EDITORIALE – Il silenzio ha il sapore di qualcosa di sospeso.
Il silenzio è per definizione un’assenza di qualcosa, assenza che è vuoto, vuoto da riempire.
Trovare qualcosa per riempire quel vuoto non è sempre facile, ma il vuoto spaventa e talvolta ci si accontenta di riempirlo di surrogati il cui unico compito è di allontanare la sensazione di angoscia che il vuoto può lasciare.
Ecco la difficoltà a vivere nel silenzio e nel silenzio della solitudine.
Un silenzio attonito ci coglie quando ci troviamo di fronte ad una tragedia personale o collettiva.
Eventi dirompenti, che colpiscono sia il singolo come tale ed il singolo come facente parte di una comunità, o eventi che colpiscono intere comunità, offrono molteplici spunti di riflessione;
voler capire cosa ci succede in questi casi non è voler sfruttare un’occasione, ma è necessario per crescere, per maturare ulteriormente, sia come individui che come comunità.
Sono emozioni e stati d’animo difficili e complessi da gestire.
Quello che si osserva, di fronte ad eventi di cui tutti hanno conoscenza, è la difficoltà a viverle nel silenzio.
Si avverte la necessità, quasi compulsiva di spostare le emozioni fuori da noi, renderle altro da sé, non lasciare spazi di riflessione, ma lanciare il nostro vissuto nell’etere, renderle non più proprie e far si che sia altro e/o altri ad elaborarle.
Allora si osserva il soffermarsi su dettagli che nulla aggiungono alla conoscenza, la compulsività nello scrivere e condividere scritti, o semplicemente frasi, sui social network che diventano calderoni di emozioni e sentimenti indefiniti che perdono il loro valore; chiacchiere rassicuranti di spalleggiamento di idee che servono a rassicurare ed a rassicurarci sulla bontà del riempimento.
C’è il rischio di perdere una cosa che è data dall’assenza di un’altra cosa: il silenzio.
Silenzio necessario e fondamentale, per lasciarci spazi di riflessione interna, di conoscenza di sé stessi e di elaborazione.
L’ introversione, nella società “postmoderna” è vista e vissuta come un problema, un sintomo di qualcosa che non va, cerchiamo invece di cogliere l’importanza del silenzio ed il suo valore imprescindibile.
Le parole, se non anticipate da un silenzio ristoratore, che le riempia di significato, rischiano di essere suoni da riempire di significati che non sono loro.






































