Editoriale a cura di Peppino Molinari e Rossella Rubino
I Comitati Civici furono un’organizzazione di laici cattolici italiani impegnati nella difesa della tradizione religiosa del Paese e alla mobilitazione civica anticomunista. Essi furono costituiti da Luigi Gedda su incarico di Papa Pio XII in vista delle elezioni politiche del 1948. Vennero fondati l’8 febbraio 1948 e in poche settimane furono costituite oltre ventimila comitati locali con una forte capacità organizzativa. Ad essi venne in particolare demandato il compito di sensibilizzare politicamente gli elettori a sostegno della Democrazia Cristiana. I Comitati Civici furono costituiti in ogni provincia d’Italia. A Matera, in particolare, ne fu promotore Michele De Ruggieri. Ringrazio vivamente Rossella Rubino, appassionata di politica che ha voluto raccogliere la testimonianza di Michele De Ruggieri, proprio, nel giorno del suo compleanno il primo ottobre scorso (95 anni). Michele De Ruggieri ha fatto parte di quella splendida generazione che mattone su mattone ha costruito dopo la seconda guerra mondiale in Italia la democrazia fondata sulla partecipazione dei cittadini. All’epoca alle elezioni politiche ed amministrative votavano oltre il 90% degli elettori! Michele De Ruggieri ha avuto il privilegio ed il piacere di formarsi, di conoscere e collaborare con uomini come De Gasperi e Colombo, i quali hanno dato vita alla più grande esperienza di un partito cattolico nell’occidente: la Democrazia Cristiana. Come afferma lo stesso De Ruggieri; “… la Dc è stata un’esperienza diffusa per cui tra il popolo minuto veniva indicata a lungo semplicemente come “la democrazia “, si votava per “la democrazia “senza altro aggettivo. Tutti gli altri erano fin dal nome dei partiti. Mentre la Dc si distingueva anche per il nome evocativo di una missione!” La Dc di De Gasperi, dopo il 1948, anche grazie ai Comitati Civici fu più di un partito, il faro di un processo di ricostruzione, di revisione e sviluppo. A Michele De Ruggieri ed a quanti come lui aderirono ai Comitati Civici facendo del 1948 una grande battaglia di campo a favore della libertà e della democrazia va la nostra perenne gratitudine. Peppino MOLINARI
Novantacinque anni e un sorriso che non ha perso la forza di accogliere. Michele De Ruggieri apre la porta della sua casa come si sfoglia un libro: con naturalezza, lasciando che la storia scorra tra gli oggetti, le fotografie, i volti di un tempo che appartiene a lui ma anche all’Italia intera. Classe 1930, capelli bianchi e una tempra di chi ha attraversato quasi un secolo senza mai smarrire lo sguardo limpido di chi ha visto, capito e custodito gli anni decisivi della nostra Repubblica. Seduto intorno ad un grande tavolo ci mostra le foto in bianco e nero con il Presidente del Consiglio De Gasperi, il giovane on. Colombo ed il fratello Raffaele che da chierichetto serve messa nella Chiesa de La Martella. Altri tempi!
La pioggia che cade da ore con il suo ritmo lento fa da sottofondo al racconto dei suoi ricordi. Ogni goccia riporta alla mente le battaglie politiche, le speranze collettive, le trasformazioni sociali che hanno scandito non solo la storia del Paese ma anche la traiettoria della sua vita.
Oggi, a 95 anni, il primo ottobre del 2025 è il suo compleanno ed il racconto di Michele De Ruggieri è un ponte: non divide il passato dal presente, li unisce. E lo fa senza indulgere nella nostalgia, ma con il senso di responsabilità di chi parla ai giovani, a chi verrà dopo.
Nel ripercorrere la sua vita, la storia italiana sembra srotolarsi come un nastro: la nascita della Repubblica, l’ascesa della Democrazia Cristiana, l’impegno dei movimenti civici cattolici, le grandi questioni del Mezzogiorno, la rinascita culturale di Matera. Per lui la politica non è mai stata arena o scontro: è stata servizio, partecipazione, costruzione del bene comune.
Proviene da una famiglia borghese colta, impegnata, con un padre avvocato stimato e vicino al sindaco-poeta Rocco Scotellaro, figura centrale nella vita culturale materana del dopoguerra. È in questo ambiente che si forgiano i suoi primi ideali civili. Il padre, l’avvocato De Ruggieri, don Cocò, a Roma, durante gli anni universitari, si mantiene agli studi scrivendo articoli di cultura e teatro per il quotidiano Il Mondo, all’epoca diretto da Giovanni Amendola, ed a Roma assiste, tra i tanti spettacoli, alla prima del dramma di Pirandello “Sei personaggi in cerca di autore”. Questi racconti diventeranno le favole della buona notte del padre ai figli. Racconti che formeranno il giovane Michele ed i suoi fratelli, ad osservare, interpretare e narrare.
