Il vuoto delle nostre piazze e quella speranza da riempire

EDITORIALE – E’una domenica della Palme che lascia immagini e vuoti che fino a poco tempo fa erano inimmaginabili.

Ognuno ne porterà dentro di sé una e la interpreterà e vivrà a suo modo, con fede, preghiera, attenzione o anche laicismo.

Ma i simboli di questa domenica non ci sono estranei del tutto e, sicuramente, per la comunità dove vivo, non è passata inosservata l’immagine di un parroco che da solo, in una Piazza San Giacomo vuota, alza le palme al cielo in segno di devozione e preghiera.

Un gesto che va aldilà del significato o del messaggio cristiano che rappresenta, poiché per molti, nella domenica che precede la Santa Pasqua, quella piazza era sinonimo di festa, allegria, bambini che portavano le proprie palme a benedire e poco importa se magari durante la celebrazione chiacchieravano o scherzavano un po’.

E’ il vuoto che ci lascia attoniti, un vuoto che la speranza prova a riempire e a renderlo meno abissale in ogni persona che sta vivendo questo momento così difficile, da chi lo vive in prima linea con il proprio lavoro fino a chi cerca di fare il proprio dovere restando a casa.

In  quella piazza con Don Franco c’eravamo tutti, anche chi è solito non frequentare la Chiesa di domenica o in altre occasioni perché, ognuno di noi a suo modo, spera e cerca conforto nella fede, nella scienza o in ciò in cui più crede.

Per questo il mio augurio per questa domenica delle Palme è che ci sia speranza da donare e vivere, indipendentemente da ciò in cui si crede o non crede, in modo che quelle piazze possano tornare e ritrovarci protagonisti sorridenti della nostra ritrovata quotidianità.

(Foto di Antonio Sisti)

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