Il racconto di Noemi: ‘gravi disfunzioni al Don Uva di Potenza. Stanno facendo una strage’

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di Noemi Casella nella quale ci fa presente delle disfunzioni al Don Uva di Potenza e porta alla nostra attenzione il decesso della nonna avvenuto lo scorso 22 novembre per la quale chiede giustizia, non solo per lei ma per i poveri pazienti che stanno ancora lì dentro.

Vi scrivo per segnalare delle gravi disfunzioni che stanno avvenendo nel Don Uva di Potenza, in particolar modo nel reparto di geriatria (g6).
Purtroppo mia nonna è deceduta domenica 22 Novembre.
Non causa covid.
Era ricoverata nella struttura dal mese di maggio.
Durante l’estate siamo riusciti ad entrare, nonostante le restrizioni, rendendoci già allora conto della pochissima e superficiale cura che viene data ai poveri pazienti. Ad esempio: C’è gente non autosufficiente alla quale vengono messi piatti di cibo avanti e se questi non riescono a mangiare si porta semplicemente via tutto lasciandoli a digiuno.
Era il caso di mia nonna.
Questa è solo una delle tante cose contro le quali abbiamo replicato più volte, scontrandoci spesso con il personale.
Uno fra i vari episodi che devo necessariamente segnalare è stato lo scambio della sua dentiera con quella di altri pazienti.
Dal 31 agosto hanno chiuso gli accessi al pubblico causa covid. Noi tutti non l’abbiamo più vista da allora.
Fino all’inizio di novembre mia mamma è riuscita ad entrare con permessi speciali per farla mangiare, dal momento in cui da sola non riusciva e gli Oss le davano circa due cucchiai di cibo, passando poi oltre.
Con l’aggravarsi della situazione covid hanno proibito anche questo.
Da allora abbiamo perso sue notizie.
Non hanno risposto per giorni ai centralini né hanno fatto le tante auspicate videochiamate che ci avevano promesso.
Dopo varie repliche abbiamo avuto una videochiamata il 12 novembre.
Da allora non abbiamo più visto mia nonna.
Ci hanno proibito di ricevere altre videochiamate causa covid, il nesso fra le due cose non lo abbiamo mai capito.
Il brutto del racconto viene adesso.
Abbiamo replicato con chiunque per far valere i nostri diritti, allora per “tranquillizzare i parenti” hanno iniziato a contattarci con videochiamate gli operatori, inquadrando sé stessi, mai i pazienti e dicendoci per 10 giorni circa testuali parole: “sta bene, non ha covid, è stabile, sta a letto”.
Questo fino a Sabato 21 Novembre.
Domenica 22, la guardia medica ci ha annunciato la notizia della morte senza chiarirci la causa.
Ci hanno restituito la salma, in 10 giorni il corpo è deperito al punto tale che sono uscite fuori le ossa.
Lunedì 23 è arrivata nuovamente la solita videochiamata degli operatori, mia nonna all’obitorio, loro hanno detto: “sta bene, non ha covid, è stabile, sta a letto.”
Siamo rimasti di stucco.
Questo ha testimoniato le bugie dette.
Sono crollate tutte le nostre certezze.
Non sappiamo più cosa pensare, se mia nonna sia morta di stenti (cosa molto probabile perché lei non mangiava da sola e loro non si avvicinavano ai pazienti per evitare il contagio) o se è stata bene negli ultimi giorni.
Non solo per lei ma per i poveri pazienti che stanno ancora lì dentro chiedo giustizia.
Sono aumentate in modo esponenziale le morti che non dipendono dal covid.
Stanno facendo una strage.