In ricordo di Emilio Colombo a cento anni dalla sua nascita. Intervento di Pittella in Senato

ROMA – Riproponiamo integralmente il discorso del Senatore Gianni Pittella tenotosi in Senato “in ricordo di Emilio Colombo a cento anni dalla sua nascita”.

A me oggi l’onore di ricordare nei cento anni dalla nascita uno dei grandi padri della Repubblica con cui per ventura condivido la terra d’origine: Emilio Colombo.

Deputato alla Costituente, parlamentare, sindaco, sottosegretario all’agricoltura, sette volte ministro, presidente del Consiglio dei Ministri, presidente del Parlamento europeo e senatore a vita.

Il suo cursus honorum è stato così vasto e alto, dalla fine della guerra fino al nuovo secolo, che di fatto può dirsi il racconto di mezzo secolo di Repubblica.

Papa Pacelli incontrandolo giovinetto nel 1946 pronosticò felicemente: “Questo Colombo volerà” e poche settimane dopo avvenne la sua prima elezione tra i costituenti con 21.000 preferenze a Potenza.

I suoi tratti distintivi, l’eleganza, la gentilezza, la facilità di rapporto con chiunque (era facile vederlo parlare con contadini lucani che lo avevano conosciuto giovanissimo), l’oratoria ragionata, la capacità di capire e spesso anticipare e controllare i processi politici, il radicamento territoriale ne fecero da subito un leader indiscusso e popolare. Ma fu la sua capacità di visione che lo rese uno statista.

Fu infatti un anticipatore, una mente e una voce che guardavano dritte al futuro e mai come oggi ne avvertiamo il bisogno a livello europeo, se di fronte ad una pandemia che semina morti, fame e miseria, permangono ancora in alcuni atteggiamenti di inaccettabile egoismo frutto di disarmante assenza di visione.

L’europeismo di Colombo fu limpido e coerente a difesa al contempo degli interessi nazionali e dell’integrazione comunitaria, considerando in modo lungimirante i primi e la seconda in un inscindibile progetto unitario.

Fu prima negoziatore italiano (“rispettatissimo”, come lo definì Montanelli) in quel delicatissimo momento di crisi delle politiche agricole seguita alla cd. crisi “della sedia vuota” voluta dal francese De Gaulle che Colombo contribuì a riportare al tavolo delle trattative. Fu davvero un grande europeista e nel 1981 fu il “piano Genscher-Colombo”, sottoscritto da Germania e Italia a definire i capisaldi dell’integrazione politica con la nascita cinque anni dopo, con l’Atto Unico Europeo, della CEE.

Riusciva a combinare l’esercizio più alto della rappresentanza politica intorno al mondo, noti i suoi rapporti di confidenza con alcune delle personalità più importanti del novecento, anche le più diverse, da Gromyko a Deng Xiaoping passando per la Thatcher, con il lavoro nel suo collegio elettorale, nella sua terra di nascita, la Basilicata, basti pensare che l’ospedale San Carlo di Potenza fu modellato, come egli raccontò, su una struttura ospedaliera che aveva apprezzato in una visita ufficiale negli Stati Uniti.

I suoi anni più belli, come pure amava dire, furono al Tesoro: dieci anni trascorsi con sette diversi incarichi, sempre al fianco dell’indimenticato governatore Guido Carli, fronteggiando insieme la prima grande inflazione italiana dopo quella di De Gasperi.

Una storia straordinaria, costellata anche di momenti difficili, come la rivolta domata da premier a Reggio Calabria contro il “Boia chi molla” di Ciccio Franco.

Un onore anche personale averlo conosciuto e, pur partendo da identità politiche diverse, averlo considerato sempre un alto riferimento.

Un modello per chiunque sappia intravedere nella politica strumento di emancipazione e di progresso e nella ricerca della sintesi il cuore del processo democratico.

Questa Repubblica, questo Parlamento gli devono molto e ricordarlo a cento anni dalla nascita è un dovere e un monito, in questi tempi difficili che il Paese saprà superare anche grazie al ricordo del suo esempio.

In ricordo di Emilio Colombo a cento anni dalla sua nascita

Il mio ricordo al Senato di Emilio Colombo

Pubblicato da Gianni Pittella su Mercoledì 29 aprile 2020

Pubblicità