In Ricordo di un amico. Lettera di Giuseppe Peluso

Pubblichiamo di seguito e integralmente la lettera “in ricordo di un amico” del viggianellese Giuseppe Peluso

LETTERA – Agli inizi del 1980 ero andato ad abitare a Viggianello, un piccolo appartamento di Via S.Barbara il nome non so perché, mi affascinava. Il 23 novembre, alle 19,35, ero su una sedia tremolante intento a sostituire una lampadina fulminata. Una violenta, interminabile scossa di terremoto mi risparmiò una non rovinosa caduta. Accendo la televisione con segnale a intermittenza ed apprendo che un terremoto distruttivo aveva investito la Campania, l’Irpinia e la Basilicata.

Cerco di capire che cosa fosse successo nel mio paese. Non c’erano state vittime, ma un assordante silenzio pervadeva la comunità. Solo dopo qualche tempo avrei capito quanta profonda e sottile fosse la ferita lasciata anche tra mia gente. Le notizie della immane catastrofe giungevano in ogni casa.

A Balvano era crollata la chiesa e sepolto i fedeli in preghiera! Il giorno dopo convocai una riunione della Sezione del PCI, allora molto attiva, per decidere il da farsi. Dalla Direzione Regionale e Nazionale giungevano notizie discordanti sul da farsi. Ci avrebbero date istruzioni come adoperarci negli aiuti, ma non bisognava intralciare i soccorsi, che nel frattempo cominciavano ad affluire da tutta Italia.

Ci aggiornammo al giorno dopo! Nell’incontro notai, non senza stupore, che era assente uno dei compagni più assidui, Vincenzo Attadia detto Zulio! Mi informai e seppi che era partito il mattino di buon mattino per raggiungere Balvano, ma, era stato fermato dai dagli addetti al soccorso a Baragiano, dove c’era lo smistamento e il controllo. Dopo qualche giorno partecipò ai lavori di recupero ed assistenza.

Negli anni a venire, sempre presi dal problema terremoto che in Basilicata sembrava non finire mai, mi recai in Friuli per vistare quei luoghi che nel 1976 avevano subito un analogo evento distruttivo con i Comuni di Osoppo, Gemona, ed altri come epicentro del sisma. Già nel 1978, quei paesi di montagna, erano stati perfettamente ricostruiti. Volevo conoscere, capire, ammirare quel miracolo, tutto Italiano, ora sempre più raro. Mi fermai con la famiglia in una piazzetta di Gemona.

Mentre consumavamo un caffè, la piccola Marta giocava felice in luogo attrezzato e ammirevole. C’erano spazi per adulti e bambini, monumenti recuperati con cura. Notai che le pietre erano state numerate e rimesse nel vecchio posto, con maestria, a futura memoria. Osservavo contento il frutto di tanto lavoro. Non potei che ricordare, con tenera ammirazione, che il Compagno Zulio lì vi aveva prestato servizio per oltre un Anno della sua gioventù.

Onore alla tua memoria, Caro Amico Vincenzo.