In ricordo di Salvatore Stoduto

E’ stato un modello di persona mite, laboriosa, dedita alla famiglia e al lavoro. La sua passione: la musica

EDITORIALE – Una sua caratteristica era il sorriso, ma all’osservatore più attento non sfuggivano neanche lo sguardo espressivo e la sua disponibilità all’ascolto e alla mediazione, il suo carattere mite e paziente, di persona che non amava i toni accesi e le espressioni forti e villane.

Giovanissimo, seguiva il padre Francescantonio, che spesso si recava nei paesi vicini per allestire le luminarie a gas in occasione delle feste patronali.

A Latronico, padre e figlio erano ospitati dalla famiglia Mileo composta da sei persone: i genitori, tre sorelle e un fratello. Tra Salvatore e Giuseppina, sedicenne, nacque subito una simpatia che si trasformò man mano in un sentimento affettivo più profondo. Dopo due anni di fidanzamento, i due giovani convolarono a nozze. Era l’anno 1940.

Dopo pochissimi giorni di convivenza nella casa in via Casaletto, Salvatore fu richiamato nell’esercito: l’Italia era entrata nella II guerra mondiale! Giuseppina , giovanissima sposa, rimase in compagnia della suocera Domenica Antonia.

Salvatore usufruiva raramente di qualche permesso. Gli fu data la possibilità di tornare a Lauria anche per la nascita della sua primogenita Maddalena.

Giuseppina suscitò subito ammirazione e simpatia tra i parenti e i vicini di casa per il suo carattere mite e per il modo in cui visse la lontananza dal marito.

Per alleviare la sua solitudine, spesso i suoi genitori, zio Giacomo e zia Maria, venivano a trovarla, affrontando a piedi il viaggio da Latronico a Lauria.

Ricordo il loro arrivo dopo ore di cammino: anche se stanchi mostravano una grande contentezza nel riabbracciare la figlia, che li accoglieva sempre con le lacrime agli occhi per la gioia.

Per Salvatore certamente non fu facile vivere lontano dalla sua famiglia. Mai, tuttavia, avrebbe immaginato quanto all’improvviso accadde durante una sua assenza più prolungata. Giuseppina, con la piccola Maddalena di poco più di un anno, andò a fare visita ai suoi genitori a Latronico, ma durante il loro soggiorno la piccola incominciò a stare male con sintomi di vomito, diarrea e febbre alta. A quei tempi non c’erano i medicinali e le terapie antibiotiche di cui disponiamo oggi, nè i mezzi di comunicazione per avvisare celermente Salvatore della grave situazione che si era creata.

Salvatore, sapendo che la bambina aveva qualche problema di salute, chiese ed ottenne una licenza di qualche giorno.

Giunto a Latronico, vide venirgli incontro un nipotino di pochi anni, che gli annunciò, quasi festoso: “A ninnella amu purtata o’ camposanto”. 

Grandi furono il dolore e il cordoglio!

Ancora negli ultimi anni della sua vita, Giuseppina, nel raccontare questa triste storia e nel mostrare la foto della piccola Maddalena esposta sul suo comò, non riusciva a trattenere le lacrime.

La vita intanto continuò il suo corso. Dopo avere servito la Patria, Salvatore finalmente ritornò a Lauria, nella sua famiglia.

Ricordo la bottega al piano terra della sua abitazione sempre ingombra di pentole e padelle da stagnare, ma anche di lanterne, secchi, barili e altri recipienti che creava con grande maestria, utilizzando rame, latta e altri materiali. Tali oggetti venivano messi in vendita su una bancarella in occasione dei mercati per le feste di paese. 

Una sua opera si può ammirare ancora oggi sul campanile della Chiesa Madre di San Nicola di Bari. Si tratta di una grande palla di lamiera che sovrasta la punta, con varie aperture a forma di finestre create per rendere visibile una lampada posta all’interno. 

