Il Piccolo Cammino di Santiago a Lauria: un viaggio tra storia, fede e territorio

C’è una particolare mattina d’estate, a Lauria, che si riconosce dai suoni prima ancora che dalla luce. Non sono le saracinesche che si alzano, né le prime auto che attraversano il paese. Sono i passi dei pellegrini pronti a partire per il Piccolo Cammino di Santiago. Arrivano alla spicciolata: prima qualcuno, poi piccoli gruppi, fino a riempire la centralissima Piazza San Giacomo mentre il paese ancora dorme e il cielo sopra il Sirino comincia appena a schiarirsi.

Il Piccolo Cammino non è una novità. Da diciassette anni accompagna l’estate lauriota con un itinerario di una decina di chilometri che attraversa i luoghi di culto e della memoria cittadina fino alla chiesa di San Giacomo, nel rione Inferiore, dove è custodita una reliquia autentica dell’Apostolo. Un percorso nato per far vivere, in scala locale, lo spirito del Cammino verso Compostela. Non è un caso che Lauria sia gemellata con la città spagnola e che, durante i sacri festeggiamenti di luglio, l’indulgenza concessa qui abbia lo stesso valore di quella ottenuta al termine del pellegrinaggio in Galizia.

Prima della partenza c’è un momento di raccoglimento. Il sindaco Antonio Rossino saluta i partecipanti e ringrazia i volontari dell’Associazione Ultreya e del Comitato San Giacomo, che da anni organizzano il Cammino. Lo definisce un’esperienza umana e spirituale, capace di valorizzare il territorio senza snaturarlo, e ribadisce la volontà dell’Amministrazione di continuare a investire sul turismo religioso. Poi arrivano gli ultimi saluti e il Cammino può cominciare.

Il percorso si infila tra le “sartine”, gli stretti vicoli del centro storico, passa davanti alla casa del Beato Domenico Lentini, attraversa i vecchi ponti e le gallerie dell’ex tracciato delle Ferrovie Calabro Lucane. Qui il buio improvviso costringe tutti a rallentare. Poco dopo si raggiunge la millenaria chiesa di Sant’Elia, di origine italo-greca, insieme alle antiche cappelle che un tempo ospitavano i monaci basiliani. L’ultima tappa è la chiesa di San Giacomo, dove il pellegrinaggio si conclude.

Lungo il tragitto, il paese accompagna chi cammina. C’è una porta che si apre, una tavola preparata all’ombra di un vicolo o in aperta campagna, un bicchiere d’acqua fresca offerto con naturalezza. Piccoli gesti che, anno dopo anno, sono diventati parte stessa del Cammino.

Ma il vero valore dell’iniziativa sta forse nelle persone che la vivono. Ci sono ragazzi sempre più numerosi che partecipano per la prima volta, magari trascinati da un gruppo di amici. All’inizio pensano soltanto alla levataccia, poi, chilometro dopo chilometro, si accorgono di guardare il loro paese con occhi diversi. Ci sono le famiglie, chi cammina più veloce e chi si ferma davanti a uno scorcio o a un affresco mai osservato davvero, per poi ritrovarsi qualche centinaio di metri più avanti. E ci sono anche tanti partecipanti arrivati da fuori: da comuni vicini, dalla Calabria, dalla Puglia. Per una mattina non fanno più distinzione tra chi ospita e chi è ospite. Sono semplicemente pellegrini.

A raccontare il Cammino sono soprattutto le voci di chi lo percorre. Giacomo, ancora con il fiatone della salita, sorride: «Esperienza bellissima. Qualcuno del mio gruppo di amici l’aveva già fatta, per altri era la prima volta. Ci siamo divertiti, ci siamo stancati, ma ne è valsa la pena. Organizzazione perfetta». Almerinda la riassume in poche parole: «Cammino tosto, ma che figata!». Poco distanti, Maria Grazia, Donatella, Ivan e Antonino raccontano di aver incontrato persone arrivate da Cosenza e dalla Puglia. «Per un giorno Lauria è diventata un punto di riferimento per il turismo religioso del Sud».

Il Piccolo Cammino non è una gara e non cerca imprese sportive. È un’occasione per stare insieme e ritagliarsi qualche ora fuori dal ritmo abituale. Forse è anche per questo che, anno dopo anno, i partecipanti aumentano. C’è il desiderio di rallentare, di condividere la strada con persone conosciute e non, di misurare il tempo in chilometri anziché in orari. Camminando fianco a fianco, anche con chi si è appena incontrato, si finisce quasi sempre per parlare, ascoltare, condividere qualcosa.

Quando il gruppo arriva davanti alla chiesa di San Giacomo e riceve l’ultimo timbro sulla Credenziale, il pellegrinaggio si conclude. Ma è proprio quel timbro a raccontare il senso dell’iniziativa: una comunità che continua a custodire la propria storia e la propria fede aprendole, con semplicità, a chi arriva da fuori. E che, allo stesso tempo, offre ai suoi giovani un’occasione per riscoprire il proprio territorio. Si chiama Piccolo Cammino, ma da diciassette anni continua a lasciare un segno ben più grande dei suoi dieci chilometri.

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