EDITORIALE – Il 25 Marzo è una data che noi italiani, alla luce della tragedia umana, sanitaria ed economica che stiamo vivendo, dovremmo tener sempre ben presente, perché in quella data nel 1927 nacque l’On.le Tina Anselmi, Ministro della Sanità del IV Governo Andreotti, firmataria della legge 833/1978, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (anni in cui il Senatore Domenico Pittella era stato prima membro e poi presidente della Commissione Sanità in Senato).
Grazie all’approvazione di quella legge furono abolite le casse mutualistiche ed introdotto un unico sistema sanitario, universalmente fruibile da parte dell’intera collettività, a prescindere dalla situazione economica e professionale di ciascun cittadino.
In linea di principio l’intenzione del legislatore dell’epoca era quella di dare attuazione a quanto sancito dal primo comma dell’art. 32 della nostra Costituzione, e cioè che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
In materia di organizzazione, tuttavia, un ruolo fondamentale spettava e spetta ancora alle Regioni, le quali in merito possono esercitare funzioni legislative ed amministrative sempre nel rispetto dei limiti fissati dalla normativa nazionale
Quest’ambito di parziale autonomia e competenza, ahinoi, tuttavia ha fatto emergere diversi livelli di efficienza da Regione a Regione, il quale porta a dire sicuramente che in Italia in materia sanitaria esistono Regioni di serie A (concentrate principalmente al Centro Nord) e Regioni di serie B, a cui è possibile ascrivere quasi tutto il Mezzogiorno, con le dovute eccezioni in entrambi i casi.
Tale assunto è confermato da parecchi studi sulla qualità della vita del nostro paese, dove tra i requisiti è inserito anche l’efficienza del servizio sanitario, che vedono le città capoluogo di Provincia del Nord tra i primi posti e quelle del sud collocate in bassa classifica.
In ogni caso, in tutta Italia è garantito un Servizio Sanitario fruibile da tutta la Comunità, dove sia il primo intervento di soccorso che tutte le attività mediche svolte in sede di ricovero, sono poste a carico dello Stato ed il cittadino non è tenuto a versare alcunché.
È quello che stiamo vedendo nei Tg e leggendo sui giornali cartacei e non in questi giorni, dove a partire dall’esecuzione del Tampone, all’assistenza domiciliare per i contagiati e fino ad arrivare, nei casi più gravi, al ricovero in rianimazione e/o terapia intensiva il costo è tutto a carico dello Stato, senza che ci siano particolari differenze di trattamento tra i pazienti, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza.
Su quest’ultimo punto, apro e chiudo una breve parentesi, gli eventuali responsabili di azioni discriminatorie o di disparità di trattamento pongono su stessi il rischio di un procedimento penale a loro carico.
Pertanto, soprattutto per chi fa parte della mia generazione, può sembrare scontato avere una sanità libera ed accessibile, ma in tutto il mondo non è così.
Prendete l’’esempio americano, dove solo ora nella città di New York i tamponi si fanno gratuitamente, ma all’inizio il costo per ciascun test si aggirava intorno ai mille euro.
Sono ancora troppi, invece, i dubbi relativi al costo delle cure per chi è stato ricoverato, giacché questi ultimi lo sapranno solo nelle settimane successive, quando potranno vedersi recapitate le fatture da parte delle compagnie assicurative che hanno anticipato i soldi per tutto il periodo di degenza ospedaliera.
Immaginiamoci quale ulteriore trauma possa subire il famigliare di una delle persone contagiate che non è riuscito a sopravvivere al Covid-19, il quale al dispiacere subito di aver perso un proprio caro si sommerà l’aggravio economico pari al costo per servizio fruito dal defunto.

Nel 2010 l’allora Presidente Obama firmò la legge che introdusse una parziale riforma del sistema americano tale da fornire la copertura assicurativa sanitaria a 32 milioni di persone che prima ne erano del tutto scoperte, negando al contempo alle singole compagnie assicurative la possibilità di non stipulare alcuna polizza per chi soffre di alcune patologie.
L’attuale Presidente Trump, anche perché suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale per le presidenziali del 2016, ha fatto il diavolo a quattro al fine di abolire tale riforma, la cd Obamacare, ma per fortuna, non ci è riuscito.
Tutto questo però non ha permesso alla popolazione più indigente di difendersi da questo maledetto virus, tanto è vero che gli USA hanno il maggior numero di contagiati e di decessi, con lo scalpore da noi tutti provato per le immagini raffiguranti i clochard “riposti” temporaneamente in un parcheggio di Las Vegas, dopo che uno di loro era risultato positivo, oppure le decine di bare accatastate l’una sull’altra a Hart Island, l’isola a largo del bronx di New York, utilizzata da più di 150 anni come cimitero per chi non può permettersi i funerali o non ha nessuno che ne reclama il corpo.
Con la pandemia in atto, di salme di questi ultimi poveri cristi ne vengono seppelliti 25 al giorno su quell’isola, mantenendo ancora di più le vittime lo status di ultimi tra gli ultimi.
Pertanto, con l’auspicio che tutto possa sempre essere migliorato, esaltiamo ogni tanto le qualità presenti in Italia, rammentando che siamo stati la prima nazione europea ad affrontare l’emergenza Covid-19, basandoci solo su dati che venivano forniti dalla Cina, e che ha adottato le misure stringenti emulate anche dalle altre nazioni che dopo di noi hanno dovuto affrontare l’attuale pandemia che stiamo vivendo.
Lo Stato e le Regioni sono intervenuti per tutelare un’intera nazione, non soltanto alcuni ceti sociali.
Per quel che riguarda la Regione Basilicata, va dato merito alla dirigenza sanitaria di essersi attrezzata sin da subito al fine di avere dei posti letto in terapia intensiva per fronteggiare prontamente questa emergenza.
Qualche problema c’è stato e c’è ancora, vedi il caso del Comune di Moliterno, individuato come zona rossa, previa Ordinanza del 7 Marzo 2020 firmata dal Presidente Bardi, dove la cittadinanza lamenta il proprio abbandono, la proroga della chiusura del paese, i pochi tamponi effettuati e l’assenza di decisioni per il futuro, così come ben riportato da questo giornale nei giorni scorsi.
In generale, la giunta guidata dal Governatore Bardi e la Task Force Regionale difetta di una scarsa determinazione, dimostrata solo di recente nell’esecuzione a tappeto dei tamponi nelle RSA, veri lazzaretti manzoniani del nuovo millennio, su sintomatici e non, considerando che, in virtù dei pochi nuovi contagiati rilevati nell’ultima settimana, tranne quelli riscontrati nella RSA di San Giorgio Lucano, e della diminuzione dei numeri totali degli attuali positivi in ragione, i cittadini lucani nutrono la speranza che la Basilicata possa ritornare prima degli altri alla normalità di cui ogni giorno di più sentiamo la mancanza.













