Giuseppina mi raccontò che posizionarla non fu un’impresa facile: si ricorse ad un’imbracatura perché Salvatore potesse lavorare in relativa sicurezza.

Il suo non era solo un lavoro di bottega. Insieme alla costruzione e alla messa in opera di grondaie, svolgeva, dopo la realizzazione dell’acquedotto in paese, il lavoro di idraulico per gli impianti di acqua corrente nelle case.

Si distingueva nel lavoro per le doti di onestà e di precisione.

Condivise con Giuseppina, sempre in uno spirito di intesa e di collaborazione, la crescita e l’educazione dei figli Maddalena e Francesco.

Non fu facile per entrambi accettare che Maddalena, dopo il matrimonio, si trasferisse in Canada. Bruno era un bravissimo giovane che fece del tutto per rimanere in Italia, anche se i genitori e le sorelle vivevano a Montreal. Tante le domande di richiesta di lavoro inoltrate, ma anche negli anni sessanta, così come adesso, non era facile trovare un’occupazione lavorativa.

La distanza, tuttavia, non ha mai costituito un problema per Maddalena e i suoi cari. Oltre alle frequenti lettere, riuscivano a sentirsi spesso tramite una radio amatoriale e per mezzo del telefono. Numerosi sono stati negli anni i viaggi da Lauria a Montreal e viceversa.    

Ancora oggi molti laurioti ricordano la passione di Salvatore per la musica, numerosi sono stati suoi alunni. Svolgeva le sue lezioni la sera e, a volte, anche nei giorni festivi, perché erano tante le richieste. Sul fare della sera, nel quartiere dove abitavamo, si vedevano passare giovani ragazzi e ragazze, con il loro strumento sulle spalle, che si recavano a casa Stoduto per svolgere lezione di musica.  Ho ancora nella mente il ricordo delle arie musicali che, specialmente in estate con finestre e balconi aperti, rallegravano il vicinato. Le lezioni non avevano una durata fissa, pertanto capitava che nel corridoio d’ingresso si formasse la fila: i giovani pazientemente aspettavano il loro turno, parlando sommessamente per non disturbare.

Salvatore suonava il violino, la chitarra, il mandolino e il sassofono, ma insegnava a suonare anche altri strumenti musicali, come la fisarmonica.  

Spesso, a sera tarda, preparava gli spartiti, scrivendo sul pentagramma le note musicali. Era questo un lavoro che richiedeva tempo e precisione, ma Salvatore lo eseguiva con pazienza e passione. Anche quando il figlio gli propose di utilizzare delle fotocopie, rifiutò, perché era necessario adattare ogni pezzo musicale alle capacità dei suoi alunni.

Ricordo le numerose foto appese alle pareti della camera da pranzo che ritraevano Salvatore con i suoi alunni, tutti muniti dello strumento musicale.

Quanti matrimoni si sono celebrati al suono del suo violino! Ed alle feste che si organizzavano nelle famiglie, quante coppie hanno ballato con la musica del “Concertino”, un gruppo formato dai suoi allievi più bravi e perseveranti, anche al ritmo delle sue personali composizioni musicali: Mazurke, Valzer, Polka. 

Un’altra dote di Salvatore era la capacità di creare oggetti bellissimi con materiale povero. Nella sua casa si possono ancora ammirare vere opere d’arte. Utilizzando barattoli di latta e rame costruì un quadro che rappresenta il volo di uno stormo di rondini, un vaso con fiori di girasole, un bellissimo ramo di ulivo, un ramo di edera e tanti altri oggetti, che certamente i suoi nipoti custodiranno con cura ed affetto in suo ricordo.

La sua vita è da considerare un modello di persona mite, laboriosa, creativa, dedita alla famiglia e al lavoro, ma rappresenta anche un esempio per coloro che, avendo una passione, la coltivano con impegno e dedizione, sempre proiettati verso nuovi e più gratificanti traguardi.

Per Salvatore la MUSICA fu la sua passione!