte, prima di proferirli. Anche considerando che appena l’altro ieri, nel napoletano, si consumava un atroce delitto  proprio per punire la “contronatura” dell’amore omosessuale di una ragazza. Se avessimo una legge che integra tra i reati discriminatori anche quelli contro trans e omosessuali, nei confronti del fratello della giovane vittima di Caivano ora penderebbe un’accusa ulteriore oltre a quella dell’omicidio preterintenzionale. 

Rileggiamo bene il contenuto delle espressioni del consigliere potentino, pronunciate in posa ciceroniana con il chiaro intento di “fare chiarezza una volta per tutte”: «l’omosessualità è contro natura perché contraddice la legge naturale della vita, il diritto naturale, che è un diritto sacrosanto, la differenza tra sessi e la riproduzione della specie». Pattinando scivolosamente tra biologia e giurisprudenza, il consigliere Napoli, quasi fosse un novello Ugo Grozio, tenta di rifondare la scuola del giusnaturalismo europeo, forse animato dalla legittima ambizione di porre il suo nome al fianco di pensatori quali Hobbes, Locke, Rousseau e Kant. Non credo però ci sia riuscito, perché a differenza di quelli lui trasforma -probabilmente inconsapevolmente- il diritto naturale alla vita nel dovere della procreazione, cosa che neppure il più reazionario dei precedenti, Hobbes, si era sognato di teorizzare né nella dimensione pre né nella dimensione post contrattualistica della società.

Ancora più inconsapevolmente, così facendo il consigliere Napoli riconduce nell’alveo della contro-naturalità parecchie categorie, alcune delle quali si presume siano più affini alla sua visione del mondo: si pensi ai religiosi, ai preti, alle suore, ai monaci, che volutamente consacrano la propria esistenza al celibato, al nubilato e alla castità (questo al netto, ovviamente, della lettura delle Passeggiate Romane di Stendhal). In base alla nuova dottrina giusnaturalistica del consigliere Napoli, non sono questi soggetti in contraddizione con la riproduzione della specie? Ovviamente stiano in guardia anche i single in generale, così come gli impotenti e coloro che, per patologie pregresse o presenti, non possono avere figli.

Travolto dalle polemiche, il consigliere ha pensato bene di correre ai ripari, scusandosi e riconoscendo l’infelicità delle sue espressioni, che però ormai pesano come macigni, perché nel frattempo le hanno sentite in molti, non solo coloro capaci di non farsene influenzare contestandole vigorosamente, ma anche tanti altri che non hanno capacità di discernimento critico particolarmente sviluppate, e che magari usano quelle parole per alimentare ulteriormente l’immaginario di avversione nei confronti di chi vive “diversamente” la propria sessualità. E magari lo fanno nel convincimento che siano parole giuste perché proferite da una figura che si crede istituzionalmente autorevole. Quindi, gentile consigliere Napoli, vanno bene le scuse, ma il danno è fatto. E se tra quelli che hanno sentito le sue vergognose espressioni ci fossero anche tutti quei ragazzi, più e meno difficili, con i quali da anni nelle scuole si fa un lavoro costante e faticoso per promuovere inclusività, solidarietà e tolleranza al fine di bandire atteggiamenti di prevaricazione di cui spesso sono vittime proprio quei ragazzi che lei ritiene “contronatura”? Si rende conto del fatto che dovrebbe pensarci due volte prima di pronunciare con tanta faciloneria parole che minano la tenuta di un necessario lavoro pedagogico di questo tipo? Si rende conto dell’impatto che potrebbero avere parole come le sue tra i più giovani? Al primo caso di bullismo su di un ragazzo considerato “contronatura”, verremo a chiedere conto a lei?

Abbiamo bisogno di una legge che punisca l’improvvido pensiero del consigliere Napoli? Certo che no. Altrimenti cadremmo nell’errore di limitare la libertà di opinione (argomento a cui si aggrappano i contestatori del ddl), per quanto scellerata e inopportuna. Abbiamo però bisogno di una legge che eviti a chi considera “contronatura” l’omosessualità di passare dalle parole ai fatti, proprio come successo a Caivano, dove la punizione di quello che veniva considerato “contronatura” ha portato alla tragica morte della diciottenne Maria Paola Gaglione.

Inoltre -ma qui prevale la voglia narcisistica di colpire in punta di fioretto sulla pedana di una linguistica molto peculiare- se il diritto alla vita è “sacrosanto” giocoforza non può essere naturale, in quanto quell’accezione presupporrebbe una legittimazione sovrannaturale, al contrario della seconda che si autolegittima nell’esistenza stessa, in dimensione precedente e prioritaria a qualsiasi inquadramento di carattere fideistico. Comunque, inutile inoltrarci in campi che non ci competono, o che almeno non competono al sottoscritto, è dunque una discussione che lascio alla nuova scuola di pensiero giuridico del consigliere Napoli.

Però, nel frattempo, prenda l’unica decisione possibile per favorire al meglio il suo impegno in questo nuovo corso: si dimetta da consigliere comunale!