EDITORIALE – C’è una forma di arte che nasce non dal costruire, ma dal lasciare affiorare. Come se la verità delle cose fosse già lì, custodita nella materia, e bastasse togliere il superfluo perché si rivelasse (ne era convinto un certo Michelangelo). È questa l’impressione che si prova aprendo Miris Moga Mjesta – Il respiro dei miei luoghi. La stessa leggerezza di una mano che, più che aggiungere, libera. Nei versi di Teresa Albano la parola non pesa, non insiste, non sovraccarica: scivola, leviga, lascia emergere.
Chi scrive non può assaporare i versi in lingua montenegrina, un limite che riduce questa recensione – presentazione alle ‘impressioni’ che la lettura dei versi in italiano di questa significativa edizione bilingue, consegna a chi si lascia catturare da ‘quei luoghi’ ai quali le poesie sono dedicate. Sono i luoghi a catturare perché la poesia è molto figurativa, parla con immagini, a volte lente, altre volte vorticose.
In questo gesto poetico essenziale, quasi scolpito per sottrazione, si riconosce una finezza rara. La scelta di pubblicare il volume in edizione bilingue – montenegrino e italiano – amplifica ulteriormente la sensazione di un dialogo tra due superfici che si sfiorano: due lingue che si tolgono a vicenda rumore per rivelare significato.
I sentimenti che attraversano la raccolta, soprattutto quelli radicati nell’infanzia e nel percorso di crescita dell’autrice, sembrano riaffiorare nei luoghi vissuti da adulta: un déjà-vu letterario, effimero come un venticello che passa rapidpo, eppure inciso nella materia viva del cuore. La memoria, nei suoi testi, è vibrazione sottile che torna nei dettagli, negli odori, nelle luci che ritornano inattese.
Il respiro dei miei luoghi è una raccolta poetica che colpisce con la forza della semplicità. Teresa Albano, impegnata quotidianamente nel servizio diplomatico italiano in Montenegro, riesce a trasformare la lontananza, l’osservazione attenta e la memoria dei luoghi in un tessuto di parole delicate, fluide, leggere ma ben pesate, calibrate. La sua esperienza professionale, vissuta tra culture diverse e incontri sempre nuovi, diventa una lente attraverso cui leggere il mondo: una lente affettuosa, consapevole, capace di cogliere vibrazioni sottili.
La poesia di Albano non cerca artifici: preferisce la via dell’essenzialità. Le sue immagini nascono spesso da gesti quotidiani, da luci improvvise, da ricordi che riaffiorano con la naturalezza di una brezza. Ed è proprio questa naturalezza a costituire il suo pregio maggiore. Ogni verso sembra sgorgare senza sforzo, come se la parola fosse il luogo naturale del suo sentire. La fluidità della scrittura accompagna il lettore con discrezione, senza mai ostentare, senza cercare effetti superflui: eppure, proprio questa levità permette ai sentimenti di arrivare con sorprendente nitidezza.
Albano possiede una rara capacità di rendere il semplice straordinario (o viceversa?). Un paesaggio, la percezione di un’assenza: tutto diventa immagine concreta e al contempo evocazione interiore. La sua poesia è profondamente visiva, ma non si limita a dipingere scenari; ogni immagine è un appiglio per entrare nella trama emotiva più intima, dove il lettore riconosce qualcosa di sé. Dove si avverte anche qualcosa di non detto, di non definito, che è consegnato alla sensibilità dello sguardo del lettore.
C’è nei suoi testi una costante ricerca di legami (non per forza di appartenenze), di luoghi fisici e spirituali. È come se l’autrice, vivendo tra mondi differenti, avesse imparato a trattenere con dolcezza ogni dettaglio capace di definire un “dove” e un “chi”. Le poesie diventano così piccoli atlanti personali: mappe di sentimenti, di nostalgie, di respiri condivisi.
Il lavoro dell’autrice, curato con attenzione e sensibilità, dimostra una piena padronanza del ritmo poetico. Non una parola appare fuori posto; ogni immagine è misurata, ogni emozione è presente senza eccessi. C’è maturità, c’è equilibrio, c’è profondità. Ma soprattutto c’è verità.
Il respiro dei miei luoghi è un libro che non si legge soltanto: si ascolta e si guarda. E si sente davvero quel respiro che Albano ha saputo trasformare in versi. Un respiro che è come un vento sull’Adriatico, che non svanisce ma si fa ponte, unisce. La semplicità ha una sua forza: la grazia, che si è plasmata in anni di sguardi, studio, sincerità, contemplazione. Un bel libro, luminoso, profondamente umano.
Antonio Rubino
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