La mia Basilicata aperta al mondo: Mirko Gisonte e la sua musica senza confini.

INTERVISTA ESCLUSIVA – Mirko Gisonte è sicuramente uno dei protagonisti di questa estate lucana. Un chitarrista eclettico e virtuoso che fa delle contaminazioni musicali e culturali una virtù e una fonte inesauribile di ispirazione. Due album alle spalle e uno nuovo in arrivo per l’artista di Corleto Perticara, che si racconta a ivl24 tra viaggi, nuove scoperte e una musica, la sua, che non conosce frontiere materiali o morali.

Mirko partiamo da lontano, da dove nasce il tuo amore per la chitarra?

Mi sono avvicinato alla chitarra perché mi ero reso conto che il basso come strumento mi limitava molto. Nel senso che all’epoca studiavo tantissimo e mi ero avvicinato molto alla musica e alle tecniche jazz, ma nella mia piccola Corleto mi rendevo conto che ero l’unico a prediligere questo strumento e questo genere di musica, e il che era molto limitante anche nel dialogo con altri colleghi o amici musicisti. Spostarmi non se ne parlava perché ero senza patente all’epoca e quindi mi era difficile anche andare in paesi vicini. Passai alla  chitarra per avere maggiore autonomia anche stilistica, tanta che iniziai a suonare rock. Mi sono trovato davanti a una scelta obbligata, o cambiare strumento perché era come dialogare con un muro tenendo un basso tra le mani col cui non mi divertivo più, oppure cambiare strumento e rendermi più aperto alla realtà musicale del mio contesto territoriale, suonare con amici o colleghi musicisti con cui condividevo la stessa passione anche se magari lo studio e il percorso erano stati diversi.

Il tuo sound possiamo definirlo “mediterraneo” e frutto di diverse contaminazioni culturali. Cosa c’è dietro questa scelta?

Il mio sound è una vera e propria conseguenza del mio studio nel corso degli anni. La mia priorità era quella di mantenere le stesse velocità del metal anche nella musica popolare, ero troppo orgoglioso del mio virtuosismo anche perché ero molto pulito nel mio suono, nonostante usassi il distorsore le note erano ben scandite e pulite appunto. Così mi son detto, cambio genere e cambio strumento, passando dalle corde in acciaio a quelle in nylon e all’inizio fu abbastanza traumatico, ma non voglio perdere la mia natura virtuosa. Il mio sound che nasce è così, spinto dalla ricerca, da una mia idea che la Basilicata non sia una terra “fine a se stessa”, ma che sia un crocevia di culture e contaminazioni. Partire e ritornare dalla Basilicata, questo un po’ il mio credo, perché ti permette di viaggiare tanto con la mente quanto fisicamente. Questa ricerca infatti mi ha portato a girare un video nel deserto del Sahara, a Marrakesh, un altro video a Istanbul che uscirà ad ottobre, poi Mosca e Venezia solo per citarne alcune. Non so quando e se mi fermerò, perché il Mediterraneo è una scoperta continua e un viaggio che ispira e aiuta a crescere, arricchendomi e regalando e regalandomi una nuova idea di Basilicata.

Le tue esperienze in Russia e Africa cosa ti hanno lasciato?

Mi hanno lasciato veramente tanto. La vita di un musicista è difficile al giorno d’oggi, c’è difficoltà ad emergere e il mondo musicale non è più lo stesso di trenta anni fa. Oggi emergono solo i cantanti si può dire, ma io sono fiero del mio percorso e il fatto che in due anni abbia già avuto una buona internazionalizzazione della mia musica mi inorgoglisce non poco. I miei viaggi sono un confronto e anche un messaggio ai giovani, perché nulla è impossibile se si crede nei propri sogni o nelle proprie attitudini. Purtroppo c’è anche il risvolto negativo, quando ci si ferma a pensare a quanto si possa essere piccoli di fronte alla grandezza del mondo, ma è una negatività che si trasforma in positività quando ciò la trasformi in voglia di fare, di crescere e di studiare. Esperienze fantastiche in cui sono cresciuto umanamente e musicalmente.

Parliamo del tuo ultimo album “Anathema”, in cosa si differenzia dal tuo album di esordio “A Night inside my dreams”?

Il secondo disco ha un obiettivo diverso dal primo di esordio. “A Night inside my dreams” nasce da un esperimento che si è poi rivelato riuscitissimo, nel senso che nacque per un mio sfizio o sfida personale, cioè quello di fare un album da tenere nella mia cameretta, ma lavorandoci su come se fosse un album da proporre alla grande distribuzione, tanto che la prima volta feci stampare le etichette per 500 copie circa e finirono in un mese, così che ne stampai altre che poi andarono letteralmente a ruba. Ma ripeto, tutto nacque per uno sfizio personale di trasformare “materialmente e fisicamente” in un disco, tutto ciò che erano stati i miei studi fino ad allora. Infatti il mio primo album ha più una matrice lucana, rispetto a quello recente che ha più un’apertura mediterranea, e infatti “Anathema” è un album più di conferma. Il secondo lavoro nasce dalla mia presa di coscienza di essere seguito e apprezzato nel mio genere e nel mio contesto musicale, e così ho deciso di rimettermi in gioco. “Anathema” è un progetto a cui tengo tanto a cui ho dato letteralmente l’anima e che mi ha permesso di girare per il mondo e accrescere così le mie “contaminazioni”. Ma è anche un disco che ha un target diverso, mentre con “A Night inside my dreams” guardavo alla sola Basilicata, con “Anathema” mi affaccio al mondo e in particolare al Mediterraneo. Ho avuto il piacere di suonare con musicisti di spessore internazionale e di grande talento, quindi questo mio ultimo lavoro è un po’ la mia finestra sul mondo a cui tengo molto.

Un tour anche nella tua Basilicata in questa estate, quali sono i tuoi programmi futuri?

Progetti futuri ce ne sono tanti, ma alcuni preferisco non dirli perché ho tastato per esperienza diretta che se se ne parla prima, poi non si avverano (sorride). Le priorità in questo momento sono due, la registrazione del nuovo disco a partire da settembre, e quindi uscirà a maggio. A differenza di “Anathema” che guarda al mediterraneo, il prossimo disco guarderà al sudamerica, e qui subentra il mio prossimo obiettivo futuro che sarà quello di girare dei video in Brasile, Argentina e Cuba. Conserverò il sound lucano come sempre e lo mischierò alle sonorità del flamenco e di altre sonorità spagnole. Porterò dei pezzi che io amo definire “standard” e da jazz mediterraneo, brani di Ciccoria e Al Di Meola che vorrò rivisitare proprio per mettermi al passo con quelli che sono i più grandi musicisti al mondo e confrontarmi con le loro tecniche e sonorità. I live in programma sono tantissimi, ma se ne parlerà il prossimo anno per una nuova tournèè. Chiuderò questo tour in terra lucana il prossimo 28 agosto a Genzano Di Lucania, in un viaggio che finora mi ha regalato enormi soddisfazioni e con un pubblico presente sempre numeroso e attento.