In ricordo di Gelsomina Scaldaferri

EDITORIALE – La breve ed intensa vita di Gelsomina Scaldaferri è stata da me ricordata nel libro “Un ciclone di nome Gelsomina”, presentato il 12 novembre del 2016. La manifestazione, che si svolse nella sala Brancati, registrò la presenza di un numeroso pubblico e suscitò momenti di intensa partecipazione emotiva.

Torno a parlare di Gelsomina dalle colonne di questo Portale d’Informazione per coloro che non hanno avuto modo di leggere il libro, ma anche per rilanciare un messaggio di esortazione, soprattutto ai giovani che oggi si lasciano pervadere dall’apatia, dallo sconforto, dalla mancanza di interessi e di una visione ottimistica del loro futuro.

Gelsomina ha rappresentato un esempio di dinamismo, di determinazione, di amore profondo e viscerale per la vita in tutti i suoi aspetti. 

Il suo carattere forte e determinato, la sua gioia di vivere erano caratteristiche che si manifestarono sin dagli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Il  sorriso furbo e lo sguardo attento e indagatore erano testimonianza di una vitalità fuori del comune. Sempre pronta allo scherzo, se le inventava tutte per creare momenti e situazioni di divertimento. Non amava stare sola, cercava la compagnia dei cugini e degli amici di scuola, con i quali si ritagliava sempre un ruolo di leader: le piaceva fare battute, inventare giochi nuovi e anche rischiosi, confrontarsi e vincere.

Cresceva fisicamente forte e robusta. Il suo sederino e il suo pancino prominenti erano una preoccupazione per mamma Rosaria, che spesso diceva: “La devo mettere a dieta, mangia troppe leccornie!”. Incredibile come, in un breve arco di tempo, le sue sembianze cambiarono: la bambina diventò una bellissima ragazza alta, slanciata, magra, con un viso incorniciato da una chioma bionda e illuminato da occhi grandi e di colore azzurro mare, resi ancora più belli dai primi e cauti trucchi.

Non passava inosservata Gelsomina! Qualsiasi cosa indossasse, anche uno straccetto da quattro soldi, la sua bellezza era prorompente, unica. Lei ne era consapevole, ma non assumeva atteggiamenti boriosi o di ostentazione. I ragazzi ammiravano la sua bellezza ma anche quel suo modo di fare allegro e scanzonato, l’esuberanza e la gioia di vivere, la frenesia di sperimentare ogni occasione nuova e di cimentarsi con slancio ed incurante del pericolo anche in esperienze che potevano comportare qualche rischio.

La ricordo giovane studentessa del liceo “Nicola Carlomagno”.

Era l’emblema della vita. Oltre ad adempiere gli impegni scolastici, non perdeva occasione per promuovere e progettare momenti di festa e di sano divertimento con le sue amiche del cuore.

Conseguita la licenza liceale, si trasferì a Roma dove frequentò la facoltà di giurisprudenza. A diciannove-venti anni tutto sembra possibile, estremamente piacevole e gratificante. Non si pensa minimamente ad aspetti negativi e ad eventualità inimmaginabili che, purtroppo, fanno parte della incertezza e della precarietà dell’esistenza umana.

Il suo ritorno a Lauria coincise con l’inizio delle trasmissioni di due emittenti private: Teleoasi e Telelauria. Gelsomina fu protagonista di entrambe, ma profuse il suo impegno ed il suo entusiasmo in particolare nelle trasmissioni di Telelauria.

Bella, spigliata, sicura di sé, grazie anche alla frequenza a Roma dell’Istituto Superiore di Formazione al Giornalismo e della Comunicazione, arrivò ad acquistare una professionalità che le avrebbe consentito una gratificante e luminosa carriera nel mondo dell’informazione giornalistica e televisiva.

L’amore e la dedizione per i bambini, l’esperienza di ballerina acquisita frequentando un corso di discipline artistiche le consentirono di creare una scuola di danza a Maratea. Indimenticabile il saggio di fine anno svoltosi il 18 luglio 1992. Indelebile il suo ricordo nella mente e nel cuore delle sue alunne.

Iscritta dal dicembre 1992 all’Ordine dei Giornalisti di Puglia e Basilicata, collaborò con il quotidiano “Roma” e più volte presentò manifestazioni di rilievo regionale e nazionale, quali il “Premio Teatro Maratea” in compagnia di Gigi Marzullo, il “Disco d’oro”, il concorso di bellezza “La bella d’Italia”, il “Premio Di Giacomo” in compagnia del cantante napoletano Roberto Murolo.

