La Basilicata è rossa, ma di vergogna. Manzolillo e Falabella: ‘gli ultraottantenni e le scuole del Lagonegrese senza vaccini, come cittadini di serie B’

Riceviamo e pubblichiamo nota stampa di Pina Manzolillo e Salvatore Falabella

Lagonegro (PZ) – Pochi tamponi, enorme diffusione del contagio in gran parte della regione, campagna vaccinale al minimo nei territori periferici: questi sono i risultati di una maggioranza litigiosa ed incapace che mette a rischio la salute dei cittadini che amministra. Al netto dell’opera egregia di operatori sanitari, compresi i responsabili e gli operatori dell’USCO, la gestione della pandemia in Basilicata non segue un filo logico, come dimostrano i dati sui contagi. L’aspetto maggiormente preoccupante riguarda la campagna vaccinale, rispetto alla quale il Lagonegrese è in fortissimo ritardo. In altre regioni la fase uno, riguardante gli operatori sanitari, è ultimata, la fase due, che si riferisce agli ultraottantenni, è in atto da un pezzo e, contemporaneamente, è ben avviata anche la campagna vaccinale riservata agli insegnanti con il vaccino AstraZeneca. In diverse zone della Basilicata, fra cui Lagonegro e il Lagonegrese, invece, ancora non sembra conclusa la fase uno, la fase due, seppur programmata, è stata sospesa a causa della mancanza di vaccini (!!!) e dei vaccini per le scuole non si parla neanche.

Eppure si sa bene che la lotta al virus sarà possibile solo attraverso una capillare diffusione dei vaccini, infatti nelle regioni che hanno vaccinato un maggior numero di persone, la curva del contagio, nelle categorie interessate, sta scendendo. In altre regioni, non solo dispongono di vaccini, ma hanno coinvolto i medici di base per inocularli, non per riempire solo moduli come da noi. Il coinvolgimento diretto dei medici di base permette la somministrazione contemporanea di decine di migliaia di vaccini ogni giorno, favorendo chi combatte contro il virus nella lotta contro il tempo.

Ci risulta che nel Lagonegrese, invece, la somministrazione agli ultraottantenni sia affidata a poche unità mobili che opereranno (quando e se arriveranno i vaccini) in interi distretti, cioè in più paesi. Quanto tempo richiederà tale operazione? Non sarebbe stato meglio coinvolgere i medici di base e trovare insieme a loro una soluzione affinché ognuno si occupasse dei propri assistiti, somministrando loro direttamente il vaccino? Eppure anche nelle inefficienze, in regione, si trova il modo di distinguere fra figli e figliastri, infatti si apprende che a Potenza la campagna vaccinale per gli ultraottantenni va speditissima ed è cominciata anche quella nelle scuole.

A cosa dobbiamo questa differenza di trattamento? Perché ai lagonegresi non viene garantito il diritto alla salute e, nel caso specifico, alla vita? Cosa fanno quelli che dovrebbero rappresentarci e difenderci? I sindaci del nostro territorio dovrebbero andare al Palazzo della Regione, battere i pugni sul tavolo e pretendere i vaccini, non limitarsi a far scrivere letterine di scuse ai propri assessori e chiedere di uscire dalla zona rossa. Si adoperino al più presto per PRETENDERE i VACCINI, si incatenino, facciano qualsiasi cosa, altrimenti prendano atto di non essere adeguati a garantire i diritti essenziali ai propri amministrati e si dimettano! PRIMUM VIVERE!