Decisiva, nella sua crescita, anche la madre donna Camilla Bronzini: donna di fede profonda, lo avvicina sin da subito alla vita parrocchiale e lo spinge a fare il luigino, qualcosa di più, dice, del chierichetto. È qui che nasce il tratto più originale della sua identità: l’incontro tra il sentimento religioso e l’impegno politico, una sintesi che troverà piena espressione nella Democrazia Cristiana e nella figura di Alcide De Gasperi, il grande statista che più di tutti lo ispirò. A guidarlo in questo percorso fu anche don Vito Roberti, rettore della chiesa di San Francesco da Paola a Matera, che lo introdusse all’Azione Cattolica e poi ai Comitati Civici di Luigi Gedda.
Siamo nel 1948, e l’Italia del dopoguerra sembra ancora un cantiere aperto, una nazione che cerca il proprio passo dopo le macerie del conflitto. Le strade sono percorse da un misto di speranza e inquietudine, mentre il Paese tenta di dare forma stabile alla sua giovane democrazia. È in questo clima che prendono vita i Comitati Civici, un laboratorio politico brulicante di idee, uomini e passioni, destinato a lasciare un’impronta profonda nella formazione della nuova classe dirigente italiana.
Tra il 1948 e il 1953, questi comitati diventano una sorta di palestra civica: centinaia di amministratori muovono qui i loro primi passi, apprendendo linguaggi, tecniche e responsabilità del governo locale. Le sedi principali sono tre, distribuite come punti cardinali della ricostruzione: Roma, cuore simbolico e operativo; Casale Corte Cerro (VB), avamposto di formazione per il Nord; e la piana di Paestum (SA), dove il comitato chiamato dei Gezzemani offre al Mezzogiorno, un centro di elaborazione politica tanto innovativo quanto radicato nel territorio.
Il progetto è ambizioso e, per certi aspetti, senza precedenti: sostenuto economicamente dal Vaticano e da alcuni tra i più influenti industriali dell’epoca, si nutre di lezioni settimanali tenute da intellettuali di primo livello, chiamati a intrecciare dottrina sociale, analisi istituzionale e visione del futuro. I Comitati Civici non sono semplicemente scuole di partito: sono fucine in cui si impara a leggere il Paese e a governarlo.
L’idea nasce direttamente da Papa Pio XII, convinto della necessità di un luogo di formazione capace di contrastare le fragilità della giovane Repubblica e di orientarne lo sviluppo democratico. Per guidare il progetto, il Pontefice chiama Luigi Gedda, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica, figura carismatica e organizzatore instancabile. Sarà lui a modellare i comitati come uno strumento capillare e moderno, in grado di connettere la Chiesa, la società civile e le nuove élite amministrative.
Così, nelle aule improvvisate di quegli anni difficili, si forgia una parte significativa della futura classe dirigente: tra lavagne nere, mappe politiche e discussioni interminabili, e preghiere prende forma un’Italia che impara, passo dopo passo, a governare sé stessa. In questo contesto, De Ruggieri assume la presidenza del Comitato Civico diocesano di Matera, che all’epoca comprendeva anche i comuni di Ginosa e Laterza.
La sua storia politica inizia davvero qui, quando l’Italia cerca di rialzarsi dalle macerie della guerra e la partecipazione è un modo concreto di costruire il futuro. Scelse la Democrazia Cristiana come si sceglie un cammino: non un cartello elettorale, ma una visione. Una società solidale, rispettosa della persona, radicata nel cattolicesimo sociale come ponte tra identità e modernità. Prima ancora che politico, fu un uomo di impegno. Ricorda la passione con cui, insieme ai giovani dell’epoca — Francesco Porcari, Raffaele Giura Longo e tanti altri — organizzava dibattiti nei piccoli centri della Basilicata, convinto che la politica cominciasse sempre dall’ascolto.
Nel 1959 in un momento complesso per Matera, contribuì alla nascita del circolo culturale La Scaletta. Con lui, i fratelli Raffaello e Teresa: una triade destinata a segnare la storia culturale della città. De Ruggieri si affermò sin da subito come uno dei più profondi conoscitori della storia materana, autore di studi e ricerche che ancora oggi rappresentano un punto di riferimento.
Alla fine degli anni Sessanta ricoprì per un breve periodo la carica di sindaco di Matera per la Democrazia Cristiana. Erano anni di transizione, di grandi sfide urbane e sociali: la rinascita dei Sassi, le politiche abitative, lo sviluppo del territorio. Il suo contributo, moderato ma incisivo, si inserì in questa fase delicata, proiettata verso il futuro.
E oggi, seduto accanto alla sua finestra, Michele De Ruggieri continua ad ascoltare il mondo che scorre oltre i Sassi. Non è un veterano che si ritira: è un uomo che crede ancora nella partecipazione, nella comunità e nella politica intesa come servizio. Guarda Matera con lo stesso amore di sempre, con la stessa lucidità che lo accompagna da 95 anni.
E il suo compleanno diventa così non solo la festa di un uomo, ma l’omaggio a una generazione che ha insegnato cosa significa costruire un Paese — giorno dopo giorno, scelta dopo scelta, senza mai rinunciare alla responsabilità del futuro. Rossella RUBINO












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