I sogni e le aspettative erano ambiziosi, anche perché il suo nome incominciava a circolare negli ambienti giornalistici regionali grazie alle sue capacità di comunicazione chiare, incisive, che sapevano centrare l’argomento e renderlo comprensivo a tutti.

Il salto di qualità lo fece con un contratto con Telenorba. Si trasferì a Conversano, in provincia di Bari.

Nell’ambiente giornalistico di Telenorba si fece subito apprezzare per le  doti di impegno e di passione, per la sua professionalità. Le vennero affidati principalmente inchieste e reportage di cronaca locale, nei quali profuse grande entusiasmo, riscuotendo apprezzamenti e unanimi consensi da tutto lo staff della redazione. 

Il suo non era un lavoro, ma una passione, il coronamento di un sogno!

Dal 1993, anno di istituzione del CIF a Lauria, Gelsomina diventò socia di questa meritevole associazione di volontariato. Antonella Viceconti, responsabile del CIF a vari livelli di cariche istituzionali, ricorda il suo impegno associativo attivo e la sua sensibilità per l’universo femminile.

L’impegno sociale, in particolare a favore dei più deboli, dei disabili, degli anziani, fu il motivo che la spinse a candidarsi alle elezioni amministrative nell’anno 1993. Voleva contribuire all’affermazione di un modo nuovo di fare politica. Emblematico il suo slogan elettorale: 

NELLA GENTE PUO’ NASCERE UNA SPERANZA. FORSE, PIU’ UN DESIDERIO CHE UN PROGETTO. MA QUALE CAMBIAMENTO E’ MAI POSSIBILE SENZA ESSERI UMANI CHE LO VOGLIANO?”

Candidata nella lista “Democrazia Cristiana”, profuse nella campagna elettorale l’entusiasmo, la tenacia e l’ostinatezza che la contraddistinguevano e che erano il risultato di profonde e radicate convinzioni. In queste elezioni i partiti di sinistra ebbero la maggioranza. Gelsomina, con un soddisfacente consenso, fu eletta consigliere all’opposizione nel governo cittadino.

Sembra incredibile come una persona possa avere perseguito tanti obiettivi in un così breve arco di tempo! Bisognava fare in fretta: forse il Destino o Qualcuno che veglia su di noi e decide delle nostre vite, guardando dall’alto tra i fiori di un giardino, aveva deciso di coglierne uno, scegliendolo tra i più belli. Per questo le trasmise una forza ed una vitalità straordinarie, in grado di lasciare un segno significativo del suo fugace passaggio in questo Mondo.

Fu proprio in questo anno, il 1993, che iniziò il calvario dei malesseri, delle visite mediche, delle indagini radiologiche ed ecografiche. In un primo momento fece tutto da sola per non creare preoccupazioni ai genitori, dimostrando una grande forza d’animo. Si recò da un famoso e accreditato ginecologo di Salerno che le consigliò di fare un prelievo. Dopo qualche giorno ebbe la diagnosi: i tessuti analizzati erano sani.

Il Destino aveva scoccato la sua freccia che andava diritta verso il suo bersaglio di morte: solo così si può spiegare il fatto che nell’intervento era stata prelevata una porzione sana di tessuti e non quella malata. Questo naturalmente comportò il protrarsi dell’inizio delle cure.

I primi mesi del nuovo anno, il 1994, videro Gelsomina sempre più stanca e pensierosa. Gli impegni lavorativi, durante il giorno, le facevano in parte superare i frequenti malesseri che la tormentavano. La notte, invece, non riusciva a dormire. 

Nella mia mente si affollano ricordi dolorosi : l’intervento eseguito nell’ospedale di Benevento “Fatebenefratelli”, i viaggi a Parigi, il ricovero nella clinica privata “La villa del sole” a Napoli e poi, negli ultimi giorni, a Potenza. 

L’11 settembre 1994: mi piace pensare che un Angelo dalle ali dorate l’abbia accolta nelle sue braccia e l’abbia portata con sé in un luogo splendente di luce divina, dove non esistono il dolore, la tristezza, l’odio e la cattiveria. E’ questo il luogo della felicità eterna!

Sgomento e incredulità: sono questi i due sentimenti che assalirono l’animo dei laurioti e di tutti quelli che la conoscevano.

Era una calda domenica di settembre. La notizia si diffuse rapidamente: fu un passa parola discreto e sommesso, si aveva quasi timore di pronunciare la parola “morte”. Un silenzio assordante avvolse Lauria anche il giorno dei funerali, il 12 settembre, improvvisamente rotto dalle urla strazianti di nonna Gelsomina che, dal suo balcone, rivolgeva  l’ultimo saluto alla cara nipote. Molti non riuscirono a trattenere il pianto!