In ricordo di Rodolfo Mignone

Persona geniale, dotata di spirito d’iniziativa e d’intraprendenza, di virtù umane eccezionali

EDITORIALE – Il 23 aprile 2017 lo stadio comunale di Lauria, con un bel “vestito “ nuovo dal colore verde smagliante dell’erbetta sintetica, viene intitolato a Rodolfo Mignone. 

Un omaggio dovuto ad un cittadino che ha amato il suo paese in maniera unica, con lo slancio e la passione di chi crede fermamente in certi valori, quali il legame profondo con le proprie origini, i sentimenti dell’amicizia e della solidarietà, la convinzione che l’impegno e il lavoro sono fondamentali per dare senso e valore alla vita. 

Definire l’esistenza umana di Rodolfo solamente avventurosa è un modo riduttivo per delineare la personalità di un uomo geniale, dotato di spirito d’iniziativa e d’intraprendenza, di virtù umane eccezionali che si concretizzavano in atti e manifestazioni  di generosità e di altruismo.

Rodolfo nasce in una famiglia numerosa. Già nell’infanzia dimostra una vivacità e un’irrequietezza non comuni. Angelo, mio marito, che faceva parte della cerchia dei suoi amici, ricordava il suo dinamismo, la sua voglia sfrenata di divertirsi, la sua creatività  ed il suo estro nell’ideare situazioni e giochi anche rischiosi,  ma particolarmente interessanti e avvincenti.

Crescendo, l’intraprendente Rodolfo dimostra sempre di più di essere uno spirito libero: non ama le situazioni prestabilite, sicure, quelle che pongono le basi per un futuro tranquillo e sereno. Anche la scuola, con le regole, lo studio e l’impegno costante poco si concilia con il suo carattere esuberante e vulcanico.

Dopo qualche anno di frequenza presso l’Istituto di ragioneria, incomincia a lavorare in una impresa edile. Ma le  idee e le aspirazioni sono altre.

I confini ristretti del suo paese sono quasi una prigione: ha percezione della vastità del mondo e vuole spiegare le ali per conoscere nuovi luoghi, nuova gente, per soddisfare quell’innato bisogno di sperimentare, di mettersi alla prova e anche di rischiare. 

Così, un giorno, sfidando le remore e i rimproveri della famiglia, sale a bordo di un autobus della ditta Loguercio e parte per Salerno, da dove prende il treno che lo porta a Milano. 

Rodolfo, dopo avere preso coscienza di una realtà nuova,  diversa da quella di provenienza, inizia a muovere i primi passi con quello spirito di curiosità e di intraprendenza che gli erano congeniali.

Ha la fortuna di incontrare alcuni paesani che lo aiutano a cercare una prima sistemazione. Importante è l’incontro casuale con un vecchio artigiano, proprietario di una falegnameria in via San Martino dove inizia a lavorare, dimostrando volontà, impegno e grande spirito di iniziativa. Dopo qualche tempo, con un pagamento a rate, acquista il laboratorio. Inizia così un capitolo nuovo della sua vita: con la collaborazione di bravi ed esperti artigiani si fa conoscere per il pregio e la perfezione di manufatti di arredo di notevole fattura.    

Personalmente posso testimoniare la professionalità dei bravi artigiani che lavoravano nel laboratorio di Rodolfo: nel mio soggiorno fa bella mostra di sé un bellissimo mobile da loro costruito con perizia e precisione.

Sono gli anni del dopoguerra. Milano si va caratterizzando sempre più come esempio di città desiderosa di un nuovo clima di ottimismo, favorito da un reddito nazionale in crescita e dall’incremento dell’occupazione e dei consumi. 

Al giovane e rampante Rodolfo non mancano le opportunità. L’occasione che dà una svolta nuova alla sua vita è favorita dall’incontro con una persona attiva e intraprendente, molto simile a lui. Si chiama Giulio Consonno. Il giovane imprenditore ha il compito di ristrutturare il vecchio Museo della Scienza e della Tecnica e cerca collaboratori audaci e svegli, in grado di eseguire i lavori in maniera precisa e celere. Si crea subito tra i due un sodalizio non privo di momenti di vivaci e accesi confronti, che, nello spirito di una dialettica propositiva e lungimirante, non ostacolano, anzi favoriscono la buona riuscita dell’opera.  

Il lavoro e la innata cordialità offrono al giovane Rodolfo la possibilità di conoscere gente del posto ma anche tanti immigrati provenienti da varie parti dell’Italia che cercano, come lui, di dare una svolta nuova alla propria esistenza. La sua casa è aperta a tutti, in particolare ai laurioti per i quali si mette a disposizione, con naturale e spontanea generosità, sostenendo, consigliando, indirizzando, trovando per ognuno le soluzioni migliori.   

