La Corte Costituzionale e l’election day

Tra il 23 e il 29 luglio scorsi sono stati depositati, presso la cancelleria della Corte Costituzionale, quattro ricorsi per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, riguardanti, per diversi profili, il taglio dei parlamentari nonché il relativo referendum costituzionale e le elezioni regionali indetti per l’election day del 20 e 21 settembre prossimi.

Avevamo, peraltro, già anticipato la questione, nelle sue linee generali, su queste pagine digitali.
Nello specifico, i conflitti sono stati sollevati dal Comitato promotore del referendum, dalla Regione Basilicata, dal senatore Gregorio De Falco e da +Europa.
Lo stesso 29 luglio, la Presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia ha disposto, con decreto, che i ricorsi saranno esaminati nella camera di consiglio del prossimo 12 agosto, appositamente fissata per la trattazione.

Entrando nel merito, giova evidenziare che già in passato la Consulta, con la sentenza 496/2000, aveva avuto modo di sottolineare sia la natura oppositiva del referendum costituzionale –natura che esige che la partecipazione dei cittadini a questa modalità di voto sia libera da ogni da condizionamento– sia l’inammissibilità di una differenziazione territoriale del voto referendario causato, appunto, dai richiamati condizionamenti.

Infatti, risulta evidente che l’accorpamento delle elezioni –riguardanti ben 6 Regioni su 20 e addirittura 1149 Comuni su 7982 oltre al voto per il referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari– è in grado di condizionare fortemente il risultato referendario.
Si determinerebbe, ovviamente, un maggior numero di votanti dove si corre per le amministrative e le regionali, e contestualmente un numero sostanzialmente minore in tutte le altre regioni e comuni.

Infine, come anche evidenziato dal Coordinamento della Democrazia Costituzionale, “nella situazione di distanziamento sociale imposto dall’epidemia risulta impossibile organizzare una informazione corretta, adeguata, pubblica e in presenza se possibile, durante il periodo pre-elettorale. Anche in questo caso la Corte Costituzionale ha chiarito da tempo che l’informazione adeguata durante la campagna elettorale è un diritto esigibile dei cittadini perché solo così si realizza la genuinità del voto e si realizza la libertà di manifestazione del pensiero (cfr.: Sentenze 344/1993 e 155/2002).”.

Sul tema, Radicali Italiani, +Europa e Europa Verde, ritenendo sia in atto una pericolosa deriva che minaccia lo stato di diritto e le basilari regole democratiche del nostro Paese, hanno scritto anche al Presidente Mattarella: “l’abbinamento del voto amministrativo e regionale con il referendum costituzionale sarebbe la premessa per il totale annullamento di un dibattito che riteniamo assolutamente necessario nel merito del quesito referendario, il quale non può essere derubricato in alcun modo come secondario, andando a modificare la natura parlamentare e democratica del nostro assetto istituzionale. Un dibattito che a nostro avviso non può ruotare attorno alla questione del mero ed eventuale risparmio economico derivante dalla drastica riduzione dei parlamentari, ma che richiede approfondimenti e argomenti seri sulla tenuta e le funzioni del potere legislativo e dei parlamentari stessi.”.