ROTONDA (PZ) – Con la sentenza n. 134/2025, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14 della Legge della Regione Calabria n. 36 del 2024, norma che limitava la potenza massima degli impianti a biomassa operanti all’interno di aree naturali protette a 10 megawatt termici.
Il provvedimento era stato duramente contestato da operatori economici, enti locali e consorzi del territorio del Pollino, in quanto avrebbe comportato il depotenziamento forzato e di fatto la paralisi dell’attività della Centrale del Mercure, impianto regolarmente autorizzato e operativo con una potenza termica pari a circa 130 MW.
Il ricorso era stato promosso da Mercure Srl (gruppo Sorgenia) e aveva trovato l’appoggio di numerosi enti locali, tra cui i Comuni di Laino Borgo, Viggianello, Rotonda, nonché il Consorzio del Legno Valle Mercure. A seguito delle istanze, il Governo ha impugnato la norma davanti alla Consulta per violazione delle competenze legislative statali previste dall’articolo 117 della Costituzione, nonché per eccesso di potere legislativo regionale.
Con questa sentenza, la Corte ha ritenuto che la legge regionale eccedesse le competenze della Regione, incidendo in modo sproporzionato su un singolo impianto e violando i principi di ragionevolezza e le competenze statali in materia di energia, ambiente e tutela della concorrenza.
Dichiarazione di Mercure Srl:
«Accogliamo con soddisfazione questa pronuncia che conferma la legittimità delle nostre autorizzazioni e tutela decine di posti di lavoro diretti e indiretti in un territorio fragile, ma ricco di potenzialità.»
Implicazioni
La decisione ripristina la piena operatività dell’impianto e rappresenta un precedente significativo per il bilanciamento tra tutela ambientale e sostenibilità energetica nei territori montani e protetti.









































