In ricordo di Daniel D’Amico

EDITORIALE – “L’aereo è partito adesso”. Sono queste le ultime parole che mamma Rachele ricorda del suo Daniel.

Con una telefonata l’avvisava che il papà e il fratello Nicola erano appena partiti da Bologna. Era domenica 17 settembre 2001.

Il venerdì, Pepè e Nicola l’avevano accompagnato a Bologna dove avrebbe iniziato il secondo anno accademico alla facoltà di Lingue.

Giunto a Lauria, papà Pepè gli telefonò per comunicargli il loro arrivo, ma Daniel non rispose. Le telefonate continuarono numerose il lunedì ma, dal telefono di Daniel che squillava regolarmente, nessuna risposta. 

L’ansia e la preoccupazione raggiunsero livelli altissimi il martedì, quando si pensò di telefonare alla padrona di casa che, accompagnata dai vigili del fuoco chiamati dai carabinieri, si recò nell’abitazione dove, da poco tempo, abitava Daniel.

Daniel era a terra con le mani in petto, forse nell’atto di proteggersi da quel dolore acuto del quale, probabilmente, non ebbe neanche il tempo di prendere consapevolezza. Il medico che eseguì l’autopsia disse a Rachele: “Signora, un aneurisma ha fatto scoppiare il cuore!”

Nella mente di mamma Rachele affiorò il ricordo di uno forte scoppio  sentito poco tempo prima mentre, in macchina, si recava con Giancarlo a Bologna. Fu uno scoppio improvviso, secco, quasi un segno premonitore!   

Nel racconto di mamma Rachele si susseguono sprazzi di ricordi dolorosi che costellarono quelle tristi giornate!

Di ritorno da scuola trovò la casa piena di gente: parenti, amici e persone estranee…mezze parole…abbracci… e premure. 

Poi, il viaggio verso Bologna e la grande piazza davanti all’obitorio della Certosa gremita di gente di Lauria: amici residenti a Bologna e pervenuti da ogni parte dell’Italia…Agostino Giordano che, commosso, le chiese: Signora Rachele, vuole un po’ di acqua?

E poi, quel freddo marmo dove era disteso il suo Daniel ancora con le mani strette sul petto… e qualcuno che le disse: “Su questo stesso marmo c’è stato anche il corpo del grande pilota Senna”…e lei che rispose: “Mio figlio è più importante di Senna!”

E poi, la comprensione del personale della struttura dell’obitorio…il prezioso aiuto delle dottoresse Anna Rina Miraglia e Sandra D’Amico che sbrigarono le varie pratiche burocratiche per il trasporto della salma…il medico che la rassicurò dicendo che avrebbe effettuato l’autopsia con una tecnica poco invasiva…quegli stivali acquistati da poco che lei volle fossero messi a Daniel perché gli piacevano tanto! 

Sono ricordi dolorosi, che ancora oggi, dopo sedici anni, fanno tremare la voce di Rachele e le riempiono gli occhi di lacrime. Ma, afferma con convinzione di avere elaborato il grande dolore dei primi anni, grazie alla fede ed agli amici che non le hanno fatto mancare il loro sostegno e la loro comprensione. Un pensiero particolare va a Rosaria, la mamma di Gelsomina, che, avendo vissuto la sua stessa disgrazia, l’ha aiutata non poco a superare pian piano lo strazio lacerante dei primi tempi successivi all’immane perdita di un figlio.

Il viso di Rachele si apre al sorriso quando le chiedo di parlarmi del suo Daniel. Queste le sue parole:

“E’ stato, sin da piccolo, un bambino socievole, vivace e allegro. Gli piaceva scherzare. Aveva tantissimi amici, che voglio ricordare, sperando di non dimenticare nessuno: Giacomo Chiarelli (Massarone), Biagio Sarubbi, Giuseppe Ielpo (Mike), Gaetano Carlomagno, il cugino Stefano, Vincenzo Cantisani, Giacomo e Leonardo Mazzilli, Filippo Calcagno e poi i suoi fratelli Nicola e Giancarlo con i quali amava scherzare, sempre in uno spirito di gioiosa ed affettuosa complicità. Anche con noi genitori era molto affettuoso: spesso ci abbracciava e ci baciava”. 

Poi mi racconta di un episodio accaduto di recente. Andava, con Giancarlo, da Bergamo a Verona quando, all’improvviso, un fascio di luce abbagliante passò davanti alla macchina: sembrava un’enorme stella cadente. Il suo pensiero andò subito a Daniel: era felice di vederli insieme e dei prestigiosi successi del fratello nel panorama sportivo della pallavolo. 

Mentre conversiamo, arriva Pepè con le borse della spesa. Saluta, ascolta, interviene solo se Rachele gli chiede qualche particolare di Daniel che a lei sfugge. Prima di andare via, nel salutarmi, mi dice: “Quando ero in macchina, a volte si metteva in mezzo alla strada con le braccia aperte, mi costringeva a fermarmi, poi diceva “il papà più bello del mondo!”.

Nicola, chiamato spesso in causa dalla mamma, ricorda con precisione le date più significative della vita di Daniel, contribuendo a ricostruire la breve esistenza del fratello.

Anche le testimonianze di Giancarlo, contattato tramite e-mail, sono state importanti per poter tratteggiare la breve e intensa vita di Daniel.

Da quando aveva sette/otto anni iniziò a cimentarsi nel gioco della pallavolo, dimostrando grande entusiasmo, impegno e passione. 

Crescendo, acquisì gradualmente capacità tecniche, professionali e umane che gli consentirono di realizzare importanti e significativi successi in questo sport.

Partecipò a tutti i campionati di categoria della Federazione, nelle file della C. S. Pallavolo Lauria di Michele e Lucia Accili, raccogliendo svariati successi provinciali e regionali nelle categorie under 14, under 16 e under 18. Nel 1997 e 1998 partecipò alla selezione regionale di Basilicata per i trofei delle Regioni raggiungendo, nel 1998, in Trentino, un ottimo tredicesimo posto. Sempre nelle squadre della C.S. Pallavolo prese parte alla serie C Regionale e alla B2 Nazionale. Condivise tutti i suoi successi con tanti suoi amici e con il suo storico allenatore Giuseppe Iannarella.

Nelle parole di Giancarlo si coglie forte il dispiacere per quanto Daniel, purtroppo, non ha potuto realizzare nei vari ambiti della sua vita. E’ un dispiacere misto ad una sorta di rammarico per non essere stato in grado di immaginare il grave problema fisico che lo privò della vita nel fiore degli anni.

Tra i ricordi di Giancarlo emergono alcuni episodi emblematici delle innate virtù umane di Daniel. Tante le situazioni condivise per le strade di Bologna nell’agosto del 2001: una signora anziana aiutata da Daniel a portare la spesa a casa, le monete regalate a chi aveva bisogno, le sue copiose lacrime davanti alla televisione di un pub in via Murri, mentre guardavano lo speciale dedicato all’attacco terroristico alle Torri Gemelle.

Giancarlo afferma con una nota di comprensibile rammarico e tristezza: 

“Era un ragazzo corretto e sensibile. Dietro una maschera, a volte di durezza, nascondeva una grande sensibilità e disponibilità.

Vedo Daniel in ogni tramonto, in tutto ciò che mi circonda! Vivo la quotidianità ed ogni mia esperienza con la promessa di dare il meglio, perché sono convinto che lui è con me. La stagione scorsa, nella sua Bologna, la vittoria della Coppa Italia di Superlega ha avuto un sapore particolare: non ero solo, lui era con me!

Da qualche anno “sento” che in ogni mia bella esperienza c’è lui…con me…sempre!