La delegazione Vie Blu del Lagonegrese nuovamente “sul piede di guerra”

LAURIA (PZ) – Tornano ancora una volta a farsi sentire i lavoratori della delegazione Ex Vie blu del Lagonegrese i quali, con scadenza ormai quasi mensile con estremo disappunto e sdegno, fanno rilevare l’assoluta similitudine dell’attuale  giunta regionale con la precedente nella gestione del settore.

In un comunicato sempre dai toni severi e diretti, i lavoratori riferiscono che “nessuno degli attori della gestione in questione, cioè Consorzio unico di Basilicata, Dipartimento agricoltura della Regione e i Sindacati di categoria, cercano di risolvere i problemi da cui sono purtroppo sono assillati i lavoratori”. Inoltre, si ripropone ancora il problema dei regolari pagamenti: “ non a caso le spettanze di Agosto non sono state corrisposte nonostante i comunicati stampa dell’assessore Gianni Rosa dove si vantava di aver reperito 60mln di euro per il comparto, e siamo a fine settembre… per non parlare dei soliti problemi organizzativi e gestionali”.

Nella nota si legge chiaramente che la delegazione si aspettava “un cambio di passo visto il nuovo corso alla Regione, ma da Bardi e soci ancora tutto tace, o peggio, si avverte disinteresse o sufficienza”. Ma le vie blu tornano anche ad attaccare i sindacati, questa volta con una metafora letteraria: “ In tutto questo le Organizzazioni Sindacali sono come le stelle in un romanzo di Kronin, stanno a guardare senza nessuna iniziativa. Possibile che nessuno si renda conto della condizione precaria delle maestranze che non sanno a che santo votarsi per risolvere i propri problemi? E poi dicono che i cittadini/lavoratori si allontanano dalla politica e dal sindacato”.

Ancora una volta la dignità e l’ascolto al centro dell’ennesimo comunicato in cui le vie blu chiedono semplicemente rispetto per il loro lavoro, esortando gli Enti preposti a rispettare impegni e dignità e i colleghi che ancora vivono la stessa loro situazione ma in “silenzio”, come si legge in chiusura di comunicato: “Ci sembra necessaria una esortazione ai suddetti attori, affinché abbiano una presa di coscienza della situazione,  ma il nostro appello va anche ai colleghi silenti, i quali esortiamo ad unirsi a noi e ad abbandonare quindi rassegnazione o sfiducia. Il lavoro ed il compenso  per l’opera svolta danno dignità, piegare la testa e genuflettersi per ogni cosa non rende liberi”.