Italo Grillo è avvocato con studio a Lauria, ha svolto attività politica in ambito comunale e per le battaglie referendarie ed è da sempre impegnato nel sociale come membro e dirigente del Rotary Club e della Cellula Coscioni Basilicata. Appassionato tra l’altro di storia, musica, letteratura e scacchi. Collaboratore di ivl24 dal 2019, i suoi libri precedenti erano raccolte dei contributi di divulgazione giuridica pubblicati su questa testata
Questo è il tuo ultimo volume, “Luigi Amedeo Melegari: Un giurista tra esilio, rivoluzione e Costituzione”. Ci porti indietro nel Risorgimento. Da dove nasce l’esigenza di riscoprire Luigi Amedeo Melegari, una figura che tu stesso definisci un “protagonista silenzioso”?
Questo testo nasce dalla concretizzazione di un desiderio a lungo frustrato. Nel 1999 avevo inizialmente scelto di dedicare la mia tesi in Storia delle Dottrine Politiche proprio a Melegari, ma dovetti “ripiegare” su Pellegrino Rossi a causa della scarsità di materiale reperibile, soprattutto presso le biblioteche a Napoli dove studiavo Giurisprudenza. Sono passati molti anni, ma la passione per lo studio e la scrittura mi ha permesso, grazie alla digitalizzazione delle sue opere e a studi recenti, di tornare a quel progetto originario.
Melegari non è un nome celebre come Cavour o Mazzini, eppure tu lo definisci un protagonista essenziale del Risorgimento italiano. Qual è stato il suo percorso e perché, secondo te, incarna così bene la transizione culturale e politica dall’utopia rivoluzionaria all’edificazione dello Stato liberale unitario?
Melegari è una figura di rara singolarità: giurista, docente, deputato, ambasciatore e cospiratore mazziniano. Nato nell’Emilia da una famiglia contadina, partecipò ai moti insurrezionali del 1831 e subì l’esilio. A Marsiglia, nel 1832, aderì alla Giovine Italia e si legò strettamente a Mazzini, distinguendosi per competenza giuridica. Tuttavia, la sua personalità era moderata, con una profonda inclinazione monarchica e cattolica, che lo portarono a distanziarsi progressivamente dal fervore mazziniano. Il mio volume traccia proprio questa evoluzione: da cospiratore mazziniano a pensatore liberale, professore di diritto costituzionale a Torino e diplomatico, con l’obiettivo di sottolinearne la modernità anticipatrice. Il momento di svolta fu il 1843, quando ottenne la nomina a professore ordinario a Losanna. Rientrato, infine, a Torino nel 1848, in un momento cruciale, le sue lezioni di Diritto Costituzionale divennero fondamentali per lo sviluppo della dottrina costituzionalistica italiana.
Quali sono i pilastri del suo pensiero che tu hai messo in luce e che ritieni, ancora oggi, di stringente attualità?
Melegari ha guidato l’azione e il pensiero di una generazione emergente, basandosi su principi come la prudenza, l’equilibrio, la sensibilità al contesto storico e, soprattutto, l’adozione del metodo comparato. Nelle sue dispense — i Sunti delle lezioni di diritto costituzionale — egli non si limitava a commentare lo Statuto Albertino, ma lo inseriva in una approfondita cornice storico-comparativa. Riteneva indispensabile confrontare le istituzioni con quelle delle nazioni libere che ci avevano preceduto. L’Inghilterra, in questo senso, era vista come un modello storico di equilibrio costituzionale, un sistema che verificava “l’alleanza dell’ordine con la libertà”.
Si tratta dunque di un approccio giuridico molto moderno. Puoi farci qualche esempio concreto di principi che anticipano il Diritto Costituzionale contemporaneo?
Certamente. Il suo pensiero anticipa temi di stringente e rinnovata attualità. Pensiamo alla Laicità e alla Separazione tra Stato e Chiesa: pur essendo cristiano convinto, Melegari fu un coerente sostenitore della separazione tra sfera spirituale e temporale, distinguendo nettamente la Chiesa spirituale (libera da vincoli temporali) dalla Chiesa temporale, i cui funzionari, come i vescovi, erano soggetti alla giurisdizione civile. Oppure pensiamo al rapporto tra Libertà e Legalità: per lui la libertà era il principio fondante degli ordini costituzionali. Egli sosteneva che l’autorità statale fosse l’eccezione, ammissibile solo nei limiti e nelle forme previste dalla legge, anticipando così il moderno principio di legalità e la riserva di legge.
C’è poi la questione della Sovranità Personale e del Domicilio: analizzando l’inviolabilità del domicilio (Art. 27 dello Statuto Albertino), Melegari congegnò una teoria sofisticata in cui il domicilio rappresenta il “territorio” della libertà personale. La sua tutela era essenziale per proteggere l’individuo dagli abusi dei pubblici poteri, prefigurando le nozioni moderne di diritto alla privacy. Infine, sulla Libertà di Stampa e Insegnamento, sostenne che la repressione degli abusi dovesse avvenire ex post e mai attraverso censura preventiva, garantendo il libero dibattito pubblico. Si oppose fermamente al monopolio dell’insegnamento, convinto che la restrizione ostacolasse l’emergere della verità e del progresso scientifico.
Tu insisti molto sul valore del compromesso. È questa la chiave per capire perché Melegari sia un “liberale fuori dagli schemi”?
Sì, è fondamentale. Melegari ha aderito con convinzione alla forma monarchico-costituzionale, non come un artificio teorico, ma come il risultato storico e virtuoso di un compromesso tra forze sociali e politiche in tensione. Per lui, la sovranità non risiedeva in un potere assoluto, ma si manifestava nel consenso organico e nel bilanciamento tra Corona, Senato e Camera elettiva. Questa visione del compromesso lo rende sorprendentemente moderno e anticipatore di alcuni tratti dello Stato costituzionale pluralista del Novecento, al punto che prefigura, mutatis mutandis, il pensiero di Hans Kelsen, che sostiene che il compromesso è una virtù fondamentale della democrazia parlamentare. Melegari non fece rumore ma edificò ponti, un’opera silenziosa in cui risiede l’essenza più profonda della libertà. Riscoprirlo oggi è un invito a riflettere sulla necessità di privilegiare l’equilibrio istituzionale sull’arbitrio.
Chiudiamo con un ringraziamento. So che il tuo lavoro è stato arricchito da due importanti contributi, la prefazione e la postfazione.
Assolutamente. La prefazione è stata curata da un carissimo amico, il Prof. Pasquale Annicchino, che insegna “Diritto e Religione” presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Foggia. E la postfazione è opera del Prof. Crisostomo Dodero. Lui ha insegnato Storia e Filosofia al Liceo Classico di Lauria a generazioni di studenti, ed è stato anche un mio docente negli anni ‘90 incidendo profondamente sulla mia formazione culturale e umana. Al di là del valore della mia opera letteraria, con i loro contributi, Annicchino e Dodero, hanno compiuto un gesto di particolare valore affettivo nei miei confronti.
Il libro è acquistabile online: in versione cartacea (clicca qui) e in versione ebook (clicca qui)


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