La libertà che guida il popolo (al tempo del corona virus)

L’opera di cui voglio parlare in quest’articolo è di Eugène Delacroix, pittore francese dell’Ottocento: La libertà che guida il popolo (La Liberté guidant le peuple). Realizzata nel 1830, con la tecnica dell’olio su tela, è conservata oggi a Parigi nel Museo del Louvre.

Definita da molti studiosi come la prima opera politica della storia francese, il dipinto mostra una folla di rivoltosi che avanza verso il fronte della tela, verso lo spettatore, guidata da una giovane donna a seno nudo che sventola la bandiera francese. A terra, quasi a fornire una base alla scena sono raffigurati diversi uomini che giacciono ormai senza vita in pose scomposte e non del tutto vestiti, a voler rimarcare ancora di più la concitazione del momento.

Il dipinto fa riferimento ad un fatto storico realmente accaduto, si tratta delle cosiddette “Tre gloriose giornate” del 1830 o Rivoluzione di Luglio (27-28-29 luglio 1830), quando i parigini insorsero contro il re Carlo X che aveva sospeso alcune importanti libertà come la libertà di stampa e sciolto la Camera dei deputati.

Fulcro dell’opera e perno indiscusso del quadro è senza dubbio la figura della Libertà, che proprio per sottolinearne l’importanza ed il ruolo fondamentale che riveste è dipinta di dimensioni maggiori rispetto alle altre figure ed è anche più in luce. Impersonificata da una donna, Marianne, simbolo della Repubblica francese e qui resa come allegoria della libertà, così facendo l’artista vuole sottolineare il legame imprescindibile fra il Paese d’oltralpe e questo valore, prima parola del motto nazionale «Liberté, Égalité, Fraternité».  La protagonista indossa un vestito giallo, abito sicuramente dalle fattezze popolari, legato in vita da un nastro rosso che nella concitazione del momento le lascia scoperto il seno a causa di una manica strappata e sul capo ha un berretto: il berretto frigio simbolo degli ideali rivoluzionari del 1789. La donna che avanza fiera e scaltra è a piedi nudi e stringe in una mano la bandiera francese, mentre nell’altra una baionetta; la sua posa è ispirata all’ideale classico, difatti ricalca la statua greca chiamata Venere di Milo. 

Gli altri personaggi del dipinto la seguono compatti, ciò a voler sottolineare che si schierano tutti al fianco della libertà che è un valore trasversale a prescindere dall’estrazione sociale. Difatti, gli uomini raffigurati dall’artista appartengono a diversi ceti: abbiamo, fra gli altri, un borghese a sinistra rappresentato con il cilindro probabile autoritratto di Delacroix, il quale non aveva partecipato ai moti insurrezionali, ma in questa maniera volle fornire ugualmente un suo contributo alla causa rivoluzionaria e un giovane del popolo a destra che stringe delle pistole in entrambe le mani. Ai loro piedi vi sono i cadaveri di operai e soldati resi con crudo realismo; il cadavere con il calzino sfilato è un chiaro riferimento al dipinto La zattera della Medusa di Géricault, in cui troviamo una figura simile ed è un particolare che esprime un forte senso di morte.

Il momento dipinto è quello dell’abbattimento delle barricate da parte dei rivoltosi, avvenimento che si svolge a Parigi come si può capire dalla presenza sul fondo a destra delle torri della cattedrale di Notre-Dame.

La pennellata utilizzata da Delacroix è rapida, mossa, concitata come quanto raffigurato, anche il colore è applicato in maniera “frettolosa” senza sfumarlo. Pochi sono i colori utilizzati, abbiamo la gamma delle tonalità della terra e la prevalenza di tre tinte: bianco, blu e rosso i colori della bandiera francese.

La luce determina un’atmosfera drammatica e proviene dal fondo del dipinto, poi giunge dall’alto a destra lasciando in controluce la massa popolare dei rivoltosi, mentre una luce ideale proviene infine da sinistra e illumina il cadavere a terra, coperto da una camicia bianca simbolo del sacrificio, e la figura femminile che rappresenta la libertà.

Quando La Libertà che guida il popolo fu esposta, il pubblico rimase sconcertato per la violenza e la crudezza e Delacroix fu criticato per l’eccessivo realismo con cui aveva trattato il tema del nudo, basti notare ad esempio per la figura della libertà il particolare della peluria sotto le braccia.

L’opera, secondo il mio pensiero, può essere letta in chiave moderna e attualizzata poiché anche noi in questo momento stiamo combattendo una guerra seppur contro un nemico invisibile e come i francesi di allora dobbiamo metaforicamente scendere in campo per conquistare l’agognata libertà, che nel nostro caso è da riferirsi alla libertà di tornare alla nostra vita normale, alle nostre abitudini.

I cadaveri che Delacroix mette in primo piano possono sicuramente essere letti come un riferimento alle tante vittime del Covid-19 e gli uomini che lottano raffigurati in costumi differenti per sottolineare l’appartenenza alle diverse classi sociali possono essere paragonati a chi in questi giorni sta combattendo in prima linea contro il virus dai medici, agli infermieri a tutti i lavoratori in campo sanitario, ai commessi dei supermercati, agli autotrasportatori che ci riforniscono di generi di prima necessità e alle tante altre categorie impegnate in prima linea per far fronte all’emergenza. Il messaggio che il pittore francese vuole lanciare con quest’opera è un messaggio positivo ed ottimista e lo fa portando la scena in primo piano, coinvolgendo così direttamente lo spettatore al centro del dipinto. Un messaggio positivo e di speranza che mediante l’analisi di quest’opera e la volontà di rileggerla facendo riferimento ai fatti di attualità, voglio dare anch’io; tutti insieme uniti senza alcuna distinzione di ceto, razza, nazionalità o estrazione politica ce la faremo, sconfiggeremo il nemico (il virus) e procederemo vittoriosi alla riconquista della nostra libertà.