Il riscatto del Rotonda calcio non è un miracolo ma una storia di gambe, fatica e respiri

Deve essere per l’aria buona che tira da quelle parti, o forse per il buon cibo – melenzane rosse e fagioli bianchi i prodotti della terra più noti e ricercati- che fa tanta salute, ma quello che sta accadendo al Rotonda calcio non ha nulla di miracoloso e tanto di terreno.

Partire svantaggiati può provocare due contrapposte reazioni: o ci si deprime, oppure si trova proprio nella difficoltà la forza necessaria per reagire e risorgere. Risalire la classifica del girone H delle serie D, se parti con un passivo di -8, è cosa complicata perché quel girone è da sempre il più difficile della categoria, ma evidentemente la sfortuna e gli dei del calcio non avevano messo in conto che il carattere dei lupi del Pollino stava lavorando in gran segreto per ribaltare il destino e rimettere ogni cosa al proprio posto. Possiamo parlare, senza ombra di smentita, di tremendismo gialloverde che come per il più famoso di un certo Torino, ha caratterizzato in questa prima parte della stagione il riscatto del Rotonda calcio. Ma cos’è questo tremendismo? Per citare colui che usò per primo questo termine, il poeta e giornalista Giovanni Arpino, è tremendista il club che sia capace di costituire una sfida ardua e tenace per chiunque: “una squadra di orgoglio, di rabbie leali, di capacità aggressive, mai vinta, temibile in ogni occasione e soprattutto quando l’avversario è di rango: tutto questo significa “tremendismo”.”

A guardare la classifica, la qualità del gioco e l’atteggiamento degli 11 in campo, e degli uomini in panchina, non sembra affatto dissacrante il paragone tra quel Torino e questo Rotonda, perché a determinare la sorte e a tagliare in due la storia del calcio non è mai la geografia e nemmeno la categoria o le luci della ribalta, ma le gesta umane, il sogno, l’ambizione, la buona volontà che diventa sudore, fatica e corsa. Gambe e respiri. Passi certi. Rincorse e dolori sul teatro verde. Desideri che diventano ambizioni. Sogni che restano ancora al mattino. Progetti che si fanno schemi e geometrie. Fantasie lasciate libere di inventare soluzioni e diventate possibili. Gol e parate. Stop e contropiede. Cori dei tifosi, sorrisi dei bambini, orgoglio di una comunità che guarda al futuro a testa alta.
Gambe e fiato non mancano certo ai calciatori del Rotonda, così come non difettano di ambizione e sete di riscatto.

In giro per il Sud sta nascendo una nuova storia di calcio umile ma determinato, che non è mai minore perché riempie di vita e poesia il cuore di chi davvero ama questo sport e di chi abita coraggiosamente la Basilicata interiore, così difficile ma così bella da far innamorare chiunque. Perché la geografia, come gli otto punti di svantaggio messi come piombo sulle spalle ai nastri di partenza, non è più un destino ma uno straordinario appuntamento con la storia.