Il Papa a Matera: “no ai muri, l’Italia ha bisogno di più figli”

MATERA -“L’Eucaristia è profezia di un mondo nuovo, è la presenza di Gesù che ci chiede di impegnarci perché accada un’effettiva conversione: dall’indifferenza alla compassione, dallo spreco alla condivisione, dall’egoismo all’amore, dall’individualismo alla fraternità”. Lo ha detto il Papa nell’omelia della messa conclusiva del 27.mo Congresso Eucaristico Nazionale di Matera. Accolto con entusiasmo dalla gente per strada e dai 12.300 fedeli raccolti nello stadio cittadino, il Pontefice ha concelebrato con gli 80 vescovi di tutta Italia, presenti al Congresso e centinaia di sacerdoti. Al termine c’è stato anche un fuoriprogramma. Sulla via del ritorno si è fermato alla “Casa della Fraternità don Giovanni Mele”, con la nuova mensa per i poveri nel quartiere Piccianello, che ha benedetto e di fatto inaugurato. Un gesto assolutramente in linea con quanto il Papa ha detto nella sua omelia.

L’omelia della Messa

Commentando il Vangelo del povero Lazzaro e del ricco senza nome, papa Bergoglio ha messo l’accento sulla mancanza di solidarietà del nostro mondo. “E’ doloroso vedere che questa parabola è ancora storia dei nostri giorni”. Ma “le ingiustizie, le disparità, le risorse della terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti nei confronti dei deboli, l’indifferenza verso il grido dei poveri, l’abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono lasciarci indifferenti”. ha aggiunto. Il Papa ha esortato: “Sogniamo una Chiesa eucaristica. Fatta di donne e uomini che si spezzano come pane per tutti coloro che masticano la solitudine e la povertà, per coloro che sono affamati di tenerezza e di compassione, per coloro la cui vita si sta sbriciolando perché è venuto a mancare il lievito buono della speranza. Una Chiesa che si inginocchia davanti all’Eucaristia e adora con stupore il Signore presente nel pane; ma che sa anche piegarsi con compassione dinanzi alle ferite di chi soffre, sollevando i poveri, asciugando le lacrime di chi soffre, facendosi pane di speranza e di gioia per tutti. Perché non c’è un vero culto eucaristico senza compassione per i tanti “Lazzaro” che anche oggi ci camminano accanto”.

Quindi Francesco ha messo in guardia dagli atteggiamenti di chiusura e di egoismo, che sono descritti nella condotta del ricco senza nome. Egli “Solo alla fine della vita, quando il Signore rovescia le sorti, finalmente si accorge di Lazzaro, ma Abramo gli dice: ‘Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso’. Era stato il ricco a scavare un abisso tra lui e Lazzaro durante la vita terrena e adesso, nella vita eterna, quell’abisso rimane. Perché il nostro futuro eterno – ha sottolineato il Pontefice – dipende da questa vita presente: se scaviamo adesso un abisso con i fratelli, ci ‘scaviamo la fossa’ per il dopo; se alziamo adesso dei muri contro i fratelli, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo”.

Soprattuto però, ha rimarcato il Papa “l’Eucaristia ci ricorda il primato di Dio”. Primato negato dal ricco della parabola che “pensa solo al proprio benessere, a soddisfare i suoi bisogni, a godersi la vita. Egli compiace sé stesso, adora la ricchezza mondana, è chiuso nel suo piccolo mondo festaiolo”. In sostanza “adora solo sé stesso. Non a caso, di lui non si dice il nome: lo chiamiamo “ricco”. Ha perduto perfino il nome. “Com’è triste anche oggi questa realtà, quando confondiamo quello che siamo con quello che abbiamo, quando giudichiamo le persone dalla ricchezza che hanno, dai titoli che esibiscono, dai ruoli che ricoprono o dalla marca del vestito che indossano. È la religione dell’avere e dell’apparire, che spesso domina la scena di questo mondo, ma alla fine ci lascia a mani vuote”. Al contrario, ha tenuto a ricordare Francesco, “il povero ha un nome, Lazzaro, che significa ‘Dio aiuta’. Ecco allora la sfida permanente che l’Eucaristia offre alla nostra vita: adorare Dio e non sé stessi. Mettere Lui al centro e non la vanità del proprio io. Ricordarci che solo il Signore è Dio e tutto il resto è dono del suo amore. Perché se adoriamo noi stessi, moriamo nell’asfissia del nostro piccolo io; se adoriamo le ricchezze di questo mondo, esse si impossessano di noi e ci rendono schiavi; se adoriamo il dio dell’apparenza e ci inebriamo nello spreco, prima o dopo la vita stessa ci chiederà il conto“. “Ricordiamoci questo – ha ammonito il Pontefice -: chi adora Dio non diventa schiavo di nessuno. Riscopriamo la preghiera di adorazione: essa ci libera e ci restituisce alla nostra dignità di figli”. Infine con una aggiunta a braccio ha nuovamente sottolineato: “Pensiamo oggi sul serio sul ricco e su Lazzaro, succede ogni giorno e tante volte. Vergognamoci! Succede in noi questa lotta e fra noi e nella comunità”.

