Jì a: (g)uèrra pë mmangià. Commedia musicale in Piazza San Nicola a Lauria

“L’inutile strage”: così fu definita da Benedetto XIV la Grande Guerra. A più di cent’anni di
distanza l’inutilità della guerra si ripropone con il suo orrore e la sua disumanità in una terza guerra
mondiale a pezzi, come l’ha definita papa Francesco. E sono proprio le conseguenze sociali delle guerre
di ogni tempo il tema centrale della rappresentazione teatrale Jì a: (g)uèrra pë mmangià, che andrà in
scena il prossimo 4 Agosto alle ore 21.00 in Piazza San Nicola a Lauria.
L’associazione teatrale L’Arche quest’anno ha scelto di proporre un adattamento de Il reduce di
Angelo Beolco, detto Ruzante, uno dei più significativi e geniali commediografi del Cinquecento.
Anziché l’originale dialetto pavano l’associazione lauriota utilizza il dialetto locale per affrontare il tema
del ritorno del protagonista nella sua amata Timparossa. E tra monologhi e dialoghi vivaci e carichi di
battute spiritose si tenta di sdrammatizzare l’orrore di tutte le guerre, di cui è soprattutto vittima la povera
gente. Per dare ulteriore leggerezza a un argomento fin troppo serio, lo spettacolo teatrale, con la regia di
Nino Fittipaldi, è inframmezzato da brani musicali della tradizione italiana, talvolta adattati nei testi e
interpretati dalla band I pacificAttori.
Il netto contrasto tra il buio provocato dalla guerra e la luce della gioiosa serenità della musica è dunque il
senso profondo di questa rappresentazione semiseria patrocinata dal Comune e dalla Pro Loco di Lauria.
Da sempre gli uomini fanno le guerre, da cui traggono profitto solo i potenti e gli ultraricchi,
mentre la gente comune muore e le loro case e i loro sentimenti vengono distrutti.
Certo cinque secoli fa si usavano le lance e le spade, mentre oggi incombe la terribile minaccia atomica.
Ma che siano le armi bianche o quelle da fuoco oppure l’insostenibile leggerezza del ronzio dei droni cosa
cambia per chi è vittima innocente di massacri terribili e spaventosi?
Ciò che davvero cambierebbe il mondo non è la frenetica corsa agli armamenti ma la convivenza dei
popoli fondata su una pace disarmata e disarmante.

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