L’amicizia con l’imprenditore Giulio Consonno offre, ancora una volta, a Rodolfo una nuova opportunità lavorativa, che dà una svolta decisiva alla sua esistenza in termini di nuove conoscenze e di riscontri economici.

Giulio Consonno è uno dei soci della Prenatal, una catena di negozi per gestanti, neonati e bambini che, nata in Olanda, intende espandersi anche in Italia. A Rodolfo è affidato l’incarico dell’allestimento dei negozi, prima a Milano e poi nei vari capoluoghi di provincia dell’Italia. E’ questa un’attività che richiede capacità organizzative importanti: bisogna cercare e coordinare squadre di artigiani, quali muratori, piastrellisti ed elettricisti, all’altezza dei compiti loro affidati. Molti sono i laurioti coinvolti in questi lavori. Gli stipendi sicuri e dignitosi contribuiscono a migliorare le  condizioni economiche di molte famiglie, estendendo un certo benessere all’economia dell’intera comunità. 

Per una persona normale, che ama la vita tranquilla e comoda, l’attività della Prenatal poteva considerarsi la realizzazione dei propri obiettivi e delle proprie aspirazioni, una meta più che soddisfacente.

Rodolfo Mignone e Daniele Piombi

Non è così per Rodolfo! La sua mente arguta e la sua indole dinamica e avventurosa lo inducono ad intraprendere una nuova avventura.

Scopre, in Toscana, nella zona di Montalcino, l’esistenza di alcuni casolari abbandonati, circondati da vaste aree. Insieme ad altri imprenditori, tra i quali l’amico Consonno, si adopera per restaurare le fatiscenti costruzioni esistenti e per impiantare numerosi vigneti. La produzione di ottimi vini, tra i quali il pregiato Brunello, ricompensa l’impegno e gli sforzi economici e lavorativi affrontati con tenacia e ostinazione. 

Ma nel “cassetto dei sogni” di Rodolfo c’è un’idea che coltiva da anni: la costruzione di un moderno albergo nella sua Lauria. Dovrà essere una struttura  che soddisfi non solo le esigenze dei laurioti ma si configuri quale punto di riferimento per turisti che amano le peculiarità tipiche di un territorio ricco di tradizioni e di bellezze paesaggistiche.

I lavori iniziano nel settembre del 1974. Tante le difficoltà di ogni genere incontrate in corso d’opera, che solo Rodolfo, persona  testarda e risoluta, riesce a risolvere.

E’ il 1° luglio1981: “L’Isola di Lauria- hil” inaugura l’inizio della sua attività. Finalmente Lauria e tutto il territorio circostante possono vantare l’esistenza di un albergo che offre servizi di alta qualità: dall’ineccepibile accoglienza al comfort degli ambienti e alle ottime pietanze della nostra cultura culinaria. 

Rodolfo è orgoglioso della sua “creatura”. Tanti i riconoscimenti di stima e di apprezzamento!

Finalmente molti giovani possono festeggiare le loro nozze in un ambiente accogliente e raffinato, che garantisce una cornice di eleganza e di ineccepibile cura e ricercatezza di ogni minimo particolare.

Nelle ampie sale si svolgono convegni, seminari, mostre, spettacoli teatrali e feste. Indimenticabili i veglioni di Capodanno con gli addobbi particolari, i complessi musicali di successo, le squisite pietanze e l’offerta di una rosa rossa a tutte le donne.

Tanti i personaggi famosi del teatro, del cinema e della musica che hanno soggiornato, almeno per un giorno, nell’hotel “Isola”, avendo l’opportunità di conoscere e di apprezzare le bellezze paesaggistiche del nostro territorio. 

Dopo avere vissuto intensamente una vita particolarmente attiva e avventurosa, il mitico “Penna bianca”, così come veniva scherzosamente chiamato, se ne va in silenzio, all’improvviso, il 25 settembre 2008, lasciando tutti attoniti e increduli.

La figlia Enza, nella lettera di ringraziamento per l’intitolazione dello stadio comunale a Rodolfo Mignone, cita un pensiero del suo caro papà che mette in luce la sua indole oltremodo generosa. 

Enza scrive: “Vorrei lasciarvi una frase che mi ripeteva sempre: 

Dona ciò che hai, e nel donare proverai una felicità immensa, forse sarà egoismo il mio…non so, ma io quando regalo qualcosa lo faccio per me, quando vedo l’espressione di chi riceve, quell’attimo mi dà una gioia ineguagliabile”.