Intervista a Francesco Tortorella: tra diritto, alte vette e sabbia infinita

INTERVISTA – Affrontare un’aula di tribunale e attraversare il deserto del Sahara sembrano due mondi lontanissimi. Eppure, per l’Avvocato Francesco Tortorella, fanno parte dello stesso percorso: quello della disciplina, della resilienza e della ricerca dei propri limiti.

Dopo aver scalato il Monte Bianco, l’Avvocato Tortorella ha deciso di mettersi alla prova in una delle competizioni più dure al mondo: la Marathon des Sables, un’ultramaratona in autosufficienza nel deserto.

Prima il Monte Bianco, poi il deserto. C’è un filo conduttore?
“Assolutamente sì. La montagna è silenzio, altezza, aria rarefatta. Il deserto è caldo, vastità, isolamento. Sono opposti che ti mettono nella stessa condizione: non puoi barare, non puoi delegare, devi esserci, completamente.”

Com’è stato il passaggio mentale da una vetta alla sabbia?
“Più difficile di quanto pensassi. In montagna combatti contro il freddo e la quota, nel deserto contro il caldo e la fatica accumulata giorno dopo giorno. Ma la vera sfida è mentale: imparare a gestire e superare le continue difficoltà che si presentano .”

Cosa si prova durante la Marathon des Sables?
“È un’altalena. Ci sono momenti di euforia pura, quando ti rendi conto di essere in un posto incredibile insieme a corridori provenienti da tutto il mondo. E poi momenti durissimi, in cui ogni passo pesa. Ma è proprio lì che succede qualcosa: inizi ad eliminare il superfluo per concentrarti unicamente sul tuo obiettivo”

Il suo lavoro ha influito sulla preparazione?
“Essere Avvocato aiuta più di quanto si pensi. Serve metodo, organizzazione e pianificazione dettagliata”.

C’è stato un momento in cui ha pensato di mollare?
“Sì, e credo sia inevitabile. Superato quel pensiero ti permette di andare avanti. Alla fine, non vinci contro il deserto. Vinci contro quella voce dentro che ti dice di fermarti.”

Dopo esperienze così intense, cosa resta?
“Una nuova misura di te stesso. Non sono un atleta e cimentarmi in esperienze così intense in campi così distanti dalla mia quotidianità è molto significativo e spero che sia un esempio positivo per i miei figli.

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