POTENZA – Il volto di Hind Rajab, la bambina di sei anni uccisa a Gaza e rimasta per ore al telefono con i soccorritori della Mezzaluna Rossa, impossibilitati a raggiungerla a causa della presenza militare nella zona, oggi guarda la città di Potenza da una parete in via Verdi.
Il murale è stato realizzato dallo street artist Jorit nell’arco di circa due mesi, grazie a uno sforzo collettivo che ha coinvolto un’intera comunità. Cittadini e sostenitori hanno contribuito all’acquisto dei materiali e alla copertura dei costi per l’impalcatura e i lavori, per un investimento complessivo di circa 40 mila euro.
L’opera, imponente nelle dimensioni – 10 metri per 28 – è stata realizzata utilizzando 6.500 bombolette spray. Un lavoro che lo stesso Jorit ha definito “un’opera collettiva, voluta da tutti”, proprio per il forte coinvolgimento popolare che ne ha accompagnato ogni fase.
Per arrivare alla sua realizzazione è stato necessario un articolato percorso autorizzativo, che ha coinvolto i proprietari degli appartamenti dello stabile, tra cui anche l’Ater, culminato in un via libera unanime. Un passaggio decisivo che ha consentito di portare a termine un progetto dal forte valore simbolico e civile.
Il senso profondo dell’opera è racchiuso nelle parole dell’architetto Antonio Maroscia, che ha seguito i lavori: non è stata casuale la scelta di collocare il volto di Hind su un edificio, per “far dialogare la fisicità di un palazzo cittadino con i problemi legati ai nostri sensi di colpa per ciò che non riusciamo a fare”. Hind, ha aggiunto, “è allo stesso tempo un’amica delle sue coetanee e una persona da coccolare”.
Attraverso l’arte urbana, dunque, si è scelto di risvegliare le coscienze. E a giudicare dall’attenzione suscitata, dalle tante persone che quotidianamente si fermano a fotografare il murale e da chi ha seguito con partecipazione l’avanzamento dei lavori in questi mesi, l’obiettivo può dirsi pienamente raggiunto.








































