Il quesito referendario sulla Legge Severino

EDITORIALE – Ieri mattina, in occasione della raccolta delle firme per i sei referendum sulla giustizia giusta, abbiamo avuto modo di notare che tantissimi cittadini interessati alla questione hanno espresso più di una perplessità sul quesito riguardante l’abrogazione della legge Severino.

Con questo breve articolo cerco di dare alcune risposte e alcuni chiarimenti a chi mi ha chiesto un approfondimento sul quesito referendario.

La Legge n°190 del 6 novembre 2012, cosiddetta Legge Severino, è stata promulgata sull’onda delle rilevazioni dell’UE e dell’OCSE sull’impatto della corruzione nei diversi paesi. Le stime collocavano l’Italia al terzo posto tra i paesi OSCE più corrotti. 

La Legge Severino puntava, pertanto, a limitare la corruzione e la concussione, introducendo l’ineleggibilità, la sospensione, la decadenza e l’incandidabilità di quei soggetti “a rischio”. 

Nel dettaglio:

–i condannati per concussione non sono considerati idonei a ricoprire cariche nella Pubblica Amministrazione o cariche politiche;

–chi è stato condannato a più di due anni di reclusione per reati punibili almeno fino a quattro anni non può essere considerato eleggibile o candidabile;

–una carica comunale, regionale e parlamentare può essere sospesa in caso di condanna, anche quando questa avviene dopo la nomina. La condanna può essere anche non definitiva e la sospensione può durare fino a 18 mesi;

–chi è stato condannato per corruzione non può essere candidato a cariche negli enti locali, nel Parlamento italiano e nel Parlamento Europeo.

Giova, però, evidenziare che la decadenza automatica di sindaci e amministratori locali condannati ha creato vuoti di potere e la sospensione temporanea dai pubblici uffici di innocenti poi reintegrati al loro posto è stata, in definitiva, una misura sommamente ingiusta. 

Il referendum si limita ad eliminare l’automatismo e restituisce ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici.

Come visto, tra l’altro, la Legge Severino ha anche valore retroattivo e prevede, anche a nomina avvenuta regolarmente, la sospensione di una carica comunale, regionale e parlamentare se la condanna avviene dopo la nomina del soggetto in questione. 

Insomma, per coloro che sono in carica in un ente territoriale basta anche una condanna in primo grado non definitiva per l’attuazione della sospensione, che può durare per un periodo massimo di 18 mesi.

La domanda che dobbiamo porci, allora, è la seguente: questa legge ha funzionato e diminuito la corruzione?

Nella stragrande maggioranza dei casi in cui la legge è stata applicata contro sindaci e amministratori locali, il pubblico ufficiale è stato sospeso, costretto alle dimissioni, o comunque danneggiato, e poi è stato assolto perché risultato innocente. 

La legge Severino ha esposto amministratori della cosa pubblica a indebite intrusioni nella vita privata.

L’altro quesito che dobbiamo porci è: che cosa succede se vince il SÌ?

Con il sì viene abrogata l’intera norma e si depenna quel funesto automatismo.

In buona sostanza, si restituisce ai giudici la facoltà di decidere, di volta in volta, se, in caso di condanna, occorra applicare o meno anche l’interdizione dai pubblici uffici.

Questo è il testo del quesito referendario: «Volete voi che sia abrogato il Decreto Legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell’articolo 1, comma 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190)?».