POTENZA – Da Melfi a Matera, da Venosa a Policoro, passando per Banzi e Grottole: la mappa degli impianti a biogas autorizzati in Basilicata continua ad allargarsi. L’ultimo in ordine di tempo è quello di Policoro, che lo scorso 13 ottobre ha ottenuto l’autorizzazione unica ambientale, nonostante le richieste di revisione avanzate dal Comune e le preoccupazioni della cittadinanza.
Il progetto – spiegano le consigliere regionali del Movimento 5 Stelle Alessia Araneo e Viviana Verri – era stato inizialmente sospeso in autotutela dopo le osservazioni dell’amministrazione comunale, che aveva segnalato diverse criticità. Tuttavia, l’iter è stato poi riattivato, con l’approvazione definitiva dell’impianto.
Una decisione che non ha placato le polemiche. Proteste, audizioni in terza commissione e appelli di cittadini e agricoltori non sono bastati a fermare il progetto, che dovrebbe sorgere in un’area prossima ad abitazioni e aziende agricole. Le preoccupazioni principali riguardano le emissioni odorigene e l’intenso traffico di mezzi pesanti necessario al trasporto dei liquami zootecnici, poiché – sottolineano le consigliere – “il fabbisogno dell’impianto non potrà essere soddisfatto dalle aziende del territorio”.
Per Araneo e Verri il nodo politico è chiaro: “Questi impianti, presentati come ‘green’, non favoriscono affatto l’economia circolare, poiché risultano spesso scollegati dal tessuto produttivo locale, in aree a vocazione agricola e non zootecnica. È l’ennesimo colpo inferto alle produzioni di pregio del Metapontino, come la fragola, già in crisi per la siccità”.
Secondo le esponenti M5S, alla base del problema c’è l’assenza di una pianificazione regionale che individui le aree idonee per tali strutture e definisca una strategia di tutela del territorio contro possibili speculazioni.
“Ancora più grave – aggiungono – è la mancanza di confronto politico e con i cittadini: è rimasta senza risposta anche la richiesta di incontro inviata al presidente Vito Bardi dall’associazione Difendiamo il territorio”.
Situazioni analoghe, evidenziano le consigliere, si riscontrano anche a Grottole, Matera, Melfi, Venosa, Genzano e Banzi, dove le autorizzazioni “vengono trattate come semplici pratiche burocratiche, mentre la politica abdica al proprio ruolo di programmazione, limitandosi ad approvare norme che ne facilitano l’iter”.
E concludono con un attacco diretto alla maggioranza: “Quando il centrodestra lucano si accorgerà di essere stato eletto per governare e programmare lo sviluppo della Basilicata, e non per trasformarla in terra di conquista per pochi?”










