L’appello finale di Francesco ha preso spunto da Matera, città del pane. “Ritorniamo a Gesù, ritorniamo all’Eucaristia. Torniamo al gusto del pane, perché mentre siamo affamati di amore e di speranza, o siamo spezzati dai travagli e dalle sofferenze della vita, Gesù si fa cibo che ci sfama e ci guarisce. Torniamo al gusto del pane, perché mentre nel mondo continuano a consumarsi ingiustizie e discriminazioni verso i poveri, Gesù ci dona il Pane della condivisione e ci manda ogni giorno come apostoli di fraternità, di giustizia e di pace. Torniamo al gusto del pane per essere Chiesa eucaristica, che mette Gesù al centro e si fa pane di tenerezza e di misericordia per tutti”.

Il cardinale Zuppi: preghiamo per il Paese

La Messa è poi proseguita con la liturgia eucaristica presieduta dal presidente della Cei, cardinale Matteo Maria Zuppi. Il quale nel suo saluto finale al Papa lo ha ringraziato per essere venuto. “Grazie di questa fatica che volentieri, e sempre con il sorriso, ha intrapreso per stare con noi. Lei è davvero un esempio per tutti, anche per tanti musoni”. “Oggi a Matera – ha aggiunto – ci sono tutte le Chiese d’Italia. È una grazia iniziare il secondo anno del nostro Cammino sinodale con questa tappa. Ci mettiamo in cammino e camminiamo insieme solo se siamo con Gesù, se ci nutriamo del Verbum Domini e del Corpus Domini, solo se prendiamo sul serio il suo ‘seguimi’ rivolto a ognuno di noi, oggi. Ecco, nel Congresso Eucaristico di Matera, città del pane e di tanta laboriosa accoglienza, abbiamo messo al centro Gesù, la sua presenza di amore che ci rende una cosa sola con Lui e tra di noi. Abbiamo riscoperto il gusto del pane che ci rende famiglia di Dio”.

Il Papa ha ricordato anche la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, sul tema “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”. “Rinnoviamo – ha esortato – l’impegno per edificare il futuro secondo il disegno di Dio: un futuro in cui ogni persona trovi il suo posto e sia rispettata; in cui i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta possano vivere in pace e con dignità. Perché il Regno di Dio si realizza con loro, senza esclusi. È anche grazie a questi fratelli e sorelle che le comunità possono crescere a livello sociale, economico, culturale e spirituale; e la condivisione di diverse tradizioni arricchisce il Popolo di Dio. Impegniamoci tutti a costruire un futuro più inclusivo e fraterno”.

Imponenti i numeri della pur breve visita: 360 volontari, oltre 200 membri della protezione civile, che affiancheranno gli uomini delle forze dell’ordine nel garantire la sicurezza e l’ordinato svolgimento dell’evento; 35mila ostie sono state preparate per tutto il Congresso dai detenuti delle carceri di Milano Opera e di Castelfranco Emilia (Modena). Mille i delegati da 175 diocesi di tutta Italia, cui si aggiungono 500 congressisti locali. Infine erano 560 gli elementi del coro, più l’Orchestra Sinfonica di Matera, diretta da Carmine Antonio Catenazzo. Al termine della Messa la Chiesa di Matera-Irsina ha regalato al Papa un’icona in tufo della Madonna della Bruna, protettrice dell’arcidiocesi.

Francesco è il terzo Papa, a visitare Matera, il secondo nell’epoca contemporanea. San Giovanni Paolo II infatti, venne nella Città dei Sassi il 27 aprile 1991, a distanza di 900 anni dalla permanenza di qualche mese di Urbano II nel 1093. Nonostante le avverse condizioni metereologiche, una gran folla assiepata lungo tutto il tragitto attese quel giorno con entusiasmo la vettura con a bordo papa Wojtyla, che dopo essere atterrato sul belvedere di Murgia Timone si diresse nei Sassi ed in Cattedrale, successivamente in piazza della Visitazione per il saluto alla comunità locale e infine presso la Casa di Riposo “Brancaccio” per il pranzo ed il riposo.