La mia battaglia personale e amministrativa al Covid-19: intervista alla sindaca di Pisticci Viviana Verri

PISTICCI (MT) – In un momento così difficile per la Basilicata sul fronte dell’emergenza Covid-19, si registrano purtroppo anche contagi tra i sindaci delle comunità lucane.

ivl24 ha deciso di parlare con alcuni di questi primi cittadini ormai impegnati da fine febbraio in prima linea nella lotta al covid, dalla loro battaglia amministrativa a quella personale contro questo subdolo nemico.

Oggi partiamo dalla sindaca di Pisticci e già nostra ospite in passato a Casaivl24, Viviana Verri.

Sindaco, innanzitutto come sta e le sue condizioni di salute?

Sto abbastanza bene, ho sintomi lievi e consistenti per lo più in raffreddore e anosmia, se penso alle tante persone che stanno affrontando il COVID-19  nei reparti di terapia intensiva, mi ritengo fortunata. Sto seguendo le cure mediche prescritte e mi auguro di poter tornare al più presto a svolgere la mia attività in presenza, ma nel frattempo sto continuando a seguire da casa le questioni amministrative, che continuano a tenermi impegnata e non mi danno molto tempo per pensare a questa visita inaspettata che il virus mi ha fatto. Un’occasione in più per meditare sull’importanza delle misure di prevenzione, che ho sempre cercato di rispettare, ma questo virus è subdolo e si annida in ogni piccola distrazione, frutto di gesti quotidiani quali una stretta di mano, un passaggio di oggetti da una persona all’altra. Fortunatamente, ad oggi, i dipendenti comunali a contatto con me sono tutti negativi al tampone, segnale che la mascherina e l’igiene delle mani hanno funzionato come strumenti di controllo del diffondersi del virus. Io sono pressoché asintomatica, come me lo è tanta gente che per questo non pensa di doversi sottoporre a tampone, perciò l’unico vero modo per difendersi dal virus, che ormai circola abbondantemente in ogni comunità, è rispettare le regole.

Quanto è difficile e complicato gestire la vita amministrativa di una comunità in una situazione del genere?

E’ molto complicato, quella che stiamo vivendo da marzo è una situazione nuova alla quale ci siamo dovuti adattare, spesso non avendo a disposizione adeguati strumenti di prevenzione e di controllo. La cosa più difficile è prendere decisioni equilibrate, in un panorama normativo nazionale e regionale in continua evoluzione, e non farsi prendere dall’ansia di mettere in campo azioni che spesso sono più d’impatto mediatico che realmente efficaci. Ho sempre contestato l’idea che noi sindaci dobbiamo trasformarci in sceriffi, il nostro ruolo è ben altro, noi dobbiamo gestire le situazioni cercando di trasmettere tranquillità alla cittadinanza, già di per sé spaventata da quanto accade, e muovendoci con gli strumenti amministrativi che abbiamo a disposizione. Non è facile ma chi è chiamato a pendere decisioni deve essere in grado di farlo con equilibrio e senza cercare di assecondare ansie e paure altrui che, in un momento del genere, diventano davvero pericolose se sono poste alla base di azioni amministrative.

Come sta vivendo la sua comunità questa emergenza così particolare?

La mia comunità ha reagito sin dall’inizio in maniera abbastanza responsabile, con le fisiologiche eccezioni, ma nel complesso ha dimostrato di essere in grado di rispettare le regole. Questo probabilmente, insieme ad una buona dose di fortuna che è sempre fondamentale, ci ha consentito fino ad oggi di non essere epicentro di focolai incontrollati. Fondamentale è stato, poi, il lavoro di medici e di ufficiali sanitari con i quali sono in contatto quotidiano per cercare di tenere sotto controllo i casi che si verificano. Agire tempestivamente, isolando i contatti stretti e sottoponendoli a tampone, si è rivelato sempre efficace per contenere il diffondersi dei contagi. Ultimamente però la catena informativa è spesso inceppata, tra notizie che non arrivano subito e casi censiti spesso in maniera errata, persino i numeri del Bollettino regionale non sono sempre corretti e contribuiscono alla confusione generale. Le USCO, poi, lavorano con pochissimo personale e pochi mezzi, tra mille difficoltà, e lo sto constatando di persona da quando ho scoperto la mia positività. E poi c’è il capitolo strutture sanitarie, alcune al collasso altre completamente inutilizzate in un momento in cui sarebbero un prezioso supporto all’emergenza: vedasi l’ospedale di Tinchi, struttura antisismica, costata alla regione oltre 1,5 mln di euro, con circa 40 posti letto, che giace inutilizzata perché, a detta dell’assessore, “mancano i collaudi, deve essere completata la perizia di variante” io direi piuttosto che manca la volontà politica. Ma questa è una lunga storia…

Si può parlare anche di programmazione in un momento così delicato per la sua comunità?

Si può e si deve, perché non sappiamo quanto durerà l’emergenza sanitaria e non possiamo fermare tutto in attesa che passi. Questa deve essere un’occasione che le PA devono cogliere per aggiornare i loro modelli organizzativi, implementando strumenti di lavoro a distanza e permettendo ai cittadini di interagire con gli uffici anche da casa, attraverso mezzi quali l’identità digitale, la posta elettronica certificata, la firma digitale. Alle soglie del 2021 non possiamo più considerarli strumenti futuristici, altrimenti le PA rimarranno sempre quei vecchi dinosauri che non cambiano mai, ma per questo serve anche la collaborazione dei cittadini, spesso refrattari ai cambiamenti. A Pisticci stiamo attivando un servizio informatizzato per richiedere i certificati di stato civile direttamente da casa e, attraverso piattaforme di smartworking e strumenti di videoconferenza, anche in questi giorni in cui molti dipendenti sono in quarantena in attesa dei tamponi di controllo, stiamo continuando a lavorare e portare avanti progetti importanti per la comunità. Insomma il Comune non è solo un complesso di uffici, ma un insieme di forze che devono cooperare per raggiungere risultati e devo dire che il lavoro da casa non ha solo aspetti negativi, anzi, a volte è persino più produttivo. Manca sicuramente il contatto diretto con i cittadini, che mi hanno fatto però sentire il loro affetto costantemente in questi giorni e che spero di poter incontrare presto per strada o in ufficio. Ma nel frattempo, chi si ferma è perduto e noi non ci fermiamo.