Il processo a Walter De Benedetto e la cannabis terapeutica

EDITORIALE – Il processo a Walter De Benedetto, affetto da grave artrite reumatoide, una malattia rara altamente invalidante che causa forti e costanti dolori, imputato per coltivazione, ripropone ancora una volta, e drammaticamente, il tema della cannabis terapeutica e della sua difficoltà di approvvigionamento in Italia.

Nei mesi scorsi, si era nel mese di ottobre 2020, Walter De Benedetto ha ricevuto la visita dei Carabinieri perché in possesso di piante di cannabis, a lui utile per finiti terapeutici in quanto la ASL di Arezzo non era in grado di garantirgli la quantità necessaria per la terapia per cui gli viene prescritta.

Così ha scritto un appello all’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai Ministri della Salute e della Difesa per chiedere un incremento della produzione di prodotti a base di cannabis e perché si arrivi alla legalizzazione della pianta per tutti i fini.

“La mia è una storia di negazione del diritto alla salute e di accesso a terapie consentite nel nostro paese per, tra l’altro, curare il dolore grazie alla cannabis. Un dolore che non aspetta…

Da anni ho trovato conforto terapeutico nella cannabis, ma da tempo non riesco a ottenere la quantità che mi occorre per affrontare il dolore che quotidianamente mi accompagna. La scarsità dei prodotti è dovuta a una crescente domanda a cui l’Italia non è riuscita a corrispondere con la produzione nazionale o le importazioni…

Siamo in migliaia a doverci confrontare tutti i giorni con questa mancanza, rispondendo come possiamo, arrangiandoci, spesso grazie alla solidarietà fattiva di amici e parenti o di associazioni, per non dovere soffrire le pene dell’inferno perché il dolore non aspetta.

Caro Presidente Conte, cari Ministri della Salute e della Difesa, cari Parlamentari tutti, in queste ore in cui state definendo la legge di bilancio Vi chiedo, Vi chiediamo, di prevedere ulteriori finanziamenti in questo senso, come chiede anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità.”.

L’Italia, infatti, ha votato a favore della modifica che riconosce le proprietà terapeutiche della pianta togliendola dalla tabella delle sostanze che necessitano particolare controllo internazionale e quindi nazionale, occorre adesso esser conseguenti nel normalizzare le varie norme attorno alla canapa potenziando la produzione nazionale, facilitandone la prescrizione e l’utilizzo, fino a inserire la cannabis nei Livelli Essenziali di Assistenza.

Torniamo all’attualità: l’assunzione di responsabilità per la coltivazione lo ha condotto ad un processo per coltivazione di sostanza stupefacente in concorso. Lo scorso 23 febbraio si è tenuta l’udienza preliminare ad Arezzo e la difesa ha chiesto il rito abbreviato per accelerare l’iter, sostenendo che la coltivazione fosse ad uso personale per di più con finalità terapeutiche. La prossima udienza è stata fissata per il prossimo 27 aprile.

“Voglio essere giudicato dalla giustizia, sono pronto ad assumermi le responsabilità di quello che ho fatto” dice con la determinazione del militante che pur stremato dai dolori, solo lievemente controllati dalla cannabis terapeutica, non abbandona la sua lotta.

Walter De Benedetto insieme all’Associazione Luca Coscioni ha anche promosso un appello rivolto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“La mia malattia si chiama ‘Artrite reumatoide’, mi è stata diagnosticata a sedici anni dopo tre mesi di febbre altissima. Si tratta di una malattia degenerativa e negli ultimi anni è avanzata a grandi passi, costringendomi a letto e soprattutto costringendomi a sopportare un dolore non sopportabile eppure continuo. Non c’è una cura per la mia malattia, ma c’è il modo di soffrire un po’ meno. E con la cannabis io riuscivo a soffrire un po’ meno. Ma, anche se ne ho diritto e se ho una prescrizione medica che me lo consente, non riesco a ottenere la quantità giusta che mi occorre per affrontare il dolore che quotidianamente mi accompagna.

Per questo ho deciso di fare da me, di coltivare delle piante di cannabis nel mio giardino. Perché io al mercato nero non ci vado, alla criminalità organizzata non darò mai un centesimo.”.

Per l’appello si può firmare qui: CLICCA QUI