In bilico: borderline e la ricerca del mezzo

Articolo a cura di Yasmine Sebai

EDITORIALE – “Sono difettoso,ciò che mi rende disgustoso alla società,ma allo stesso tempo mi porta in alto,proprio sulle loro teste come fossi un Dio da adorare,forse io sono un Dio o forse sono solo un disgustoso difetto di fabbrica in questo macello di carne umana?”

Tra fasi maniacali e fasi depressive il disturbo borderline della personalità si distingue proprio per questo,non esiste un mezzo,è tutto o nero o bianco,sono tutti cattivi o buoni.
In fase maniacale ci si sente di stringere il mondo tra le mani,di essere invincibile ed è proprio per questo che il borderline essendo molto instabile durante queste fasi potrebbe sviluppare dipendenze e comportamenti aggressivi,invece per quanto riguarda la fase depressiva abbiamo un intensa sensazione di vuoto cronico,paura dell’abbandono e spesso comportamenti autolesivi e molta impulsività che rende difficile anche i rapporti interpersonali.
La personalità borderline così come la conosciamo se tenuta sotto controllo con terapie e farmaci è quasi del tutto completamente innocua,ma questo potrebbe cambiare senza una cura e un aiuto adeguato dato che la percentuale di suicidio per chi soffre di questo disturbo è più alta della media.
Le cause per sviluppare questo disturbo sono molteplici,specialmente molte di queste esperienze negative subite durante l’infanzia:abusi fisici,sessuali,assenza di supporto genitoriale e vissuti di abbandono.
Tutta via è possibile sviluppare questo disturbo anche in assenza di traumi.
Il borderline è sempre sul filo del rasoio,per lui esiste solamente la felicità più pura o la depressione più profonda oltre ad avere un immagine di se molto spesso distorta.
Ma passiamo alla cura, la cura dei disturbi di personalità come il borderline prevede spesso una gestione di diverse problematiche psichiatriche presenti contemporaneamente nello stesso soggetto. Il disturbo borderline infatti presenta una forte correlazione con altri disturbi come disturbi depressivi,d’ansia ,disturbi post traumatici da stress e spesso abuso di sostante e disturbi alimentari, a questo punto un corretto percorso di cura quindi dove prendere in considerazione sia la patologia della personalità che anche gli eventuali disturbi psichiatrici in comorbilità.
Quindi cosa NON fare quando entriamo a contatto con una persona borderline?
E’ importante non far capire alla persona che ne soffre di avere una malattia o un problema ma piuttosto offrire un supporto emotivo,incoraggiarlo e comprenderlo. Spiegare alla persona che i suoi comportamenti non sono sani incrementa nell’altro una fortissima rabbia e incomprensione, aumentando in lui i suoi pensieri paranoici e generando odio che può manifestarsi attraverso comportamenti aggressivi, rischiando di passare da “soccorritore” a “persecutore”. Sarebbe meglio chiedere se i comportamenti che mette in atto gli piacciono oppure no. Importante è anche evitare di utilizzare la minaccia dell’abbandono/di andarsene, ma lavorare sul dialogo, non in fase di crisi o aggressività, ma in maniera calma e comunicando le proprie emozioni l’un l’altro. 

Visto che il paziente con diagnosi di disturbo borderline di personalità tende a non richiedere un intervento di tipo psicologico, né un intervento educativo e visto che ogni tentativo di convincerli fallirebbe o quasi a meno che il paziente non sia molto lucido sulla propria condizione, nel corso degli anni siamo riusciti a mettere a punto degli strumenti d’intervento di tipo indiretto rivolti sopratutto ai genitori.
Nella maggior parte dei casi l’intervento è diretto alla madre, questo perché il rapporto tra madre e figlio è quello che presenta le maggiori opportunità di essere mantenuto. Il trattamento indiretto può essere sia di tipo psicologico che ti tipo prettamente educativo. L’obiettivo è fornire al genitore strumenti conoscitivi e strategie di comunicazione e comportamento chiare e realmente pratiche per permettere di gestire e modificare la situazione. I trattamenti indiretti mirano a offrire quello che manca al genitore vale a dire il “sapere come fare”.
La terapia psicologica indiretta o l’intervento educativo prevedono che il proprio figlio non sappia che il genitore si stia rivolgendo a qualcuno e, allo stesso tempo, che ci siano dei contatti abbastanza frequenti tra il genitore e il figlio. L’ideale è che il figlio viva ancora sotto lo stesso tetto con il genitore che richiede l’intervento.
Questa modalità di trattamento è quella che ha permesso di ottenere il più alto tasso di successo nella gestione e nella remissione dei comportamenti impulsivi favorendo la strada a un cambiamento naturale e spontaneo nel figlio che presenta tratti borderline di personalità.
Per ottenere un più alto tasso di successo è necessario che il genitore segua le indicazioni pratiche del professionista. Il professionista esperto in teoria emotocognitiva (il modello di riferimento per questa tipologia di interventi utilizzato nei nostri centri)
mira a fornire infatti le strategie concrete di comunicazione, indicando cosa dire, come dirlo e quando dirlo. Non si tratta soltanto di indicazioni generiche. Sono indicazioni molto pragmatiche e basate sullo studio della comunicazione che intercorre tra genitore e figlio.
In genere un ciclo d’intervento si compone di tre momenti principali.
Una prima fase di valutazione della comunicazione tra genitore e figlio, una seconda fase di educazione scientifica sul processo di funzionamento con indicazione delle strategie di comunicazione e comportamento e quindi una verifica costante delle variazioni ottenute e un’ultima fase di consolidamento e mantenimento dei risultati. Un ciclo si compone mediamente di 10-15 incontri dei quali soltanto i primi 4 o 5 si svolgono a cadenza fissa (una volta a settimana o una volta ogni due settimana a seconda dei casi) per poi aumentare la distanza tra un appuntamento e l’altro sempre (dopo due settimane dall’ultimo, poi dopo tre, poi dopo un mese e così via).
Quindi se si vuole aiutate un proprio figlio o un paziente borderline tre punti sono fondamentali:
Consultazione di un esperto
Calma pazienza e comprensione dell’individuo
Comunicazione genitore-figlio persona-paziente.
Ricordate che la persona borderline è sempre sul filo del rasoio quindi un errore potrebbe essergli fatale e ricordate che il rimorso è l’unica cosa che avrete sempre anche se non volete.
Vi lascio con una canzone quasi un racconto che potrebbe aiutare a capire meglio soprattutto la parte autolesionista della persona borderline.

“Ieri stavo sola a casa nel bagno di mamma,volevo tagliarmi i capelli con il rasoio,ho messo la mano sulla lametta da barba e mi sono chiesta ‘che prova una ragazza che si taglia?’
Lara si guarda allo specchio ripensa alla sua amica,pensa che è una stupida e che non l’ha mai capita,lei soffre troppo ma fuori fa meno male,ha bisogno di tagliarsi vuole sentirsi reale”
Low Low:Borderline